Spirit of the North – Recensione

Sviluppatore: Infuse Studio Publisher: Merge Games Piattaforma: PS4 Genere: Avventura Giocatori: 1 PEGI: 7 Prezzo: 16,99 €

Correva l’anno 2017 quando lo sviluppatore indipendente David Wehle propose sul mercato un videogioco introspettivo e malinconico che vedeva come protagonista una volpe, intitolato The First Tree. Il progetto non ha registrato numeri elevati in quanto a vendite e non ha ricevuto un’accoglienza esaltante da parte della critica. Tuttavia, un piccolo team di sviluppo islandese formato da sole tre persone deve averlo giocato e adorato alla follia. Così immaginiamo sia nato Spirit of the North, titolo d’esordio di Infuse Studio che pesca a piene mani da The First Tree e lo rivisita in chiave scandinava.

Spirit of the North

Lo spirito innevato

Spirit of the North racconta il viaggio di una volpe che, attratta da una strana nube luminosa rossa nel cielo, decide d’incamminarsi verso una grotta per investigare. Ben presto, il fragile animale rimarrà vittima di una forza spirituale maligna che la farà cadere a terra priva di forze, salvo essere soccorsa da uno spirito animale benevolo, anch’esso rappresentato da una volpe. Da qui in avanti, le due creature uniranno le forze e affronteranno le intemperie climatiche e ambientali esplorando le vaste pianure della tundra islandese, le profonde grotte del luogo e le rovine abbandonate ormai da parecchio tempo.

Il viaggio sarà, per il videogiocatore, un alternarsi di fasi di platforming, di risoluzione di enigmi e di contemplazione paesaggistica, mentre la volpe apprende nuove abilità che incrementano il ventaglio di possibilità a sua disposizione. La sensazione prevalente durante l’intera opera è la malinconia, trasmessa sia dalla colonna sonora che da una narrazione silente ma tagliente che riesce ottimamente nel proprio intento senza far ricorso a testi o dialoghi. L’unica pecca sotto il profilo narrativo riguarda la gestione pressapochista della regia, lasciando libero arbitrio sulla gestione della telecamera e riducendo al minimo il quantitativo di cutscene. Peccato perché nella sequenza d’inizio gioco si era intravisto un buon livello di regia, ingiustificatamente non riproposto.

La narrazione genera nel complesso un climax piuttosto lento ma interessante che convoglia tutto il suo potenziale nella splendida sequenza finale annessa ai titoli di coda, indubbiamente il momento più alto di tutto il gioco e meritevole di essere ricordato da chiunque lo abbia vissuto, nonché una rivisitazione videoludica spettacolare della leggenda finlandese del Tulikettu.

Spirit of the North 2

Dove sono? Che devo fare?

Se per il concept generale e per le scelte narrative siamo felici di celebrare Infuse Studio con un plauso, lo stesso purtroppo non possiamo fare dal punto di vista del gameplay e di altre caratteristiche che tratteremo più avanti. Abbiamo apprezzato la scelta del team di rinunciare all’interfaccia di gioco. Non ci sono indicatori, mappe, bussole, barre della stamina o quant’altro, ma solamente noi e la volpe. Questa decisione pulisce in maniera netta lo schermo e ci permette di apprezzare le ambientazioni evocative e maestose che il team si è concentrato a creare. Purtroppo, più di una volta, ci siamo persi nelle aree aperte (soprattutto nell’ultima) e ci siamo trovati a girovagare senza una meta per molto tempo, andando a interrompere quella magia che si era venuta a creare. Una “bussola nascosta” simile a quella che abbiamo trovato in Ghost of Tsushima sfruttando la direzione del vento sarebbe stata perfetta.

In aggiunta a ciò, dobbiamo sottolineare come gli spartani enigmi ambientali si ripetano fino alla nausea proponendo le medesime soluzioni e riuscendo a smorzare in tempi record l’effetto di novità fornito da quelle nuove abilità che sono state appena apprese dalla volpe. Uno degli aspetti peggiori, tuttavia, emerge durante le fasi di platforming dove la mal progettazione del salto trasformerà ogni balzo in una preghiera. Oltre a un leggero input lag sul tempismo, si registra una pessima inquadratura della direzione che sembra implementare solamente otto direzioni (in particolar modo durante lo scatto aereo). Valide invece le fasi di contemplazione paesaggistica sebbene ci siano dei problemi tecnici ingombranti.

Contropelo

Che il team di sviluppo sia talentuoso non lo mettiamo assolutamente in discussione ma, pur trattandosi di un titolo low budget, dobbiamo descrivere anche l’aspetto tecnico. Partendo dagli aspetti positivi, siamo rimasti sorpresi da un frame rate stabile e dai caricamenti che sono pochi di numero e brevi di durata. Sottolineiamo anche l’estrema cura negli effetti di luce e la quantità elevata di modelli differenti che ci hanno permesso di non imbatterci mai in déjà-vu visivi.

