Bullet Beat – Recensione

Sviluppatore: Ternox Publisher: Xitilon Piattaforma: PS4 Genere: Arcade Giocatori: 1 PEGI: 3 Prezzo: 4,99 €

Lo studio indipendente Ternox porta su PlayStation 4 Bullet Beat, pubblicato da Xitilon, un titolo arcade che mischia azione frenetica con tracce musicali all’avanguardia. Abbiamo messo le cuffie e ci siamo lanciati nello spazio profondo, recensendo questo videogioco per voi. Buona lettura, con la recensione di Bullet Beat.

bullet beat

Batti un colpo

Come ogni buon titolo arcade che si rispetti, Bullet Beat non ha uno straccio di trama. Si preoccupa solo di catapultare i giocatori più velocemente possibile nell’azione, proponendo uno scarno menù in cui sarà possibile selezionare la campagna, la modalità infinita e le opzioni, in cui sarà possibile modificare una serie davvero ridotta di parametri. Fin dalle prime battute quello che emerge chiaro è lo stile musicale che aspetta i giocatori, ossia il dubstep. La qualità della proposta è soggettiva, ma va sottolineato che il genere si adatta bene alla tipologia di gioco offerto.

Senza troppi preamboli ci si può quindi lanciare nella campagna principale, composta da otto livelli diversi, ognuno dei quali con lo stesso identico stile. A bordo di un’astronave ci si trova infatti a spostarsi su uno schermo in costante scorrimento verticale, mentre frotte di nemici ci vengono incontro tentando di azzerare la nostra salute. Se vi ricorda il mitico Space Impact, che ha smontato le falangi di milioni di ragazzi sul Nokia 3310, non preoccupatevi. In realtà Bullet Beat è simile a una quantità indefinita di videogiochi arcade, con l’aggiunta della musica, elemento che rappresenta uno dei primi problemi del titolo di Ternox.

bullet beat

Lo senti questo beat?

Ammetto che leggendo il titolo immaginavo un prodotto simile al divertente Sword of the Necrodancer oppure a Songbird Symphony. In cui le note avrebbero avuto un ruolo importante in grado d’influenzare il gameplay. Le mie aspettative si sono infrante però contro un muro di dubstep violenta, che ha invaso le mie orecchie mentre i miei occhi venivano violentati da effetti particellari inutilmente frenetici, con nemici poligonali che si muovono su fondali animati anch’essi da poligoni e contro cui spesso si spara senza sapere davvero perché.

Bullet Beat può essere riassunto così. Un videogioco povero di contenuti e soprattutto povero di ambizioni, in cui i livelli realizzati in grafica retrò stile Space Invaders si susseguono senza soluzione di continuità, in un turbinare di note elettroniche sparate fuori dalle casse del televisore o, peggio ancora, dalle cuffie collegate al dispositivo. In maniera spesso fastidiosa, nonostante la buona qualità delle tracce musicali (a patto di apprezzare il dubstep). Persino le battaglie contro i boss risultano noiose. Spesso non si è in grado di capire quando si sta affrontando un avversario più coriaceo del solito oppure il cattivo di fine schema.

Skrillex e i suoi amici

Nonostante la povertà di contenuti espressa finora nella recensione di Bullet Beat, il videogioco offre qualche sprazzo di vitalità grazie ad alcuni livelli. In uno degli schemi, ad esempio, si affronta una sfida in notturna in cui i colpi sono colorati con tonalità rosso neon, esperienza che risulta davvero godibile, complice anche l’assenza quasi totale di fondali psichedelici, e che mostra una creatività che si sarebbe dovuta applicare all’intero prodotto.

Alcuni avversari, come un boss composto da numerosi cubi in cui individuare quello corretto da colpire, risultano ben congegnati. Ma sono contornati da altri che invece non rappresentano assolutamente un ostacolo, soprattutto giocando alla difficoltà più bassa. Anche la modalità infinita, che dovrebbe essere quella in grado di tenere i giocatori incollati allo schermo, verrà rapidamente a noia, considerati anche i pochissimi potenziamenti disponibili, solo temporanei.

bullet beat

Una questione di coppe

Bullet Beat può essere completato in mezz’ora. I livelli non rappresentano mai una sfida insormontabile e non si modificano in nessun modo, senza contare che non esistono vite oppure limitazioni che possono quindi finire l’avventura in una sola sessione. Avendo anche io completato l’impresa (se così possiamo chiamarla) in un pigro dopocena, mi è venuta la curiosità di chiedermi quale potesse essere la leva di vendita di un titolo che probabilmente annoierebbe anche il fan più sfegatato degli arcade o della dubstep.

La risposta l’ho trovata cercando il nome del gioco su Google, che mi ha svelato un video che mostra come ottenere un rapido trofeo di Platino in mezz’ora. Proprio come un qualsiasi titolo di Ratalaika Games, quindi, anche Bullet Beat prova a sfondare attirando i cacciatori di trofei. Mossa bieca? Forse sì, ma quel che è certo è che il videogioco di Ternox difficilmente troverà sostenitori tra i non amanti delle coppe virtuali.

Trofeisticamente parlando: dub-trophies

Se siete saltati a questo paragrafo, vi siete persi la recensione di Bullet Beat, un titolo mediocre che però ha dalla sua parte il fattore P. La lista trofei di Bullet Beat è infatti completabile in circa mezz’ora e permette di sbloccare una sfilza di coppe d’oro (una per ogni livello) accompagnata da uno scintillante Platino. Solo la richiesta di arrivare a cinquecento combo potrebbe richiedere un minimo sforzo, ma non preoccupatevi, è un’impresa alla portata davvero di chiunque.

VERDETTO

Bullet Beat è una medaglia con due facce ben distinte. Da un lato ne troviamo una di ferro arrugginito, che rappresenta un gioco arcade stucchevole in cui la musica fa solo da fastidioso accompagnamento. L'altro lato invece è d'oro luccicante, proprio come i trofei che i cacciatori possono sbloccare senza alcuna fatica, accompagnati da un Platino facile e rapido che è probabilmente l'unico motivo per cui acquistare il titolo di Ternox.

Guida ai Voti

Stefano Bongiorno
Nato e cresciuto in cattività, il giovane Stefano è stato svezzato a latte in polvere e Nintendo, cosa che lo ha portato con gli anni a dover frequentare svariati osteopati a causa delle deformazioni alle mani causati dall'uso di pad rettangolari. Oggi ha una certa età e scrive per il Bit, non perché abbia una scelta, ma perché altrimenti il boss Dario lo fustiga con le copie invendute di Digimon All-Star Rumble. Nel tempo libero si dedica occasionalmente al suo lavoro di commesso di telefonia e soprattutto alla caccia al Platino, con scarsi risultati.