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Duke Nukem Forever – Recensione

Publisher: 2K Games Developer: 3D Realms, Gearbox Software, Triprych Games, Piranha Games
Piattaforma: PS3 Genere: PS3 Giocatori: 1 (Online: 2-8) PEGI: 18

Non capita molto spesso che un gioco venga rilasciato 14 anni dopo il suo primo annuncio. Duke Nukem Forever si è fatto attendere per tanto, troppo tempo, sbarcando nella generazione in cui gli FPS sono il genere di punta e la concorrenza è spietata. Le sensazioni sono molteplici, e trovare il bandolo della matassa è davvero un’impresa non da poco.

2011: fuga dal presente

Scrivere la recensione di Duke Nukem Forever è forse quanto di più difficile si possa ipotizzare: al termine dell’avventura si rimane intrappolati in un vortice confusionale, tra l’amore per il vecchio universo videoludico – con tutti i suoi limiti e i suoi difetti – e la necessità di un ‘nuovo’ che risulta essere totalmente assente, rendendo il titolo prodotto da Gearbox come un videogame fuori dal tempo, rubato dal passato. Duke Nukem Forever lascia spiazzati, non si può certo dire il contrario. Dal primo all’ultimo capitolo del gioco sembra di essere nel mezzo di una sessione di incessante retro-gaming, proprio come ai vecchi tempi, quando si comprava un gioco a scatola chiusa, e quel che ci trovavi dentro era tutta una sorpresa.

Sono trascorsi 12 anni da quando il Duca salvò la Terra dall’invasione degli alieni, e adesso è proprio lui ad essere considerato vero eroe e star indiscussa del pianeta. Duke abita in un enorme museo che permea del forte carattere egocentrico-maschilista su cui è da sempre stato plasmato il personaggio, ma il suo calmo soggiorno è destinato ad essere scombussolato da una nuova inattesa invasione. Gli abominevoli mostri venuti dallo spazio l’hanno presa sul personale, e stavolta non sono scesi con grandi piani di colonizzazione: sono tornati, spinti dalla vendetta, con il solo obiettivo far fuori il Duca.

Le due biondine stanno chiaramente allacciando le scarpe al Duca

1997: ritorno al passato

L’audience dell’industria videoludica è mutata parecchio negli anni, e con essa le meccaniche a cui ci hanno abituato anche gli sparatutto in prima persona. Quello che a tutti gli effetti più essere sia un pregio che un difetto del titolo ideato da 3D Realms è proprio il suo forte legame con Duke Nukem 3D o in generale con gli FPS sporchi ma immediati dello scorso ventennio: Duke Nukem Forever è antiquato in ogni sua componente, e la prima parte del gioco sembra volerlo far capire in tutti i modi, forse addirittura esagerando. Durante la prima fase dell’avventura, infatti, si ha la netta impressione di trovarsi di fronte ad un abominio videoludico, un prodotto mal concepito, una rianimazione andata nel peggiore dei modi. Il primo impatto è dato, come sempre, dal comparto tecnico, davvero insufficiente se paragonato alle produzioni attuali e, perchè no, anche a quelle di inizio generazione. Iniziando dalle texture, passando per le ombre, le luci, gli effetti particellari e le animazioni, in Duke Nukem Forever – almeno per quanto concerne la versione console – non c’è nulla che appartenga al presente. A prescindere però dai tecnicismi, che per un titolo del genere ci sentiamo di poter mettere in secondo piano, si passa a parlare delle meccaniche di gioco. Le prime sezioni della campagna sono di una piattezza disarmante, talmente disarmante da lasciare davvero senza parole: si ha l’impressione di avere tra le mani un gioco uscito per errore, una tech demo o una mod di scarsa qualità. Non bisogna però farsi trarre in inganno, perchè la prima fase è quella in cui la nostra mente è ancorata al presente e non riesce a distaccarsi dai canoni a cui l’industria l’ha abituata negli ultimi anni. Proprio su questo punto si potrebbe aprire un dibattito: siamo noi a doverci abituare ad uno stile vecchio, o è il gioco a doversi modernizzare? Questa domanda può trovare risposta esclusivamente nella sensibilità e nei gusti di ogni videogiocatore. Duke Nukem Forever è e vuole essere un Duke Nukem, riesumato dal passato ma ricco di quei tratti che lo hanno reso pietra miliare dell’industria videoludica. La fase shooter è rozza, presenta hitbox abbastanza imprecise e un’intelligenza artificiale piuttosto approssimativa, ma il feeling che riesce a trasmettere il gioco, se analizzato nel suo insieme, è immutato: si punta tutto sull’immediatezza dell’azione, sul gameplay sporco e ‘casinaro’, facendo ulteriormente leva sulla caratterizzazione dell’universo del Duca che da sempre rende unica la saga. Nel corso delle lunghe 15 ore di gioco necessarie per portare a termine la campagna, ci si abitua alle meccaniche di gioco e si giunge ad uno stato di comprensione e accettazione del passato: Duke Nukem Forever non è stato realizzato per poter piacere a tutti indiscriminatamente, bensì è stato creato per riaprire una finestra chiusa troppi anni fa. Come già detto, un titolo fuori dal suo tempo.

