The Medium – Recensione

Sviluppatore: Bloober Team Publisher: Bloober Team Piattaforma: PS5 Genere: Horror Giocatori: 1 PEGI: 18 Prezzo: 49,99 €

Quando si parla di esclusive, che siano PlayStation o meno, il videogiocatore più appassionato inevitabilmente si incuriosisce. The Medium di Bloober Team, inizialmente rilasciato solo come esclusiva Xbox Series X e PC, aveva già attirato l’attenzione a gennaio scorso, ma nessuno si aspettava l’arrivo su PlayStation 5 così presto. Eppure, dopo meno di un anno, eccoci qua, pronti a raccontarvelo nel giorno della notte di Halloween dopo averlo provato sulla console next-gen di Sony.

Un filo conduttore tra due mondi

Una buona parte della curiosità dietro a The Medium proviene dai pareri altalenanti della critica: da una parte voti ottimi, se non eccellenti, dall’altra buoni e niente di più. Ma andiamo con ordine e scopriamo il gioco pezzo dopo pezzo.

Siamo a Cracovia ed è il 1999. Tutto inizia in uno dei giorni più tristi della vita della protagonista: la morte di Jack, l’uomo che l’ha allevata e che ha sempre compreso le sue stranezze. Marianne, infatti, è una medium; vede e sente molto di più rispetto a un normale essere umano e, Jack, non a caso proprietario di un’agenzia funebre, è stato l’unico a considerare questo aspetto della ragazza come un vero e proprio dono.  

Dopo che Marianne si appresta a svolgere gli ultimi preparativi per dire addio a Jack, arriva una inquietante telefonata che sorprende la protagonista. Thomas, la voce al telefono, sembra conoscere tutto di lei e le promette di rispondere alle domande che cerca da tutta la vita. In cambio Marianne deve recarsi subito al Niwa, un hotel ormai abbandonato in cui si è consumato qualcosa di veramente inquietante.

Le circa dieci ore che passeremo in compagnia di The Medium sapranno inaspettatamente intrattenerci con una buona qualità della scrittura dei dialoghi e soprattutto una direzione artistica davvero eccellente. Ci troveremo davanti a una visuale a telecamera fissa ispirata a vecchie glorie come Resident Evil e Silent Hill, ma con un taglio molto più cinematografico. Per più di metà gioco la trama scorrerà in modo quasi perfetto, per poi trovare alcuni ostacoli verso la parte finale, che vivrà di alti e bassi a causa di alcune scelte degli sviluppatori.

L’hype che rovina ogni cosa

Nel momento in cui scriviamo forse, come spesso accade ultimamente nel mondo dei videogiochi, si è spento via via quell’hype che è costato all’opera di Bloober Team una valanga di critiche. Probabilmente molti videogiocatori si aspettavano il nuovo Silent Hill, cosa che The Medium sicuramente non è. Il diradarsi di questa nebbia fatta di aspettative incontrollate che oggi sempre di più acceca la vista di ogni appassionato, dall’altro lato ci permette di guardare l’opera cogliendone la vera essenza. Cosa diavolo è The Medium?

The Medium si può definire in molti modi: thriller psicologico, avventura grafica a tema horror ma, un po’ meno facilmente come un puro horror psicologico. Gli elementi horror ci sono tutti sì, basta pensare alle inquadrature create proprio per alimentare tensione passo dopo passo, alle musiche e alle ambientazioni cupe, anche se la paura che si vuole trasmettere al videogiocatore è sempre molto controllata.

Non aspettatevi, però, troppi jumpscare tipici di Layers of Fear e Observer: System Redux o comunque non aspettatevi in generale l’impostazione delle altre opere dello sviluppatore uscite finora. The Medium punta a costruire castelli nella testa del videogiocatore e a sviluppare tensione, paure e incertezza luogo dopo luogo, corridoio dopo corridoio.

Gameplay sperimentale

C’era sicuramente un qualcosa di innovativo, di sperimentale che non poteva essere affatto riprodotto sulle console di vecchia di generazione. Una delle meccaniche più sorprendenti di The Medium è la rappresentazione di due mondi nello stesso momento. Per una buona parte del gameplay, infatti, lo schermo si dividerà in due sezioni (come se fossimo in split-screen) in cui potremo vedere da una parte il mondo reale e dall’altra il mondo spirituale con tutte le sue stranezze. L’evoluzione del gameplay è graduale: prima capiremo di poterci muovere in un mondo diverso da quello che vedono tutti, poi capiremo che è addirittura possibile interagire con certi oggetti o superare determinate barriere sfruttando i collegamenti fra i due mondi e, infine, conosceremo i pericoli che quel mondo nasconde. Nel frattempo, nella nostra mente cominceranno ad annidarsi dubbi fino a chiederci dove effettivamente saremmo al sicuro. In quale mondo possiamo rifugiarci? La risposta non è semplice.

