Tempus – Recensione Speedrun

Sviluppatore: K148 Game Studio Publisher: Jandusoft Piattaforma: PS4 (Disponibile anche per PS5) Genere: Puzzle Giocatori: 1 PEGI: 3 Prezzo: 6,99€ Italiano: N/A

Se un viaggio nel passato può spaventare e al contempo permettere d’interpretare una sorta di Indiana Jones, spostarsi nel futuro significa essere un turista dell’ignoto. Questo è un po’ lo spirito di Tempus, il protagonista dell’odierna recensione Speedrun sviluppato da K148 Game Studio e pubblicato da Jandusoft per PlayStation 4 e PlayStation 5.

Indietro, nel futuro!

Il panorama videoludico è ricco di produzioni che sfoggiano trame raccontate in maniera lineare ed esplicita al pubblico. D’altro canto, vuoi per ragioni economiche o artistiche, non capita spesso che vengano proposte storie più silenziose, i cui contorni e cardini vanno cercati ora attraverso il gameplay, ora grazie a un’analisi attenta degli scenari. Questo ultimo caso riguarda un po’ Tempus, che fa della narrazione visiva una delle sue cifre stilistiche.

Il giocatore veste i panni (invisibili) di un abitante solitario dell’isola Tempus, situata in un mare tanto sconfinato quanto fuori da ogni radar. La scoperta di un portale nel garage della sua abitazione innescherà un teletrasporto di 200 anni nel futuro e poi un altro e un altro balzo ancora.

Allo sconosciuto protagonista spetta il compito di attivare le porte nel tentativo di tornare al punto di partenza o a un traguardo inedito. Senza proferire alcuna parola, l’opera di Jandusoft riesce a creare una buona atmosfera, contenuta nella sua scenografia di ampio respiro e insieme circoscritta. Il tutto restituisce sensazioni che, con le dovute proporzioni, agli appassionati del genere riporteranno rapidamente alla mente l’apprezzato The Witness.

Una scalata di puzzle

I giocatori esplorano l’isola con una visuale a tutto tondo data dalla prospettiva in prima persona. Di piano in piano, una serie di enigmi tenteranno di sbarrargli la strada verso un nuovo momento temporale e, forse, verso casa. Partendo dal semplice utilizzo di una pietra aliena per alimentare dei generatori, si riscontra un progressivo aumento della difficoltà, garantendo una longevità discreta e mantenendo vivo l’interesse del giocatore.

Tempus gode di una soddisfacente sequenza di enigmi, anche se la vera sfida consiste nel comprendere il procedimento da attuare per la soluzione, piuttosto che nella sua mera applicazione. Il protagonista senza nome si troverà a compiere una scalata risolvendo un puzzle dietro l’altro, tra collegamenti da accendere e incontri ravvicinati con compagni robotici.

In termini di prestazioni grafiche, il gioco non ha grandi pretese, dimostrandosi stabile nella maggiore parte dei casi, tranne per qualche calo di frame rate all’innesco di eventi specifici. La conta poligonale dopotutto è ridotta ai minimi termini, liberando il software da pesi e diventando parte della direzione artistica.

Tempus mostra infatti uno stile capace di sfoggiare colori pastello su paesaggi naturalistici alternati a strutture tecnologiche. In accordo con queste ultime caratteristiche, la componente musicale è appena accennata e funzionale alle intenzioni degli autori, limitandosi a degli input brevi per segnalare, per esempio, azioni riguardanti i singoli puzzle.

Trofeisticamente parlando:

I trofei di Tempus potrebbero incuriosire i cacciatori e amanti del genere puzzle, dal momento che l’elenco consta di appena 14 trofei, distribuiti tra due d’argento, undici d’oro e il Platino. Questi non richiedono istruzioni specifiche, essendo tutti legati alla storia e alla risoluzione dei vari enigmi, con un’attenzione particolare a qualche salto temporale mastodontico.

VERDETTO

Tempus è una scelta consigliata per gli amanti dei puzzle in cerca di un'esperienza pacata e relativamente breve. Gli orfani di The Witness, per esempio, potrebbero trovare nell'ultima fatica di K148 Game Studio e di Jandusoft un sostituto valido, riconoscendone degli elementi di gameplay. Pur senza proporre spunti sorprendenti, il gioco si difende con dei contorni narrativi appena accennati e una scalata di enigmi capaci di tenere il giocatore incollato allo schermo.

Guida ai Voti

Maria Enrica
Grata dal 1994 ai videogiochi per sopperire a pigrizia e mancanza di fantasia, è stata svezzata da mamma Nintendo, allevata da Sony fin dalla prima PlayStation, cresciuta con un pad in mano e il Game Boy Advance nell'altra. Laureanda in Lettere classiche, avversa ai videogiochi in digitale, sogna per questo una casa dove custodire una collezione degna di tale nome.