Purtroppo ci sono anche degli aspetti negativi. La qualità grafica di alcune texture è oggettivamente inaccettabile su PlayStation 4, così come è inaccettabile che ci siano dei fastidiosi pop-in durante le nostre galoppate. Eccezion fatta per delle animazioni scriptate (come lo starnuto presente anche nel trailer), abbiamo notato qualche problema anche sotto questo punto di vista. Il protagonista è uno soltanto e non ci sono altre creature in tutto il gioco, dunque si sarebbe potuta sviluppare una fisionomia della volpe nelle animazioni molto più credibile anziché farla sembrare una bambolina con le zampe rigide. Il design stesso della volpe sarebbe potuto essere maggiormente curato nella definizione del pelo e dell’espressività, in particolar modo dello sguardo ridotto a mere cavità oculari vuote.

Spirit of the North 3

Dobbiamo purtroppo registrare delle hitbox mal calibrate (che contribuiscono a inficiare l’esperienza di platforming) e una trascuranza eccessiva nelle collisioni. Spesso il muso della volpe si conficcherà nella pietra o il bastone che terremo in bocca trapasserà gli alberi. Vi assicuriamo che non è bello da vedere, soprattutto negli spazi chiusi.

Joseph and the Fox

Impossibile trascurare il comparto sonoro che caratterizza in maniera lampante l’opera di Infuse Studio. La soundtrack è stata affidata a Joseph Gifford, il quale ha realizzato delle tracce che si sposano perfettamente con il concept di Spirit of the North e che più di ogni altra componente riescono a trasmettere quelle sensazioni malinconiche e introspettive su cui gli sviluppatori avevano orientato il proprio progetto. Gli strumenti maggiormente utilizzati sono una vasta gamma di archi, il pianoforte e delle campanelle dal suono delicato e dalla brevissima coda acustica. Scelta azzeccatissima ed estremamente funzionale.

Per quanto concerne l’effettistica sonora generale, il team islandese è riuscito a mantenere il livello piuttosto elevato e costante eccezion fatta per un dettaglio, purtroppo palese. Inspiegabilmente, il richiamo della volpe più che il tradizionale guaiolo stridulo sembra essere un abbaio di un cane di media taglia. Che gli sviluppatori abbiano registrato il proprio amico a quattro zampe?

Spirit of the North 4

Uva acerba

Quando la volpe non arriva all’uva dice che è acerba. Ebbene, la volpe di Spirit of the North riesce ad arrivare all’uva, ma la maturità di quest’ultima non è definitiva. L’esperienza di gioco è breve e leggera ma non riesce a coinvolgere tanto quanto gli sviluppatori auspicavano nonostante una colonna sonora toccante. La narrazione silente dell’opera funziona a dovere ma a volte si infrange in delle fasi di esplorazione e di gameplay eccessivamente dispersive e contaminate da un livello tecnico non esaltante che occasionalmente manifesta le proprie criticità. Intelligente l’inserimento dei collezionabili che ci chiederanno di raccogliere dei bastoni e posarli vicino ai cadaveri dei legittimi proprietari per risvegliarne lo spirito. Raccogliere i collezionabili ci permetterà di sbloccare nuove skin (letteralmente) per la nostra bestiolina.

In sostanza, Spirit of the North è uno dei tanti titoli poetici dall’idea valida (malgrado sia ricalcata in larga parte da The First Tree) il cui immenso potenziale si sprigiona a intermittenza. Promuoviamo con un’ampia sufficienza il titolo, augurandoci che l’Enhanched Edition su PlayStation 5 riesca a medicarne quantomeno l’aspetto tecnico.

Spirit of the North 5

Trofeisticamente parlando: shaman fox

L’elenco trofei di Spirit of the North prevede un trofeo di Platino il cui ottenimento vi richiederà uno sforzo minimo, qualora decidiate di usufruire di una videoguida per la raccolta di tutti i collezionabili. Le poche azioni supplementari richieste sono veramente basilari.

VERDETTO

Se cercate in Spirit of the North un'esperienza coinvolgente ed emozionante in stile Journey siete in alto mare e rischiate di annegare amaramente. L'approccio che vi consigliamo è quello di vivere il breve viaggio della volpe con leggerezza e spensieratezza, chiudendo un occhio su alcuni difetti tecnici piuttosto goffi. Seguendo questa dritta, riuscirete ad apprezzare quanto di buono fatto da Infuse Studio relativo alla realizzazione dei paesaggi, alle atmosfere offerte dalle splendide musiche di Joseph Gifford e a uno stile narrativo fantasma che riesce a colpire nel segno. Il prezzo esiguo e frequentemente scontato su PlayStation 4 è un invito che gli appassionati di questo genere di avventure non possono trascurare. Se vi riconoscete in questa categoria di giocatori, vi consigliamo l'acquisto.

Guida ai Voti

Giovanni Paolini
Catalizzatore di flame sul web e drogato seriale di fantacalcio, Giovanni vede il videogioco come un'espressione artistica piuttosto che come un mero intrattenimento privo di contenuti significativi. Per questo motivo, ripudia il 90% dei AAA e si tuffa sfacciatamente nel mercato indipendente, rimanendone il più delle volte scottato seppur senza rimorsi. Amante della musica di qualità, delle narrazioni articolate e di design ispirati, si è tuttavia mostrato fin dall'adolescenza ossessivamente attratto dai personaggi femminili antropomorfi, mistici o animati, universalmente conosciuti come waifu. Rappresenta orgogliosamente la vena toscana del Bit.