Publisher: Namco Bandai Developer: Level 5
Piattaforma: PS3 Genere: JRPG Giocatori: 1 PEGI: 3

A qualche giorno dall’uscita di Ni No Kuni: La Minaccia Della Strega Cinerea, e dopo l’odissea (non del Re Maledetto, per fortuna, ma del Videgiocatore Spazientito) necessaria per scaricare il gioco, è finalmente disponibile anche su PlayStation Bit la recensione dell’ultima fatica targata Level 5. Il download di 22 GB per avere nella propria console per una copia digitale del gioco è dunque giustificata?

Un altro mondo

Partiamo dall’inizio, con poca originalità ma molta efficacia. Che cos’è Ni No Kuni? Ni No Kuni racconta delle peripezie del giovanissimo tredicenne Oliver. Il nostro ragazzo, un abitante di Motorville, una sera decide di provare un’auto costruita insieme ad un amico, nonché vicino di casa: quello che all’inizio sembra un gioco divertente, però, rischia di tramutarsi in catastrofe. Infatti, la vettura mostra dei difetti di fabbrica, Oliver perde il controllo e finisce accidentalmente in un fiumiciattolo nelle vicinanze, fiumiciattolo però sufficientemente profondo da mettere in pericolo la sua vita, dal momento che non è in grado di nuotare. Nel frattempo, la madre di Oliver, accortasi dell’assenza del figlio in casa, decide di andarlo a cercare. Con un tempismo perfetto, la madre riesce a salvare il figlio, ma lei, da sempre debole di cuore, non riesce a farcela, e così si sacrifica per salvare la propria creatura, in una scena di una drammaticità non indifferente.
Oliver è disperato, come solo un tredicenne che perde la madre può essere, come un ragazzino costretto a diventare uomo per colpa di un destino avverso. Dopo giorni di depressione, in una ricaduta acuta di tristezza, Oliver scoppia in lacrime, e alcune di queste cadono su un pupazzo. Da qui la magia subentra nell’universo di gioco e non ne esce più. Già, perché il pupazzo non è nessun altro se non Lucciconio, Re delle Fate, dallo spiccato dialetto romano – almeno nei sottotitoli in italiano, ovviamente -, che prende vita proprio grazie alle lacrime di Oliver.

Il circolo dei cattivi!

Lucciconio, tra un “mostracci sua” e l’altro, racconta ad Oliver dell’esistenza di un mondo parallelo, grazie al quale, se salvato, sarà possibile riportare in vita la madre tanto amata.
Grazie ad una bacchetta magica, al primo incantesimo che imparerete, ossia “Transmundi”, e al fondamentale Abbecedabra, l’avventura avrà finalmente inizio e insieme ad essa, una miriade di battaglie, nuovi amici ed alleati, terribili nemici – uno su tutti, il terribile Shadar, che sembra uno dei responsabili della morte di vostra madre -, potentissimi incantesimi e splendidi paesaggi.
L’avere menzionato le battaglie non può che portarci a parlare del gameplay – solidissimo -, visto che una brevissima sintesi, a livello di trama, è stata fatta, e il suo proseguimento lascio a voi l’onore e la sorpresa di scoprirlo.
Ni No Kuni è un classicissimo JRPG, ossia un Japan RolePlay Game. Un gioco di ruolo giapponese, casomai non doveste masticare l’inglese o comunque siete da poco entrati a far parte della grande famiglia dei videgiocatori. Questo vuol dire che il Battle System si compone di turni da rispettare, anche se dinamici, nel senso che non si ha una gerarchia fissa delle azioni dei diversi personaggi, ma dei lassi di tempo che è necessario lasciare scorrere tra un’azione e l’altra (se avete giocato Final Fantasy XII, avete capito cosa intendo). Inoltre non manca un’interfaccia con numerosi dati, come i classicissimi Punti Vita, Punti Magici e quant’altro.

Un sogno, praticamente!

Lo stesso vale per i Menù, molto ordinati, dotati di apposite schermate dove bilanciare il vostro equipaggiamento, controllare le vostre abilità oppure le vostre statistiche, che aumenteranno sempre più con il “livellaggio” del vostro personaggio. Peccato per l’assenza di un sistema di crescita che permetta di differenziare a propria scelta il personaggio, come accade in Final Fantasy X o XIII, tanto per rimanere sempre nell’orbita di Square Enix per quanto riguarda gli esempi. Più che un difetto, però, questa potrebbe essere stata una scelta consapevole per non complicare troppo le cose da parte degli sviluppatori, che vista la bontà del titolo, hanno veramente l’aria di avere l’intuito giusto. Level 5 infatti ha introdotto nelle meccaniche di gioco un elemento assolutamente da tenere in considerazione, ossia i Famigli.
I Famigli, che molti di voi non faranno fatica ad accostare ai Pokèmon, sono delle creature che nascono dal cuore degli esseri umani, e che vi daranno man forte in battaglia. Queste creature, peraltro, sono anche quelle che incontrerete come nemici nelle battaglie da affrontare nei diversi dungeon così come nei vostri pellegrinaggi, da una città all’altra, e che potrete fare vostre, grazie all’aiuto di Ester e delle melodie della sua arpa, una ragazza che si unirà al vostro party nelle prime fasi di gioco. Tra l’altro, i vostri viaggi non saranno quasi mai appesantiti dai caricamenti, che almeno nella versione digitale da me provata, risultano essere di una brevità impressionante.
I Famigli sono nel complesso, più di 200, e si diversificano tra loro per abilità, specie, elemento, peculiarità e resistenza, ossia il tempo massimo dopo cui dovrete necessariamente cambiare famiglio, a prescindere da come stia andando la battaglia. Senza scordare il devastante Super Colpo, che sarà utilizzabile dopo avere raccolto in battaglia l’orb d’oro, che comparirà in determinate circostanze nelle battaglie più dure.
Ogni mago ne può possedere massimo tre contemporaneamente, ma, non preoccupatevi, casomai vi piaccia cambiare spesso, potete depositare quelli che vi avanzano nell’apposita tana. Come se non bastasse, e qui il paragone con i mostriciattoli di casa Nintendo è veramente difficile non farlo, malgrado Ni No Kuni sia un’esclusiva PlayStation 3, i Famigli saranno oggetto di Metamorfosi, ossia evoluzioni.

Deserti, vallate, vulcani, boschi, montagne... c'è di tutto, in Ni No Kuni!

Questa Metamorfosi però riporterà il vostro Famiglio evoluto al primo livello, e necessiterà di un po’ di rodaggio nella sua nuova forma per rendere alla perfezione in battaglia (occhio dunque a non fare evolvere tutti i membri del party contemporaneamente, rischiereste di diventare debolissimi!).
Una piccola nota per chiudere il paragrafo e passare ad un’analisi più tecnica: le evoluzioni dei Pokèmon, almeno a parere del sottoscritto, risultano decisamente più riuscite, rispetto alle metamorfosi dei Famigli. Se infatti questi ultimi cambiano davvero troppo poco da uno stadio all’altro (spesso la variazione è quasi esclusivamente inerente al vestiario o all’aspetto cromatico), i Pokèmon riuscivano a trasmettere un senso di progresso molto maggiore: pensate solo al trio Charmander, Charmeleon, Charizard!

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