Simpatici alieni in cerca di affetto

Il Duca, più spregiudicato che mai

Per chi non lo conoscesse (sul serio?), Duke è un soldato americano dotato di un ego quantomai immenso: schiavo della sua immagine e di tutto ciò che rientra nella sfera del sesso, agisce sempre senza mezzi termini, amplificando anche le più insignificanti situazioni e facendo uso della sua tagliente e volgare lingua. Il suo modo di fare lo ha reso un personaggio davvero unico nell’industria, ed è proprio per questo che per oltre dieci anni non è mai finito nel dimenticatoio. In Duke Nukem Forever, il Duca è più spregiudicato che mai: beve birra, prende steroidi, schiaffeggia seni, guarda riviste pornografiche, solleva pesi e, se è il caso, prende a pugni sulle palle gli alieni. Se pensate che anche una sola di queste situazioni sia stata inventata, siate pronti a ricredervi: il Duca rappresenta tutto ciò che i personaggi dei videogiochi non sono mai riusciti ad essere. Il suo fare volgare e maschilista viene scandito da continue frasi all’insegna del più sporco umorismo, che in diverse occasioni riesce a colpire anche altre icone dell’intrattenimento multimediale come Master Chief e Donkey Kong. Nuoce dirlo, ma il doppiaggio italiano affidato al bravissimo Marco Balzarotti – forse non ci poteva essere scelta più azzeccata – non riesce a rendere quanto la voce originale del Duca, facendo perdere spesso alcune sfumature delle battute realizzate in lingua madre: non ci sarà una sola frase che non riuscirà a strapparvi un sorriso dalla bocca.

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Le azioni spregiudicate di Duke contribuiranno ad accrescerne l’Ego, ossia l’indicatore di energia utilizzato a mo’ di scudo, ricaricabile dopo una breve frazione di tempo nel caso veniste colpiti dai nemici. Forse anche sotto questo aspetto si poteva bilanciare un po’ meglio il tutto, ma il risultato, in fin dei conti, è accettabile. Tramite la pressione dei rispettivi tasti del d-pad il duca potrà assumere steroidi per entrare in una sorta di modalità berserk in cui attaccherà esclusivamente a mani nude, mentre bevendo la birra diventerà temporaneamente invulnerabilità ai colpi sferrati dagli alieni. Tra gli accessori a disposizione, oltre che gli occhiali per vedere al buio, il Duca potrà utilizzare anche un ologramma – una strizzatina d’occhio a Fuga da Los Angeles? – che riuscirà a distrarre ed attirare a sè tutti i nemici, creando un utilissimo diversivo. Le sezioni in cui tutti questi elementi saranno a dir poco fondamentali saranno i ricorrenti boss-fight che, proprio in vecchio stile, si presenteranno alla fine di ogni capitolo: proprio come i vecchi tempi, gli enormi nemici seguiranno diversi pattern preimpostati, e basterà quindi un po’ di trial & error per sconfiggerli. E’ proprio in questi momenti che però grava uno dei più pesanti problemi del gioco: i tempi di caricamento, nonostante l’installazione su hard disk, raggiungono anche i 30 secondi ad ogni morte. Nessuno ha premura, è vero, ma capita – soprattutto giocando alla difficoltà più elevata – di morire molto spesso, e i nervi non sono pronti a reggere tutta questa attesa.

Ultimo elemento da analizzare prima di poter trarre le conclusioni su Duke Nukem Forever riguarda le inedite sezioni in cui verremo rimpiccioliti a dismisura, diventando così “Tiny Duke”. Anche in questo caso, la prima fase in cui impersoneremo la versione rimpicciolita del Duca, a bordo di una macchina radiocomandata, dovremmo gettarla rapidamente nel dimenticatoio per far spazio a ciò che avverrà in seguito. Proseguendo nel gioco, infatti, questa nuova idea porterà all’interno del titolo alcune interessanti fasi platform che, spiace a dirlo, ormai non si vedono più da nessuna parte: correre ad esempio tra gli elementi di una cucina da un hamburger all’altro assume tratti tanto demenziali quento interessanti, spezzando abbastanza bene le lineari fasi sparatutto e regalando anche altre imperdibili frasi a sfondo sessuale – “Size only matters when you’re full grown, baby!”. Se quindi da un lato si tratta di sezioni platform non complesse ed intuitive, dall’altro si può parlare di un buon diversivo capace di rendere vario il ritmo di gioco.

Sulla macchina radiocomandata: una delle parti meno felici del gioco

All’avventura si affianca il multiplayer online in cui saranno disponibili le tre classiche modalità Deathmatch, Deathmatch a squadre e Cattura la Pupa. L’ultima citata altro non è che la modalità Cattura la Bandiera con l’unica differenza che, al posto di trasportare stendardi, porterete in spalla delle belle donnine da sculacciare quando necessario. Il comparto online del gioco è spoglio per come ve ne abbiamo parlato, e anche questo elemento va a rafforzare la tesi secondo cui Duke Nukem Forever è stato concepito per essere un gioco del secolo scorso.

Commento finale

Come detto più e più volte, Duke Nukem Forever non appartiene al presente, ed è proprio per questo che fino ad ora è solo riuscito a spaccare in due utenza e critica. I fan del Duca ed in genere tutti gli utenti che sono in grado di reggere un titolo che sconosce il termine ‘moderno’, potranno apprezzare questa riesumata avventura. La bocciatura di un titolo come Duke Nukem Forever non terrebbe conto di tutto ciò che di buono c’è nel gioco, sempre divertente indipendentemente dagli enormi limiti tecnici che inevitabilmente lo penalizzano.

6/10

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Alex Camilleri
Fondatore e admin. Nel lontano 2008 apre UPSBlogIt, un blog personale dedicato al mondo PlayStation. Il progetto cresce rapidamente ed evolve dopo tanti anni in PlayStationBit. Adesso sviluppa videogiochi.