Tom Clancy’s Rainbow Six Extraction – Recensione

Sviluppatore: Ubisoft Montréal Publisher: Ubisoft Piattaforma: PS4 (disponibile anche per PS5) Genere: FPS Giocatori: 1 (Online: 1-3) PEGI: 16 Prezzo: 49,99 €

Che si faccia o meno parte della sua fanbase, tutti conoscono Rainbow Six; la saga, anche se famosa già da inizio anni Duemila, è però esplosa definitivamente con Rainbow Six Siege. Ubisoft ci prese in pieno nel 2015 con lo sviluppo di questo sparatutto tattico in PvP; si generarono dirette streaming su Twitch e YouTube con numeri stratosferici, campionati online e una scena eSport seriamente immortale e dai premi in palio da capogiro. Più imponente della scena picchiaduro e grande rivale della scena eSport legata al colosso di Fortnite. Da qui, dopo sette anni, la decisione di rimescolare le carte in tavola e proporre un nuovo capitolo, nonostante il successo ancora quotidiano di Siege.

Tom Clancy’s Rainbow Six Extraction già dagli albori del suo sviluppo è pieno zeppo di curiosità. Nasce da un titolo mai uscito chiamato Pioneer, accennato con un teaser su Watch_Dogs, il quale fulcro sarebbe stata una battaglia continua nel mezzo di una particolare pandemia. Arriva dopo la decisione di spostare il focus su Rainbow Six e trasformare Extraction (prima Quarantine, un nome infelice visto il nostro periodo storico) in una modalità di Siege. Ma il progetto, come fosse oggetto di una mutazione, si evolve fino a diventare uno spin-off di Rainbow Six Siege. Ma ora basta con la lezione di storia. Imbracciamo le armi in dotazione, indossiamo la mascherina e buttiamoci nella recensione di Rainbow Six Extraction.

Tom Clancy's Rainbow Six Extraction

Eravamo pronti a tutto, ma questo era imprevedibile

Diversi anni dopo l’epidemia scoppiata in New Mexico, a seguito dell’Operazione Chimera in Rainbow Six Siege, il parassita Chimera riesce a sfuggire al contenimento e a invadere gli USA. Si tratta di una minaccia mai vista prima, fatta di spore letali e creature infette e aggressive chiamati archei. Solo le forze speciali del REACT dispongono delle tecnologie necessarie per contrastare l’infezione. O quantomeno per cercare di contenerla il più possibile. Starà agli operatori del REACT scendere nei luoghi infestati per estrarre quante più informazioni possibili su composizione fisica e genetica del parassita; in modo da espandere le tecnologie e contrastare le mutazioni del parassita.

L’incipit è quanto basta per portare avanti il gioco. Narrativamente, infatti, Extraction non ha nessuna pretesa. Ha anzi così poca voglia di essere preso sul serio da essere uno spin-off ambientato in un futuro distante e non specificato; un what if, in pratica. E tanto basta.

Lascia o raddoppia

Rainbow Six Extraction, pur essendo uno spin-off (anche leggermente sottoprezzato) del rinomato Siege, gioca benissimo le sue carte in quanto a gameplay. Pur mantenendo identico, del tutto inalterato il core gameplay per quanto concerne movimenti e shooting, Ubisoft se la rischia eliminando di fatto ogni accenno al Player versus Player, esaltando d’altro canto una forte componente cooperativa.

Tom Clancy's Rainbow Six Extraction

Addio cinque contro cinque, nel nuovo capitolo c’è spazio per un massimo di tre operatori per missione a fare fronte comune per sbarazzarsi della minaccia del parassita, controllata esclusivamente dall’intelligenza artificiale. Uno stravolgimento della formula base azzeccatissimo e forte di molteplici collaudi con gli eventi passati di Siege. L’eccellente tridimensionalità di Siege viene riportata col copia e incolla anche in Extraction. E’ ancora possibile usare l’ambiente a nostro vantaggio, innalzando barricate e rompendo i muri per avere visuali tattiche; anche se abbiamo trovato l’intero sistema di copertura e stealth più debole del fratello maggiore – seppur comunque valido. Contro l’IA raramente useremo barricate – almeno prima di toccare le difficoltà più ostiche – non essendo questa paragonabile a un giocatore in carne e ossa.

Improvvisare, adattarsi e sopraffare

In ogni missione indosseremo i panni di un singolo operatore a nostra disposizione, tenendo bene in cura l’intera rosa di operatori. Un po’ come accade in strategici come X-COM, se gli agenti da noi schierati dovessero subire ingenti danni, questi torneranno alla base come feriti e dunque inutilizzabili fino al recupero. Qui arrivano i primi incentivi al gioco “responsabile” e all’abolizione del gioco tossico. I punti ferita degli operatori usati si ripristinano al termine di ogni missione solo ed esclusivamente in base al rendimento in campo. Più punti si otterranno per uccisioni, tattica e salute, più PS arriveranno alla rosa “in panchina”. Ogni operatore ha un suo livello di progressione, e a ogni avanzamento viene sbloccata automaticamente una miglioria alla personalissima tecnologia REACT.

