Wondershot – Recensione

Sviluppatore: Publisher: Piattaforma: Genere: Giocatori: PEGI: Prezzo:

Publisher: Leikir Studio Developer: Leikir Studio
Piattaforma: PS4 Genere: Shottare nelle arene Giocatori: 1-4  PEGI: 12 Prezzo: 12,99 €

Rompo il classico plurale maiestatis adottato tipicamente nelle recensioni per fare una premessa a titolo personale, che magari incontra anche le esperienze di altri lettori, vai a sapera: senza spocchia, ma sono un giocatore old school, nell’accezione che il single player è stato per anni la mia principale fruizione del medium videoludico. Il multiplayer c’era comunque eh, seppur in modo meno prominente, ed avveniva con modalità singolari: dovevamo spostarci, fra noi amichetti del giro dei giochini, muniti di joypad, ed i titoli videogiocati erano sempre o picchiaduro o calcistici. Stop. Neanche l’ombra di quei party-game di cui vedevo e leggevo nelle riviste di settore; Mario Party non era di casa insomma – Super Mario 64 sì invece, e ci tengo a rimarcarlo, anche se so che stona parecchio a leggerlo su un sito che si occupa del mondo PlayStation, ma tant’è. Con gli anni sono riuscito a limare questo mio limite curriculare, giocando svariati titoli dal vezzo party che si sono affacciati nel panorama indie, come ad esempio Sportsfriends o Nidhogg, per dirne giusto due. Perché, diciamocelo: ormai i party-game tripla A sono praticamente inesistenti, ed anche le produzioni più piccole che si rifanno a questo genere sono sempre più sporadiche, ed alterano completamente quel paradigma che univa la suddetta tipologia di giochi ad una fruizione estremamente semplice. In questo panorama va ad infilarsi Wondershot.

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Scoccate le frecce!

Come si è potuto evincere da quanto scritto poc’anzi, Wondershot raggruppa a sé una commistione di generi per finire poi a confluire nel sempre più raro mondo dei party game, in quanto soprattutto ad immediatezza. Nel dettagli, ed in modo se vogliamo anche un tantino pretestuoso, il lavoro dei ragazzi di Leikir Studios è un gioco in cui lanciarsi cose contundenti fra giocatori in modo simpaticamente cazzone. Dopo il breve tutorial, che ci introdurrà ai comandi base del titolo, saremo infatti istantaneamente catapultati alla modalità Battle dal menù di gioco. Battle non è altro che il pvp in locale, in cui dovremo sfidare i nostri amici, muniti di pad alla mano: come? Semplice, cercandoli di colpire nei modi più svariati. Boomerang, frecce ed archi, martelli e fionde, tutti e quattro gli unici strumenti di morte presenti nel gioco che avranno come unico e naturale scopo quello di essere scaraventati addosso all’avversario giocante, che verrà shottato (del resto il titolo si chiama appunto Wondershot NdN) al primo colpo. Ogni strumento di morte avrà un utilizzo ovviamente differente rispetto ad un altro. Il boomerang dovremo lanciarlo e poi farlo tornare indietro, con l’arco dovremmo prendere la mira e poi scoccare la freccia, col martello, beh, dovremmo prendere a martellate il malcapitato di turno. Il tutto con una certa rapidità, perché sì, si viene uccisi al primo colpo, ma nemmeno troppa, visto che poi potremmo scoprire irrimediabilmente la guardia. Insomma, una sensazione di insicurezza dal gusto caotico che sicuramente funziona.

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Comunque, le Battle in locale avranno una durata, gestita in turni, settabile prima della partita; il primo a vincerne di più si aggiudica la partita, semplicissimo. A prenderne parte, logicamente, potranno esserci fino a 4 giocatori, e sì, come avete intuito dalla ripetizione ossessiva del termine “locale”, Wondershot non prevede alcuna componente online. L’amico dovete avercelo per forza lì accanto, proprio come nel 1996. Solo che da allora è passato, ecco, un ventennio, quindi era lecito aspettarsi anche un multiplayer che non si configurasse unicamente offline. Tornando più strettamente alla modalità Battle, quest’ultima si dividerà in ulteriori sottosezioni, con minime variazioni in termini di gameplay. Ci sono le sfide con gli strumenti da guerra random, quelle con un certo tipo di mappe, con le armi uguali; insomma, roba che cambia poco o nulla quanto già detto precedentemente, e che daranno noia anche al giocatore più disattento dopo nemmeno una manciata di minuti, preceduti sì da altri ricolmi di risate – dovute soprattutto al fatto che si è obbligati a giocare gomito a gomito – ma che non riescono comunque a giustificare la ripetitività del tutto.

