Sviluppatore: SMAC Games Publisher: Mode 7 Piattaforma: PS4 Genere: Azione Giocatori: 1 (Online: 2-4) PEGI: 16 Prezzo: 20,99 €

Tokyo, 2042. Preparate una tazza del tè verde matcha più pregiato che avete, avendo cura di scansare l’ultimo bicchiere di sakè lasciato sul bancone la scorsa notte. Organizzate quindi il tavolo con la vostra bevanda bollente e un paio di mochi dolcissimi; itadakimasu, rendiamo grazie per questo pasto. Prima di uscire non dimenticate di lucidare la vostra katana, l’arma bianca perfetta per le missioni di… pulizia cittadina, da attuare in maniera silenziosa e discreta. Ecco, siete calati perfettamente nei panni del protagonista di Tokyo 42.

Levigato come la lunga lama di una spada, pulito di ogni dettaglio inutile e anzi improntato alla semplicità estrema estetica, Tokyo 42 è l’opera indipendente sviluppata dal team di SMAC Games, che ha implicitamente fatto un profondo e rispettoso inchino ai primi due capitoli di GTA e alla serie Syndicate di Bullfrog per dare vita a un’esperienza che appaga gli occhi e potenzialmente anche i desideri dei giocatori più hardcore. Se avete finito di sorseggiare e siete abbastanza satolli di teina, possiamo partire per la futuristica, distopica visione cyberpunk di Tokyo proposta dagli sviluppatori.

Ho visto cose che voi umani…

Sotto una nitida barriera si nascondono le meccaniche e le dinamiche di Tokyo 42, un action sparatutto, con degli elementi preponderanti da gioco stealth. La parole azione suggerisce che stiamo per affrontare un’avventura senza cali di ritmo, per la quale è importante mantenere la concentrazione e che pertanto non si propone come obiettivo quello di raccontare una storia ispirata o complessa. Non sorprende scoprire che la premessa narrativa è solo un espediente secondario a tutte le altre componenti, ludiche ed estetiche, del prodotto. Nel nostro appartamento veniamo a scoprire da un misterioso individuo, che si presenta come amico, che siamo stati ingiustamente accusati di omicidio. Esiste un’unica soluzione per farsi scagionare, diventare davvero un serial killer di professione, scavare nei bassifondi dei più pericolosi gruppi di malviventi e indagare sul nostro caso.

La marginalità della narrazione è ulteriormente provata dal fatto che il contesto proposto si traduce semplicemente in una successione di venticinque missioni totali della campagna principale a cui se ne aggiungono oltre sessanta secondarie, eppure tutte davvero poco diversificate, che mostrano il fianco a un racconto zoppicante; il perno della produzione è altrove. Il titolo prosegue di incarico in incarico in cui il piccolo protagonista brandisce l’arma consigliata dalla bacheca a cui attingere per le missioni e le relative ricompense, ricerca il bersaglio e lo elimina.

Stealth in salsa cyberpunk e un pizzico di esplorazione

La Tokyo disegnata nel gioco è un sistema open world ad aree di diverse dimensioni tutte collegate fra loro, liberamente esplorabili, tanto che a facilitare il cammino sono presenti piattaforme di teletrasporto per spostarsi all’occasione. Percorrere la città è come venire catapultati in una casa di pupazzi e giochi, tra le tinte nero, rosso, verde e ancora del candido bianco che spiccano sui palazzi dell’ambiente immaginato da SMAC, insieme ai suoi abitanti, lillipuziani, squadrati e vivaci. Ognuno di essi presenta personalità e vestiario specifici, capaci di costruire una serie di situazioni cittadine che arricchiscono il palco imbastito dagli sviluppatori. Tra gruppi di minuti personaggi che si prodigano nel Tai Chi, altri che corrono al lavoro o che semplicemente passeggiano, il Giappone è qui più vivo che mai, arricchito da alcune chicche, come i distributori di bibite, che si trasformano nei punti di salvataggio.

L’esplorazione, tanto quanto le missioni, si svolge sull’asse orizzontale e verticale, dando importanza alle altezze, ai salti, alle scale e a tutti i passaggi disponibili per raggiungere la propria meta. La visuale isometrica viene gestita attraverso la possibilità di ruotare la telecamera di novanta gradi lungo otto dimensioni con la pressione dei tasti dorsali, un espediente che si determina fondamentale per la buona riuscita di ogni incarico. Cambiare prospettiva consente di avere una visione più dettagliata dell’ambiente e di scovare, a volte, un appiglio alternativo per sgattaiolare verso il nemico prescelto.

Le missioni prevedono infatti l’uccisione di singoli individui o gruppi di persone e, tranne per le armi da utilizzare, viene data piena libertà di scelta al giocatore riguardo la strategia da mettere in atto. Preso possesso della sfavillante katana o del fucile di precisione o ancora delle granate, ci spostiamo di area in area alla ricerca del nostro bersaglio. Il primo imperativo è quello di non farsi adocchiare dagli scagnozzi armati che sorvegliano l’edificio, al fine di evitare uno scontro a fuoco, raggiungere l’obiettivo alle sue spalle e ucciderlo. Le sparatorie sono apparentemente sconsigliate dal gioco, che sembra invitare l’utente a ragionare e trovare una tattica stealth vincente.

1
2
RASSEGNA PANORAMICA
Voto
6/10
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Maria Enrica
Grata dal 1994 ai videogiochi per sopperire a pigrizia e mancanza di fantasia, è stata svezzata da mamma Nintendo, allevata da Sony fin dalla prima PlayStation, cresciuta con un pad in mano e il Game Boy Advance nell'altra. Laureanda in Lettere classiche, avversa ai videogiochi in digitale, sogna per questo una casa dove custodire una collezione degna di tale nome.