Gleylancer – Recensione

Sviluppatore: Shinyuden Publisher: Ratalaika Games Piattaforma: PS4 Genere: Sparatutto Giocatori: 1 PEGI: 7 Prezzo: 5,99 €

Di lì a poco sarebbe esplosa la moda del videogioco grazie alla nascita dell’immortale prima PlayStation, ma prima della rivoluzione del gaming, nel 1992, andavano ancora per la maggiore videogiochi con sparatorie e colori scintillanti nel sangue. Fu in quest’anno che, su SEGA Mega Drive, ma esclusivamente in Giappone, arriva Gleylancer. Forse perché ai tempi il mare era già pieno di pesci più succulenti, o forse perché già nel 1992 si sentiva il bisogno di cambiare qualcosa, Gleylancer non ha mai avuto il favore di critica e pubblico, tra recensioni e voti discordanti e combattuti.

Dopo la release in scala mondiale su Nintendo Wii, però, sotto l’ala protettrice di Ratalaika Games, lo shoot ‘em up orizzontale ci riprova e solca la galassia di PlayStation 4 con un secondo porting. Il tempo saprà essere stato gentile con lui?

Gleylancer

Più o meno

I giochi arcade fioccavano di trame buttate lì giusto per dare un minimo di contesto al giocatore, e Gleylancer non fa eccezione. Con delle vignette in stile manga, la storia del gioco segue le vicende di Lucia, una sedicenne già alla guida di una nave spaziale da guerra per la Federazione Terrestre. Nell’anno 2025 (futuro non così distante!) la Terra viene attaccata da una razza aliena e il padre della protagonista, Ken, rimane vittima di rapimento. Per correre a salvarlo, la giovane Lucia ruba dall’hangar il prototipo Gley Lancer e, con l’aiuto del suo amico Teim, solcano i cieli dichiarando guerra agli alieni.

La trama dà quanto basta al giocatore per avere una scusa dietro i massacri di alieni ostili, non brilla certo per originalità e di sicuro ciò sta più che bene a un giocatore appassionato di questo genere classico. Ma quantomeno avremmo gradito non fosse stata fatta questa gran confusione con il nome del gioco: Ratalaika (quindi la release attuale) lo chiama Gleylancer e la navicella si chiama Gley Lancer, ma al tempo molti giochi giapponesi, quando localizzati, hanno sofferto del cosiddetto “engrish”, ovvero errori di traslitterazione della lettera r in l – quindi il nome giusto sarebbe Grey Lancer.

Gleylancer

Fuoco in trincea!

Il gameplay di Gley Lancer è il classico, e anche nel 1992 sapeva di già visto. Alla guida di una navicella spaziale, occasionalmente accompagnata da altre due piccole navi, spareremo senza sosta ai nemici alieni in ambienti a scorrimento orizzontale. Ci sono, tuttavia, delle meccaniche da tenere a mente. Oltre ai classici power up da raccogliere, Gleylancer ci propone diversi modi di giocare intercambiabili in tempo reale.

Le  modalità di fuoco Twin Shot, Laser, 5-Way, Burner, Saber e altre ancora autoesplicative nel nome vanno ad aggiungere un po’ di pepe al classico shooting, questo ancora una volta alternato grazie alle sette formazioni disponibili per le navicelle partner. Queste potranno puntare e sparare dove siamo diretti noi, girarsi e sparare in reverse, inclinarsi di 180 gradi ciascuna, girare su loro stesse o girare intorno a noi o, ancora, mireranno e spareranno in automatico – la chiave per un trofeo di Platino facile facile.

Encounter warning

Le modalità di fuoco e la disposizione della formazione sono belle aggiunte, divertenti da mettere alla prova. Solo mentre si esplorano tutte le varianti si rischia inavvertitamente di… finire il gioco. Gleylancer è infatti composto di soli dieci stage, uno più piccolo dell’altro.

Ogni stage è caratterizzato dalla presenza di un boss di fine livello, i quali, se non avessero avuto così pochi punti vita, avrebbero offerto una degna sfida grazie al variegato e imprevedibile moveset. L’unico boss con più punti vita è l’ultimo, che però ci ha sorpresi in negativo: troppo difficile da abbattere a causa di un moveset punitivo e proibitivo, paradossalmente. Per buttarlo giù alla difficoltà più alta abbiamo dovuto sacrificare un bel po’ di vite accumulate con i punti (e abusare un pochino del sistema di rewind).

Essendo un semplice porting senza alcun rifacimento grafico o miglioria alle prestazioni, per rendere più appetibile il titolo al pubblico di oggi – come già accaduto proprio in tempi recenti con Castlevania Advance Collection – sono state aggiunte le funzioni di Salva stato, Carica stato e Rewind, insieme alle tipiche personalizzazioni dell’aspect ratio e dello sfondo. Resta delizioso ancora oggi lo stile artistico del design dei personaggi, così come sono tuttora orecchiabilissime le musiche del menù e dei livelli.

Trofeisticamente parlando: ritorno al futuro

“Grazie alle mie due lauree” e come terzo platinatore al mondo di Gleylancer – passatemi la flexata, capita una volta nella vita – il Platino del nuovo titolo Ratalaika non è per nulla proibitivo. Bisogna, essenzialmente, finire i dieci stage a qualsiasi difficoltà e superare l’high score arrivando a un milione di punti. Impostate i due companion su fuoco automatico, sparate a qualsiasi cosa si muova, distruggete tutti i blocchi di lava e ghiaccio nei vari stage – punti gratis assicurati – e abusate del rewind per evitare di perdere tutte le vite.

VERDETTO

Gleylancer è uno shooter orizzontale che non ha passato a pieni voti la prova del tempo. Pur essendo vintage nell’aspetto, però, il titolo ha numerosi scivoloni di game design, perlopiù legati a discrepanze di difficoltà tra i boss. Passerete sicuramente una gradevole mezz’ora se foste a caccia del Platino, ma valutando il titolo per quello che è, e senza contare lo “zampino Ratalaika”, Gleylancer viene e se ne va via come se nulla fosse, proprio come nel 1992.

Guida ai Voti

Andrea Letizia
Cresciuto a pane e Crash Bandicoot, deve la sua conoscenza dell'inglese grazie a uno studio intenso dei dialoghi sottotitolati nei videogiochi. Grande amante degli action RPG e dei platform, dei cani e del wrestling.