Call of Duty: Vanguard – Recensione

Sviluppatore: Sledgehammer Games Publisher: Activision Piattaforma: PS4 (disponibile anche per PS5) Genere: Sparatutto Giocatori: 1-2 (Online 2-48) PEGI: 18 Prezzo: 69,99 €

La Seconda Guerra Mondiale, un evento tragico della nostra storia eppure, proprio per questo motivo, affascinante soggetto di molti, forse troppi film e videogiochi. Per dire, nel “nostro” ambiente solo il mese scorso è venuto fuori Hell Let Loose (gratis con PlayStation Plus, tra l’altro) e ora Call of Duty: Vanguard, dagli autori di… esatto, Call of Duty: WWII. Siamo pieni di Seconda Guerra Mondiale, eppure ci piace sempre. Sarà per il setting storico non troppo distante dall’attuale, sarà per le intelligenti e intriganti guerre geopolitiche, e magari anche per le trovate narrative venute fuori dal medium ludico.

Dopo lo splendido reboot di Modern Warfare, l’esperimento Black Ops Cold War, la parentesi Mobile e l’avventura infinita con Warzone, ci siamo lanciati ancora una volta in battaglia, carichi e armati, e abbiamo sviscerato Call of Duty: Vanguard.

Call of Duty: Vanguard

Onore, vendetta e morte

La campagna di Call of Duty: Vanguard ci mette nei panni di Arthur Kingsley e della sua intera Task Force 1, una squadra composta soldati abili e con un “motivo in più” per combattere con i suoi membri provenienti da ogni parte del mondo. Ambientato principalmente nel 1945, il potente team avrà lo scomodo compito di scoprire la verità sul Progetto Phoenix e metterlo al sicuro, senza neppure sapere con certezza di cosa si tratti. I piani di recupero ben presto andranno all’aria, e a tendere un’imboscata al gruppo ci saranno i nazisti, capitanati dal generale Hermann Freisinger.

In maniera originale, la campagna di Vanguard è in realtà tutta ambientata durante la prigionia della Task Force, con momenti di “avanti e dietro” nella narrazione tra un capitolo e l’altro della storia. Infatti, ogni capitolo ci metterà nei panni di tutti i membri della squadra, uno dopo l’altro, alla scoperta delle loro storie, del passato, delle loro doti e delle motivazioni dietro l’arruolamento. Per poi, alla fine di ogni missione, ricompensarci con un filmato “attuale” della prigionia; un espediente che funziona e spalma perfettamente l’attenzione del giocatore, intento a scoprire di chi vestirà i panni ma, al tempo stesso, curioso di sapere come andrà a finire con la prigionia.

L’Avanguardia

Le missioni individuali dei flashback sono il modo migliore per dare carattere a un personaggio di Call of Duty, muro che pochissimi personaggi sono riusciti a solcare senza essere protagonisti e accompagnati invece da un soldato di poche parole (primo fra tutti ci viene in mente il Capitano Price di Modern Warfare). La caratterizzazione è a livelli molto alti per Call of Duty, non fosse stato per i tipici personaggi “macchietta” e cliché come Wade Jackson – il tipico americano spaccone che però si può permettere di farlo, insomma. Diamo invece un encomio alla caratterizzazione del protagonista, Arthur – sebbene la sua missione non sia proprio così entusiasmante – e una medaglia al valore a Polina Petrova, la cecchina russa con la storyline più credibile e tragica tra le altre.

Tutto molto bello, eppure nonostante la caratterizzazione e il setting impostato la campagna di Call of Duty: Vanguard non riesce a convincerci al 100%. Probabilmente a causa di una maggiore enfasi sulla costruzione dei personaggi e non più di tanto sulle missioni stesse che vanno a costruirli, la campagna di Vanguard si riduce a un corridoio di aree da ripulire dai nazisti neppure troppo velato. Nessuna tridimensionalità se non nella missione di Polina, in cui però non ci è consentito prendere una strada diversa da quella pianificata pena la morte irreparabile della cecchina.

Si poteva calcare di più sull’esplorazione e sulla verticalità della mappa, ma invece il tutto sembra essere stato solo accennato proprio nella missione a Stalingrado con dei muri da scalare à la Uncharted in prima persona, ma senza la componente dell’esplorazione. Mettiamoci tutto questo un anno dopo le scelte multiple e i finali alternativi proposti da Black Ops Cold War e otteniamo una campagna di sicuro bella da vivere, ma che avrebbe potuto fare molto di più.

Call of Duty: Vanguard

Quand’è che si spara?

