Sviluppatore: Massive Entertainment Publisher: Ubisoft Piattaforma: PS4 Genere: Sparatutto Giocatori: 1 (Online: 2-16) PEGI: 18 Prezzo: 69,99 €

Dopo un primo capitolo notevole da alcuni punti di vista e molto deludente da altri, Massive Entertainment ha deciso di riprovarci seguendo una filosofia ben precisa: imparare dagli errori. Che i ragazzi svedesi, ormai in tutto e per tutto divenuti uno studio Ubisoft, siano molto aperti al feedback degli utenti è noto; basta dare un’occhiata all’immenso supporto dato a The Division e ai contenuti man mano rilasciati dopo la sua uscita, anche su consiglio dei videogiocatori. Contenuti forse arrivati troppo tardi per una buona fetta di utenti che si aspettava un gioco completo sin dal suo esordio. Tuttavia, il primo capitolo nel complesso non è stato poi così male; se togliamo le difficoltà iniziali, la mancanza di una storia all’altezza e di varietà nelle missioni nel post-game, il gioco è riuscito a conquistarsi l’utenza e a concludere il suo decorso in positivo.

Ubisoft Massive è quindi ripartita dalle buone basi poste con il primo The Division e ha pensato di pianificare fin da subito un programma di contenuti extra, motivando i videogiocatori attraverso ore e ore di intrattenimento. Ma la sola differenza, ovviamente, non è questa; The Division 2 non è un copia e incolla del primo capitolo, ma un progetto che, pur mutuando tantissime basi fondamentali dal predecessore, riesce a migliorarle, talvolta reinterpretandole con una filosofia diversa.

Washington D.C. in tutte le sue sfumature

Mesi dopo il disastro di New York, anche Washington D.C. è in piena crisi. L’unica speranza per la parte buona dell’umanità è una cerchia di agenti valorosi e pronti a combattere per difendere uomini, donne e bambini sopravvissuti al virus che ha decimato la nazione. L’inizio del gioco è pressappoco identico a quello del primo capitolo; nei panni del nostro agente, modellato a nostro piacimento nella sezione di editing del personaggio a inizio partita, dovremo raggiungere la base operativa della divisione, familiarizzando subito con una delle fazioni nemiche. Nel corso delle numerose missioni principali e secondarie affronteremo principalmente Iene, True Sons e Reietti, tre fazioni di diversa natura che non fanno altro che rincorrere obiettivi per accrescere il loro potere e ostacolare la vita di coloro che stanno cercando di ricostruire le fondamenta della civiltà.

La trama in The Division 2, così come nel precedente gioco, non è il piatto forte. Le sequenze cinematiche delle missioni principali sono accompagnate da una serie di indizi e di testimonianze disseminati in radiofari ECHO e collezionabili disseminati in giro per la mappa. Anche la caratterizzazione del protagonista e dei suoi comprimari non eccelle, tant’è che a fine gioco ci ricorderemo al massimo di due o tre personaggi e chi si è visto si è visto. Ma c’è anche da dire che, se siete arrivati fino a qui e siete rimasti delusi nel leggere le ultime righe, probabilmente vi eravate fatti un’idea del gioco abbastanza distante dalla realtà. E’ naturale che non vi consiglieremo mai di comprare The Division 2 per la trama.

Perché cambiare una formula vincente?

E’ ancora il posto sbagliato per voi se pensate che The Division 2 introduca un gameplay differente da quello del primo episodio, e perché mai? La base solida creata tre anni fa da Massive la ritroviamo esattamente in questo nuovo gioco; affrontare ondate di nemici correndo da un riparo all’altro e nel frattempo piazzare una torretta, aiutare un agente vicino, cambiare arma e beccare il punto debole della corazza nemica sono ancora le colonne portanti del gameplay che, di fatto, hanno dato un’identità ben precisa a questa serie. Guai ad aspettarsi altro, e lo diciamo con assoluta consapevolezza.

Qualche cambiamento c’è stato nella dinamicità degli scontri, soprattutto grazie alla mappa di gioco che assicura qualche approccio in più grazie alla miglior progettazione delle coperture. Anche l’efficacia delle armi è stata riprogettata, dando finalmente senso all’utilizzo di armi a una mano, fucili a pompa e fucili di precisione. In The Division 2 mirare alla testa o piazzare colpi ben assestati da distanza ravvicinata è quindi molto più utile rispetto al suo predecessore.

Parlando delle attività proposte non possiamo che sbizzarrirci. La campagna offre almeno trenta ore di gioco tra missioni principali, secondarie e attività di vario tipo che, oltre a farvi completare la storia di The Division 2, vi permetteranno di accumulare punti esperienza cruciali per la corsa al level cap. Non bisogna poi dimenticare i punti abilità e i punti shade, utili per potenziare il personaggio e per indirizzarvi verso un ruolo specifico. Con i punti abilità, inoltre, è possibile sbloccare ben otto gadget utilizzabili in battaglia, con diverse varianti sbloccabili tramite punti shade. Potrete rendere attive solo due abilità per volta e questo, inevitabilmente, caratterizzerà il vostro compito nelle partite; in solitaria, ad esempio, sarete più propensi a un approccio difensivo equipaggiando la torretta, lo scudo, l’impulso o una delle abilità per rigenerare la corazza.

In gruppo, invece, potrete scegliere abilità totalmente offensive piuttosto che votate alla salvaguardia degli agenti alleati dandovi libera scelta nella creazione delle diverse build, con la possibilità di salvare fino a sei dotazioni pronte all’uso. I punti shade, oltre a sbloccare le varianti delle abilità, sono utilizzabili presso il quartiermastro della base operativa per attivare i vantaggi (perk), che come nel primo capitolo forniscono dei bonus passivi come l’ampliamento dell’inventario o delle scorte, del numero di kit corazza trasportabili o il potenziamento dei punti esperienza forniti per ogni uccisione, da sbloccare praticamente il prima possibile. La Casa Bianca verrà potenziata di volta in volta con l’acquisizione di personale specializzato durante la storia. Disponibili sin da subito anche le modalità PvP Schermaglia e Domino, una improntata sul deathmatch a squadre e l’altra sulla conquista dei territori nemici.

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3
RASSEGNA PANORAMICA
Voto
8/10
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Salvatore Terlizzi
E' legato ai videogiochi da quando per la prima volta mette le mani su Monkey Island, da allora comincia ad interessarsi sempre più a titoli di ogni genere e ogni piattaforma. Il suo genere preferito sono indubbiamente le avventure grafiche. Ha una discreta passione per il cinema trash ma niente di serio.

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