Ma la morte ha un caro prezzo. Grazie all’equipaggiamento indossato, ogni operatore caduto in battaglia può ricoprirsi interamente di un fluido protettivo, ma sarà impossibilitato a muoversi. Sarà il nostro caso qualora dovessimo morire in battaglia. Il nostro operatore sarà DIA (disperso in azione); nei panni di un secondo operatore dovremo nuovamente esplorare la mappa in cui siamo stati sconfitti per recuperare il corpo del precedente personaggio. Una grandissima chicca che fa esplodere la rigiocabilità (fino a un certo punto), forte anche di una selezione casuale degli obiettivi per missione e di un posizionamento procedurale del corpo esanime dell’agente.

L’elemento rischio-beneficio è una costante in Extraction, persino nella struttura delle mappe. Questa, suddivisa in tre “zone calde”, funziona con un livello di pericolosità sempre crescente. Non è necessario – e anzi sarà raro – completare tutte e tre le camere della mappa. In ogni momento si potrà richiedere l’estrazione per portare a casa quanto già ottenuto senza rischiare ulteriori DIA. Ma il piatto offerto dal completamento è solitamente molto allettante.

The best is yet to come

Rainbow Six Extraction incentiva in continuazione all’esplorazione, all’evoluzione dei personaggi e al cambiamento di abilità e tattiche grazie alla meccanica dei feriti e dei DIA. E’ bene però giocare al gioco senza la pretesa di volerlo completare il prima possibile. L’unico modo per progredire con la storia è, banalmente, giocare e ottenere quanti più punti esperienza possibili. Con la scusa delle informazioni da raccogliere, Ubisoft costringe a grindare le missioni per salire di livello Tappa, con cui vengono sbloccati nuovi scenari sia narrativi che di mappa. Il problema è, come facile intuire, la lentezza con cui gli stage vengono sbloccati. Scelta discutibile anche se sensata, considerando che la campagna cooperativa è – al day one perlomeno – l’unica modalità giocabile.

Per un nuovo giocatore addentrarsi nell’universo del gioco con il capitolo del 2015, da inesperto, è quasi impossibile. A questo cerca di ovviare Extraction con una componente cooperativa molto più intima e meno tossica del PvP; un nuovo punto di partenza doveroso, seppur arrivato in ritardo, per chi ha il desiderio di approcciarsi alla saga. Il consiglio più grande che possiamo offrirvi è quello di giocarlo con un gruppo di amici. La coordinazione è la chiave; e anche se non sempre è l’unico elemento che porta al successo, resta il modo migliore di vivere l’esperienza di Rainbow Six Extraction.

Tom Clancy's Rainbow Six Extraction

Insieme è meglio

Lodiamo l’iniziativa di Ubisoft di creare il Buddy Pass. E’ una sorta di sistema “a monete” che consente a chi ha acquistato il gioco di cedere a due amici una licenza per giocare insieme. Ottimo per il giocatore, che non avrà più scuse per fare il lupo solitario e, perché no, grande idea di Ubisoft per accaparrarsi un’utenza più grande. E’ giocabile anche in cross-platform, che funziona che è un amore.

Esteticamente, cutscene a parte, in realtà Rainbow Six Extraction non fa impazzire. Sarà forse per gli ambienti curati, ma un po’ sciatti e senza carattere – aree che visiteremo e rivisiteremo a ripetizione nel corso dell’avventura – o per i modelli dei personaggi e dei parassiti non troppo accattivanti o per un frame rate su PlayStation 4 non proprio esaltante. Si resta nella media anche per quanto riguarda il comparto audio, tra suoni poco convincenti, musiche poco presenti e un doppiaggio poco persuasivo. Diversa, ovviamente, è la resa grafica su PlayStation 5, dove Rainbow Six Extraction gira a risoluzione maggiore e mantiene i 60 fps stabili senza particolari problemi.

Trofeisticamente parlando: spara, livella, ripeti

Purtroppo anche il set di trofei di Tom Clancy’s Rainbow Six Extraction abbraccia la politica del ripetitivo. Naturalmente il tutto dipende dal gruppo creato per giocare, ma essenzialmente per sbloccare il Platino sarà necessario sbloccare tutte le tappe, sviluppare tutte le tecnologie, uccidere con determinate armi, portare al livello 10 tutti gli operatori e completare cinque missioni Incursione con 55.000 punti esperienza ottenuti – per niente facile come sembra.

VERDETTO

Tom Clancy’s Rainbow Six Extraction è un graditissimo spin-off di Rainbow Six Siege, fortemente apprezzabile anche da chi non ha mai giocato il capitolo del 2015 e, anzi, un ottimo trampolino di lancio per fare proprio il gioco e il suo core gameplay. Anche se un po’ povero di contenuti al day one nonché, sfortunatamente, ripetitivo, Extraction resta un ottimo gioco, ma più debole (e probabilmente meno longevo) del fratello maggiore. Nonostante ciò può regalare tanti momenti di qualità: giocatelo in compagnia, magari servendovi del Buddy Pass.

Guida ai Voti

Andrea Letizia
Cresciuto a pane e Crash Bandicoot, deve la sua conoscenza dell'inglese grazie a uno studio intenso dei dialoghi sottotitolati nei videogiochi. Grande amante degli action RPG e dei platform, dei cani e del wrestling.