Accantonato il discorso narrativo, veniamo al dunque. Com’è il gameplay di Call of Duty: Vanguard? Come al solito, una bomba. E’ come se Modern Warfare e Black Ops Cold War avessero avuto un figlio. Lo shooting e i movimenti restano fluidi, costantemente a 60fps anche su PlayStation 4 standard, anche negli scenari con più dettagli da mettere in risalto, e il time-to-kill è già al lancio calibrato in maniera perfetta. Più fast-paced rispetto a Modern Warfare e a WWII (precedente creazione di Sledgehammer Games), anche in Vanguard avremo la possibilità, oltre che scattare più rapidamente premendo due volte il tasto L3 – meccanica smarrita nel tempo e stavolta finalmente spiegata nel tutorial – si può tornare ad appoggiare la propria arma a un riparo o ad aprire lentamente una porta.

La novità più grande sta nella distruttibilità degli ambienti. Sebbene ancora lontani anni luce dalle catastrofi che si vedono in Battlefield, le pareti, i ripari di legno e le porte non saranno più al sicuro. La distruttibilità dell’ambiente rende la guerra molto più tattica di quanto non lo fosse già, consentendoci finalmente di rintanarci e fare una qualche crepa per restare nascosti, osservando chi o cosa ci aspetta dall’altro lato. La personalizzazione dell’armamentario è alle stelle grazie ai dieci innesti utilizzabili per ogni arma principale, che col passare dei livelli e dell’esperienza accumulata garantiscono delle combinazioni pressoché illimitate alle armi preferite.

Proiettili di fuoco? Calcio e ottiche regolabili? Silenziatori, impugnature, caricatori a piacimento? C’è di tutto, sbizzarritevi ed entrate in partita! Anche se è allettante giocare con il supporto al DualSense su PlayStation 5 e sfruttare il suo audio 3D e i trigger adattivi, non abbiate paura di giocare anche con PlayStation 4 standard: l’esperienza è praticamente identica, a differenza di come poteva sembrare il capitolo dell’anno scorso.

Kept you waiting, huh?

Per quanto concerne il multiplayer, invece, dal nostro punto di vista si rimane in una situazione stazionaria e di certo non nuova nei canoni della serie. Premiamo naturalmente la fortissima infrastruttura di rete, che quasi azzera ogni latenza e permette lunghe sessioni di gioco online senza fronzoli anche con connessione in Wi-Fi. Al netto di qualche sporadica dispersione dei pacchetti di dati che ci hanno rallentato giusto un minuto su, quante, una sessantina di partite o più. La scelta delle tipologie di partite è ora immensamente più intuitiva grazie alla scelta del Ritmo Battaglia.

Si tratta di un filtro che fa regolare ai giocatori il tipo di partita che stanno cercando, tra ritmo Tattico, Assalto e Blitz. Essenzialmente, a seconda del ritmo scelto, a cambiare sono in alcuni casi le mappe che il giocatore andrà a giocare e il numero di partecipanti, da un minimo di otto a un massimo di sedici per squadra. Questo solo nelle modalità classiche quali Deathmatch a Squadre, Uccisione confermata, Dominio, Pattuglia Cerca e Distruggi, Postazione e Tutti contro tutti. Si aggiunge, infatti, la new entry di cui abbiamo già avuto un assaggio durante la sessione di alpha, la Collina dei campioni, con il solo filtro di squadra duo o terzetto contro altre squadre in match “legati ma slegati” tra loro.

Teamwork makes the dream work

Sebbene la novità della Collina dei campioni sia più che apprezzabile e decisamente valida nell’esecuzione, troviamo ancora un po’ povera la scelta di mappe giocabili nella modalità (al momento solo due). Così come generalmente, nonostante già al lancio ci siano addirittura venti nuove mappe multiplayer, abbiamo come la sensazione che manchi qualche modalità in più – come Guerra Terrestre, tanto per menzionarne una. Ma queste sono criticità neppure volte a puntare il dito contro Activision, in quanto sappiamo più che bene che Vanguard è in costante crescita e il cuore della produzione verrà fuori del tutto solo tra qualche mese. Anche se è solo una bazzecola, però, ci siamo un po’ rimasti male nel non vedere più in multigiocatore la hub esplorabile come in WWII.

Spendiamo questo paragrafo per rispondere a una domanda che non gira troppo spesso per il web: come funziona il multiplayer split-screen? Fortunatamente Call of Duty è tornato sui suoi passi e ha riproposto il semplice, ma efficace schermo condiviso in stile Modern Warfare. Anche se non ci sarebbe dispiaciuto vedere l’orientamento intercambiabile anche in verticale come visto in Black Ops Cold War, almeno non abbiamo nessun bordo nero a ridurre ancora di più le dimensioni dello schermo e a rovinarci gli occhi. Però facciamo un appello a Sledgehammer: ottimizzate lo split-screen anche per le animazioni di fine partita. A più riprese abbiamo riscontrato personaggi in T-pose (ouch) e qualche volta il gioco è addirittura andato in crash (ahia!).