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Vadi contessa, vadi

Pad alla mano però, cosa si potrebbe dire in termini di più stretto gameplay? Beh, meh. Scusate il fonico gioco di parole, ma c’è veramente poco da dire. Prima di giocare ogni partita potremo scegliere uno fra i quattro personaggi disponibili, che differiscono l’uno dall’altro solo ed esclusivamente per dettagli estetici. Una volta dentro la partita non faremo altro che muoverci compulsivamente, come ogni gioco del genere prevede, col fine di confondere l’avversario e cercando di non essere colpiti, aiutati dai grilletti dorsali che ci permetteranno di effettuare un’agile schivata. Quando sarà il turno di attaccare potremo avere invece qualche problema. Non che il gioco sia fallato, assolutamente. Piuttosto è che il sistema di mira, soprattutto quando avremo fra le mani l’arco, risulterà abbastanza raffazzonato; capisco la produzione piccola, capisco la non volontà di rendere il gioco profondissimo, capisco tutto, ma diamine, almeno il puntamento che sia fatto veramente bene. E invece niente, è solamente sufficiente, visto che delle volte la freccia andrà un po’ dove gli pare.

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Ovviamente in Wondershot non è presente unicamente la modalità del competitivo in locale, ma anche una dedicata al gioco in singolo denominata Adventures, che si suddivide a sua volta in due sottosezioni, Challenges ed Endless. Mentre quest’ultima ha una finalità abbastanza scontata, con il giocatore che dovrà risolvere una serie di sfide dal livello di difficoltà via via crescente e che testeranno le sue abilità in termini di mira con le varie arme bianche precedentemente citate (sic), la modalità Challenges farà più o meno la stessa cosa, solo che a pezzi. Ah, e ci darà pure da una a tre stelline a seconda della nostra rapidità di completamento. Basta. No, veramente, non c’è altro. O meglio, ci sarebbero altre arene nelle quale il gameplay si staglia, ma le differenze sono minime se non nulle. Wondershot offre il meglio di sé in un multiplayer confinato unicamente al locale, e che ha già i suoi problemini, come già detto, in termini soprattutto di gameplay.

Magico Wondershot

Sul versante estetico Wondershot si caratterizza invece per un design estremamente colorato e che strizza l’occhio ad una certa produzione giapponese che ha come target soprattutto gli adolescenti. Emblema di ciò sono le miniature dei quattro personaggi, rappresentati sotto forma di chibi. Il lavoro non Leikir Studio non brilla nemmeno per originalità visiva insomma. In game invece Wondershot mostra una grafica tridimensionale piuttosto minimale, con pochi dettagli e che non fa altro che risaltare anche una certa pochezza in termini di level design, mostrando il fianco anche a tal proposito.

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Trofeisticamente parlando… formazione a testuggine!

Wondershot mette a disposizione 13 trofei, di cui 1 d’oro e 3 d’argento. Quello più ambito potrà essere conquistato conquistando la medaglia d’oro nella Endless mode (buona fortuna NdN), mentre gli altri richiederanno di sconfiggere gli avversari in determinati modi o di effettuare altre azioni in altri. Qui trovate la lista dei trofei completa.

VERDETTO

Bocciare un gioco è sempre una cosa brutta, perché, magari fra tanti difetti, alle spalle c'è sempre del lavoro e del sacrificio personale. Vogliamo quindi guardare i punti di forza di Wondershot, che sono riscontrabili in un multiplayer locale che comunque lo si voglia guardare può regalare tante risate in una serata fra amici. Per non più di 20, 30 minuti, ma meglio di niente.

Guida ai Voti

Natale Ciappina
Traumatizzato dallo studio di Kierkegaard, è solito nascondere il suo nome fra miriadi di pseudonimi, sommerso com'è fra le sue infinite liste di cose da fare, vedere, ascoltare, leggere e magari anche giocare.