Le capacità da medium di Marianne ci permetteranno di scoprire i ricordi intrappolati dietro gli oggetti sparsi nello scenario, alimentando ancora di più la nostra curiosità mentre proseguiremo negli scenari sempre più cupi e misteriosi. L’impalcatura messa in piedi da Bloober Team, dunque, somiglia molto di più a quella di un’avventura grafica che a quella di un puro horror e se state cercando un’esperienza da infarto, sicuramente siete nel posto sbagliato. Al contempo, però, The Medium è oro colato per chi qualche decennio fa ha divorato decine e decine di avventure grafiche e ricorda con piacere esponenti di un genere ormai sempre più di nicchia. Trattandolo come un’avventura grafica a tema horror, The Medium diventa un prodotto eccezionale che ha come più grande difetto il fatto di proporre enigmi per la maggior parte un po’ troppo lineari, se pensiamo ai capisaldi che hanno fatto grande il genere.

DualSense al centro del palco

Il prodotto su PlayStation 5 propone una qualità leggermente inferiore allo stesso su Xbox Series X, ma sono differenze percepibili soltanto dai più appassionati. The Medium propone degli scenari davvero suggestivi, accompagnati da una qualità grafica molto buona, seppur non troppo avanti rispetto alla old-gen. Il frame rate è per la maggior parte costante durante tutta l’avventura, ma non mancano alcune incertezze nei cambi di scenario e nelle fasi più concitate, oltre a qualche animazione discutibile.

Fiore all’occhiello di questa versione è l’implementazione davvero eccellente del DualSense. L’utilizzo dell’altoparlante del pad, chiamato in causa in più contesti, riesce nell’intento di coinvolgere appieno il videogiocatore. Forse evitabile, invece, la funzionalità legata al giroscopio, con cui spesso si finisce per litigare – tranquilli, è disattivabile nelle opzioni.

Ad aggiungere un’altra gigante presenza sul palcoscenico di The Medium c’è senza dubbio la colonna sonora composta Arkadiusz Reikowski e Akira Yamaoka (compositore delle musiche e dei suoni di Silent Hill). Suoni e musiche che in The Medium sono in grado di seguire perfettamente i ritmi della trama, alimentando tensione ma anche emotività in certi momenti.

Trofeisticamente parlando: completista (mancabili permettendo)

Il trofeo di Platino di The Medium è, se servisse ulteriore conferma, molto, molto simile a quello di un’avventura. Troverete moltissimi trofei mancabili, in quanto molte azioni dovranno essere eseguite in un’unica run. L’assenza del salvataggio manuale, poi, complica leggermente le cose (anche se il gioco mantiene automaticamente diversi slot). In generale si tratta di un Platino semplice che va di pari passo con l’avventura, ma i numerosi mancabili potrebbero crearvi più di un grattacapo. Qui il nostro elenco trofei.

VERDETTO

The Medium si ispira chiaramente agli horror psicologici più famosi, tra cui Silent Hill, ma sconfina vertiginosamente nel genere delle avventure grafiche. Non è un male, visto che l’ultima opera di Bloober Team è anche una delle migliori realizzate dal team polacco, proponendo una narrazione di ottima qualità, coinvolgimento quasi sempre ai massimi livelli e idee originali per quel che riguarda il gameplay. Non mancano alcuni cliché tipici del genere, ma li perdoniamo poiché le dieci ore trascorse con The Medium sono state davvero belle da vivere. Estremamente consigliato a chi non disprezza le tematiche horror e ama alla follia le avventure grafiche e le narrazioni coinvolgenti. Acquisto da valutare se, invece, siete alla ricerca di un horror terrificante.

Guida ai Voti

Salvatore Terlizzi
Scopre i videogiochi con Monkey Island e Indiana Jones, per poi rimanere legato a vita al genere delle avventure grafiche. Grazie a PlayStationBit scopre, quasi per caso, la serie Yakuza e finisce per innamorarsene. Ha ancora l'immenso piacere di farsi sorprendere da un settore in continua evoluzione. Ehi guarda laggiù! Sisi, c'è una scimmia a tre teste...