Call of Duty: Vanguard

Ma non muoiono mai? Ah.

Da fan dell’ultima ora di Call of Duty, precisamente forte appassionato da Black Ops III, mi sono sempre chiesto da che cosa derivasse tutta questa attenzione per gli zombi. O peggio, per gli zombi nazisti. Come già accaduto negli altri titoli, la storia prima seria e basata su fatti realmente accaduti, prende una piega surreale e paranormale. Continua la saga dell’Etere Oscuro, con ora l’Oberfuhrer Wolfram Von List a capo della rinascita dei nazisti caduti, guidato o posseduto dal possente Kortifex, arcinemico delle altre entità dell’Etere.

La modalità, sviluppata da Treyarch, si presenta come una campagna cooperativa fino a quattro giocatori. Si tratta di una partita continua e potenzialmente infinita, divisa per round ognuno più difficile dell’altro e con ricompense garantite sempre più appetibili – a patto che ne si esca vivi. Lo stesso discorso della crescita del gioco non possiamo non riproporlo per la modalità Zombi, forse la più monca e sbilenca delle tre proposte da Call of Duty: Vanguard.

La modalità causa una dipendenza tremenda, una volta entrati in partita, meglio ancora se in buona compagnia, è davvero difficile staccarsi dallo schermo. Eppure al lancio Zombi ci propone una sola mappa, Der Anfang (l’inizio), in cui ci verrà proposto di entrare nei vari portali, compiere le missioni proposte, liberare l’area dagli zombi e così via, magari spendendo il denaro accumulato agli altari per potenziare le abilità innate del nostro avatar. A chi guarda la modalità con un certo scetticismo (come prima faceva chi scrive), ricredetevi, trovate una comitiva e fiondatevi in Zombi. Tattico, frenetico e maledettamente divertente, ma troppo poco: ne vogliamo di più (e ne avremo).

Call of Duty: Vanguard

Dovere e piacere

A prescindere dalla console su cui giocherete o state giocando lo sparatutto, Call of Duty: Vanguard è uno spettacolo anche da vedere. L’illuminazione raggiunge picchi mai visti prima, il dettaglio grafico è da paura, raggiungendo livelli di attenzione e fluidità simili a Black Ops Cold War ma con l’engine di Modern Warfare. Gli effetti particellari sono stratosferici, un netto upgrade rispetto all’alpha, e la cura nei dettagli dietro i modelli delle armi e alle loro animazioni di ricarica ci lasciano davvero senza parole.

Purtroppo resta un po’ anonima la colonna sonora, mai realmente in grado di rubare la scena, ma fa la sua porca figura il doppiaggio in italiano. Le voci sono azzeccate ai personaggi e la recitazione è molto buona, peccato per qualche problema di audio mixing che espone molto di più la voce del protagonista in questione che di chi gli sta intorno, generando un contrasto che un po’ stride all’orecchio.

Trofeisticamente parlando: una lunga guerra

Anche se non punitivo come le scorse edizioni, il Platino di Call of Duty: Vanguard ci farà rimboccare le maniche. Non ci sono trofei legati ai collezionabili e neppure agli Easter Egg in Zombi, ed essenzialmente dovremo completare la campagna a difficoltà Veterano, compiere azioni mancabili sparpagliate per i capitoli (ma questi facilmente selezionabili) e arrivare al livello massimo nel Multigiocatore, ovvero il 75. Nulla di troppo complicato, in realtà, ma è decisamente una lunga battaglia da portare a termine.

VERDETTO

Call of Duty: Vanguard è un gran gioco, dal gameplay ancora smussato e migliorato, ma che ci ha lasciati a bocca amara. La campagna si preoccupa in maggior modo di costruire la caratterizzazione dei personaggi e accantona ingiustamente una costruzione più approfondita, nel prodotto finale solo accennata, dei livelli stessi. Il multiplayer resta sempre una goduria, piacevole su ogni fronte, e la modalità Zombi una piccola perla nascosta, ma al lancio estremamente povera di contenuti. Ben consci di come si evolverà il gioco nei prossimi mesi, però, Call of Duty: Vanguard è considerabile un ottimo investimento.

Guida ai Voti

Andrea Letizia
Cresciuto a pane e Crash Bandicoot, deve la sua conoscenza dell'inglese grazie a uno studio intenso dei dialoghi sottotitolati nei videogiochi. Grande amante degli action RPG e dei platform, dei cani e del wrestling.