Sviluppatore: SideQuest Studios Publisher: Eastasiasoft Piattaforma: PS4 (disponibile anche per PS3, PS Vita) Genere: Strategico Giocatori: 1 PEGI: 12 Prezzo: 26,99€

SideQuest Studios, un piccolo gruppo indipendente tedesco, formato da soli cinque dipendenti, non è un nome nuovo per chi è avvezzo alla scena indie. Il team, infatti, è noto ai più già dal 2012, grazie a Rainbow Moon, un GdR a turni che impressionò il pubblico e la stampa specializzata. Dopo cinque, lunghi e travagliati, anni di sviluppo, è finalmente disponibile Rainbow Skies, una sorta di versione potenziata e riveduta del primo titolo della saga. Riuscirà a convincere e, soprattutto, a migliorare le criticità del primo capitolo?

Cacciatori di mostri tra nuvole e menzogne

Damion è un baldo giovane, pronto a conseguire l’esame finale per divenire finalmente domatore di mostri. L’esaminatore, Layne, è il suo migliore amico. Insomma, una premessa che presenta una situazione apparentemente innocua che, ben presto, però, va a degenerare. Lo spensierato ragazzo subisce i postumi di una sbornia patita la sera prima e, danneggiando il recinto dei mostri oggetti dell’esame, si trova a precipitare, assieme a Layne, nell’oblio.

L’intero incipit, infatti, avviene su Arca, una gigantesca nave-città che fluttua al di sopra di Lunah, un pianeta avvolto, secondo i cittadini, da una nube velenifera che permette l’esistenza solo ai mostri, gli stessi che spesso attaccano Arca e per la quale sono richiesti i domatori. Mentre i due precipitano, Ashly, una giovane maga, si sta allenando con l’incantesimo del Vincolo (atto ad addomesticare le stesse creature nemiche), ma colpisce inavvertitamente proprio i due, proteggendoli dalla caduta e vincolandosi magicamente a loro. Grazie a questi avvenimenti, il giovane trio scoprirà la menzogna legata all’atmosfera di Lunah e inizierà una lunga avventura tra le lande del pianeta.

La trama di Rainbow Skies funziona in maniera discreta, risultando divertente e spensierata, ma anche in grado di trattare temi importanti come il valore dell’amicizia. Allo stesso tempo, però, risulta spesso piatta, leggermente stereotipata e senza nemmeno le velleità di offrire colpi di scena o veri cambi di ritmo all’intera narrazione. La sensazione è ulteriormente acutizzata da un numero davvero abbacinante di dialoghi, spesso davvero troppo prolissi e frivoli. Se quindi l’aspetto narrativo si attesta sui livelli di un prodotto discreto, ma fragile e vacillante, d’altra parte il gameplay si dimostra molto, molto solido.

I combattimenti (sia visibili che casuali, quest’ultimi per fortuna piuttosto ridotti) avvengono su una classica scacchiera, con visuale isometrica, dove i tre protagonisti saranno in grado di muoversi e di attaccare i nemici con colpi melee o tramite abilità (diverse per ogni personaggio). Attraverso il menù principale degli scontri sarà possibile comandare, con tattica e ingegno, l’intero party, decidendo quindi varie azioni disponibili, classiche del genere, come l’utilizzo di oggetti o la fuga (molto spesso davvero utile). Il posizionamento dei personaggi è importante, ma spesso questo potenziale sembra essere sprecato a causa di terreni di scontro non particolarmente tattici. Spesso le variazioni del terreno sono causate dal drop dei nemici uccisi (che rende la casella, su cui si trovano gli oggetti, occupata), una meccanica semplice ma gradita e funzionale. Allo stesso tempo, però, la raccolta del loot durante i combattimenti risulta completamente inutile, in quanto esso andrà comunque ad aggiungersi al nostro bottino al termine del combattimento.

La semplicità dei campi di battaglia rende meno importante la selezione delle formazioni di schieramento del nostro party, una potenziale arma tattica resa possibile grazie ad oggetti appositi che però, dato il prezzo elevato o l’ubicazione degli scrigni in cui sono nascosti, non ripagano minimamente lo sforzo. Nonostante ciò, il gameplay funziona ottimamente, garantendo un buon livello di sfida (aumentabile, al fine di ottenere ricompense maggiori) e, allo stesso tempo, non forzando troppo il giocatore al farming. L’unica meccanica che presenta davvero criticità è quella, gestionale, legata all’appetito del trio: combattere ben nutriti fornirà dei bonus, ma tale scelta risulta un’aggiunta frustrante e semplicemente non necessaria.

L’evoluzione dei personaggi (in termini di abilità e bonus speciali) è gestita in maniera funzionale, grazie a un classico sistema di punti esperienza e punti abilità, con l’ulteriore affinamento dovuto alla personalizzazione e al miglioramento di armature ed armi, con particolari materiali in grado di aggiungere bonus attivi o passivi (aggiunti in maniera irreversibile alle armature). Infine, Rainbow Skies cala il proprio asso con la meccanica legata al breeding dei mostri: uccidendo svariate volte un mostro nemico, otterremo un uovo che darà alla luce un cucciolo che sarà possibile ammaestrare e aggiungere al proprio party. Un’aggiunta gradita molto importante all’interno degli scontri. Se aggiungiamo, a tali elementi gestionali e tattici, uno svariato numero di quest secondarie, oltre a una corposa longevità della storia principale, otterremo un titolo con un contenuto tale da tenerci occupati per più di un centinaio di ore.

1
2
RASSEGNA PANORAMICA
Voto
7/10
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Classe '94, studente di Scienze Biologiche. Cresce a pane e videogiochi da quando ha memoria. Vive nel paradosso dell'amore per la natura e per tutto ciò che è intrattenimento, dal cinema, alla letteratura, fino al gaming (che lo costringe a chiudersi in camera). Insaziabile viaggiatore, specie verso Est. In segreto, di notte, prega dinnanzi ad una statua di Kefka Palazzo.