Poker Pretty Girls Battle: Texas Hold’em – Recensione Speedrun

Sviluppatore: Zoo Corporation Publisher: eastasiasoft Piattaforma: PS4 (disponibile anche per PS5) Genere: Boardgame Giocatori: 1 PEGI: 18 Prezzo: 7,99 €

Il rapporto tra eastasiasoft e le forme femminili è come quello che lega pane e cioccolata. Poker Pretty Girls Battle: Texas Hold’em è la più recente (ma sicuramente non l’ultima) incarnazione di un brand che si basa su belle e procaci donzelle. Scoprite se hanno scoperto il nostro bluff in una recensione speedrun.

Coppia servita

Ammettiamolo candidamente: negli ultimi anni il poker ha perso un po’ della spinta ottenuta grazie alla diffusione del Texas Hold’em. La variante del classico gioco in cui cercare di ottenere più punti possibile da cinque carte è stata ora relegata a qualche sporadico torneo con vip decaduti oppure sfide tra veri professionisti che in pochi seguono.

In questa fase calante si inserisce l’opera di eastasiasoft, un gioco estremamente classico con meccaniche basilari, che non cerca mai l’innovazione e punta tutto sulle carte e sulle tette. L’idea alla base del gioco è che in Poker Pretty Girls Battle: Texas Hold’em si sfideranno una serie di procaci pokeriste, affiancate da due sparring partner totalmente anonimi. La struttura di gioco è più anonima possibile: un tavolo senza effetti, immagini statiche racchiuse in un tondino e carte standard senza alcuna variante. Davvero poco, anche per un semplice gioco di poker.

Guarda che forme

Il cavallo su cui puntare forte in Poker Pretty Girls Battle: Texas Hold’em dovrebbero essere le ragazze. Usiamo il condizionale, perché queste sono relegate a comparsate con immagini statiche prima e dopo le partite. Dialoghi incomprensibili in lingua giapponese (non sottotitolati) e poco altro, salvo una galleria per ammirare le fanciulle.

Anche le modalità sono davvero ridotte all’osso: la carriera vanta quattro stage con sfide di difficoltà crescente mentre nel free play è possibile giocare per la gloria. Il vero problema di tutto questo è l’intelligenza artificiale: il computer cadrà sempre e sistematicamente nei nostri bluff, perdendo rapidamente denaro fino all’eliminazione. Inutile infine parlare di longevità, dato che al netto dei soli quattro stage affrontabili nella campagna, l’unico limite è la pazienza dei giocatori. Mischiando le carte potrete giocare per un’ora o per tre giorni di fila, anche se probabilmente farete fold dopo pochi minuti.

Trofeisticamente parlando: All In sulle coppe!

L’attrattiva maggiore di Poker Pretty Girls Battle: Texas Hold’em è il suo elenco trofei. Il Platino è un vero gioco da ragazzi e sarà sbloccabile in una ventina di minuti circa. Vi basterà andare all-in in ogni partita, cercando di buttare fuori il prima possibile gli avversari. Completato il primo stage da quattro partite, vi basterà quindi sfidare (senza batterle) altre tre ragazze e il Platino sarà vostro.

VERDETTO

Sarebbe stato davvero bello trovarsi davanti un gioco di poker in grado d'incarnare appieno lo spirito del Texas Hold'em, aggiungendo magari qualche simpatica variante. Poker Pretty Girls Battle fallisce però clamorosamente il compito, proponendo un'esperienza stantia, di cui ci si annoierà in breve tempo. Le formose ragazze, presenti davvero poco a schermo, non riescono a risollevare un titolo appesantito anche da un'intelligenza artificiale non all'altezza. Se amate il poker, non venite a vedere questo bluff.

Guida ai Voti

Stefano Bongiorno
Nato e cresciuto in cattività, il giovane Stefano è stato svezzato a latte in polvere e Nintendo, cosa che lo ha portato con gli anni a dover frequentare svariati osteopati a causa delle deformazioni alle mani causati dall'uso di pad rettangolari. Oggi ha una certa età e scrive per il Bit, non perché abbia una scelta, ma perché altrimenti il boss Dario lo fustiga con le copie invendute di Digimon All-Star Rumble. Nel tempo libero si dedica occasionalmente al suo lavoro di commesso di telefonia e soprattutto alla caccia al Platino, con scarsi risultati.