Sviluppatore: Sukeban Games Publisher: Ysbryd Games Piattaforma: PS4 Genere: Visual Novel Giocatori: 1 PEGI: 16 Prezzo: 14,99 €

Le visual novel si fanno sempre più spazio nell’industria videoludica di questi giorni. E’ un genere che può piacere o no, non c’è una via di mezzo, ma solitamente bistrattato dalla massa, eppure i livelli narrativi che alcune di queste opere sono in grado di raggiungere fanno rabbrividire anche le produzioni tripla A (Muv-Luv). Anche VA-11 HALL-A, con la sua incredibile profondità, riesce a spalancare i cancelli del Valhalla del genere. Ecco perché consiglio a tutti i lettori di varcare la soglia del bar e ordinare un drink.

Benvenuto nel bar degli eroi

Corre l’anno 207X, il mondo si è evoluto grazie alla tecnologia e alle nanomacchine. In tutto il pianeta regnano le corporazioni e i temibili Cavalieri Bianchi si assicurano, con la forza, che chiunque rispetti le ferree regole di quel mondo cyberpunk. Quella raccontata da VA-11 HALL-A (da qui Valhalla, per comodità), però, non è una storia di guerra e rivolte né tanto meno di eroi, quella è solo meno di una backstory. La vera storia trattata dal gioco segue la vita di Jill (o meglio Julianne Stingray, ma mai chiamarla così), barista del locale che prende il nome del gioco. Nel corso dell’esperienza, tra “drink da servire e vite da cambiare”, i giocatori, sempre vestendo i panni di Jill, assisteranno a dialoghi umani, profondi e mai banali quanto atipici, senza alcun finto buonismo o moralismo. Il gioco si esprime mostrando senza peli sulla lingua gli aspetti più segreti che un essere umano è in grado di nascondere, il più delle volte subdoli e opportunisti, ma che nascondono un velo di verità che darà da pensare allo spettatore.

Nonostante il tutto si collochi perfettamente in una linea temporale ben studiata, le giornate di lavoro risultano quasi autoconclusive anche se d’impatto per la maturazione della protagonista. Ma la barista non è l’unico personaggio su cui si soffermano i riflettori; Valhalla si focalizza anche sul cast di personaggi secondari, ovvero i colleghi di lavoro e i clienti. Non tantissimi, lo riconosciamo, ma ciò è giustificato dall’espediente del bar, che ha la fama di topaia nauseabonda anche per colpa dell’onnipresente tanfo di urina di cane, cosa che spesso sottolineano i personaggi, tutti caratterizzati a opera d’arte.

Ad aumentare il fattore del realismo entra in gioco il gameplay. Questo, seppur ridotto all’osso, sarà la chiave per cambiare il corso dei dialoghi e il rapporto con i clienti. Versare un drink non richiesto potrebbe far alterare un personaggio, un ingrediente alcolico in più potrebbe migliorare o peggiorare la giornata di una persona in base alle proprie preferenze o ai limiti del proprio corpo, e non sempre Valhalla sarà chiaro sul da farsi, specialmente se Jill avrà la testa fra le nuvole.

VA-11 HALL-A è immedesimazione. Nonostante il giocatore non abbia la possibilità di scegliere alcun dialogo, il pensiero di chi mantiene il controller può essere trasmesso in base al drink servito, che esternerà a modo della protagonista le opinioni personali su un dato argomento, questi solitamente con temi maturi e, alcune volte, anche a sfondo sessuale. In ambito narrativo, VA-11 HALL-A è una perla di rara bellezza, con un comparto solido e avveniristico. E’ seriamente difficile trovare un livello di scrittura di tale spessore. C’è però da sottolineare una grave mancanza che potrebbe non rendere giustizia a un titolo di questo genere, ed è la mancanza della localizzazione in italiano. Grave perché questo gioco lo fanno i dialoghi, il più delle volte complessi e dal vocabolario non proprio accessibile a chi non mastica l’inglese da madrelingua.

1
2
RASSEGNA PANORAMICA
Voto
8/10
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Cresciuto a pane e Crash Bandicoot, deve la sua conoscenza dell'inglese grazie a uno studio intenso dei dialoghi sottotitolati nei videogiochi. Grande amante degli action RPG e dei platform, dei cani e del wrestling.