Sword and Fairy 6 – Recensione

Sviluppatore: Softstar Entertainment Inc. Publisher: Eastasiasoft Piattaforma: PS4 Genere: Gioco di Ruolo Giocatori: 1 PEGI: 12 Prezzo: 26,99€

Era il tempo delle leggende, dei maghi e delle grandi battaglie. È ora il tempo in cui le gesta di nuovi, grandi eroi risuonano fino a noi grazie a Sword and Fairy 6. EastasiaSoft e Softstar arrivano a colonizzare anche il mercato europeo con il sesto episodio numerato del gioco di ruolo cinese di stampo fantasy. Si tratta di una finestra interessante sul modus operandi degli sviluppatori asiatici, i quali via via si stanno ritagliando uno spazio maggiore nello sconfinato mercato dei videogiochi, di un’opportunità intrigante per scoprire un immaginario a noi distante tanto culturalmente quanto geograficamente, pur strizzando l’occhio ai grandi nomi del vicino Giappone come Final Fantasy. L’edizione PlayStation 4 arriva passando da quella PC (Steam), trascinandosi dietro una mole di problemi tecnici che potrebbero dissuadere alcuni giocatori a scoprire l’immaginario di Sword and Fairy.

Dalla mitologia cinese con furore

Il mondo deve tutto al potente Dio Shen Nong, colui che creò le Nove Fonti consentendo al pianeta di crescere in serenità e prosperità. La pace venne però interrotta quando tre razze, ovvero le Bestie, le Divinità e gli Umani, diedero inizio a una guerra senza apparente fine. Le due ultime fazioni si allearono per sconfiggere la prima, che rabbiosa suddivise la realtà in tre regni: il Regno dei Demoni, il Regno degli Uomini e il Regno degli Dei. Le Nove Fonti vennero quindi sparpagliate fra i territori, modificando la propria forma in base all’ambiente. Questo era soltanto l’antefatto di un tempo passato, un tempo in apparenza dimenticato, mentre Shen Nong e le nove chiavi che permettevano di accedere alle Fonti sono persino scomparsi.

Il momento presente ci mette invece nei panni di Yue Jinzhao e Yue Qi, due guerrieri che si avventurano verso ovest in cerca di risposte. Il loro viaggio li porterà a imbattersi in numerose storie secondarie, intrighi e misteri che si concateneranno in una cospirazione ben più profonda. Epica e drammaticità si mescolano insomma in una narrativa dal gusto profondamente cinese che, sulla scia di alcuni dei più noti JRPG (giochi di ruolo alla giapponese), non lesina momenti di eroica teatralità. Un modo di raccontare sontuoso e mitologicamente intrigante che potrebbe stonare con i gusti di molti utenti, ma il quale riesce nel suo intento di delineare un mondo fantastico coerente.

sword and fairy 6

(Troppo) vecchia scuola

Anche nel gameplay, Sword & Fairy 6 non si discosta troppo dagli insegnamenti della scuola nipponica, proponendo un vasto mondo in 3D liberamente esplorabile, con l’aggiunta curiosa del salto che dona un tocco simile ai platform, seppure molto legnoso e impacciato nella resa effettiva. I Nostri si troveranno a passare da ambienti naturalistici piuttosto scarni e totalmente vuoti, a villaggi, deserti e persino verso un’oasi, per una buona varietà che si mantiene costante lungo tutta la partita.

L’opera di Softstar offre un sistema di combattimento ibrido a turni e in tempo reale, con il classico party a un massimo di quattro guerrieri da mandare in prima linea contro le fila nemiche. A ogni turno, sarà richiesto di scegliere un bersaglio e sferrare il proprio attacco, o in alternativa è possibile privilegiare l’aspetto difensivo o di potenziamento delle statistiche per colpire successivamente con più efficacia. In questo caso, un attacco ben assestato potrebbe mandare in break l’avversario, costringendolo a subire temporaneamente più danni. A un sistema basato su generici livelli, il titolo predilige dei Soul Point conferiti al termine degli scontri da spendere alla voce Meridian del menù di gioco; i singoli protagonisti hanno tre distinti rami di esperienza che, attraverso tali punti, potranno essere via via potenziati.

Scivoloni tecnici

Come accennato in apertura, la versione PlayStation 4 di Sword and Fairy 6 non è altro che un porting di quella uscita nel 2015 su PC. Quest’ultima però, soffre di alcune magagne tecniche che inevitabilmente si è trascinata fino all’edizione console, inasprita da ulteriori, simili difetti: il frame rate, per esempio, non riesce mai a stabilizzarsi sui 30fps, risultando a tratti quasi ingestibile, mentre il passaggio da una zona a un’altra viene a volte disturbato dal fenomeno di stuttering.

A una direzione artistica discretamente ispirata, si accompagna un comparto sonoro di tutto rispetto in linea con i canoni epici della narrativa. Meno riuscita è la realizzazione degli ambienti di gioco, i quali palesano delle texture ben al di sotto degli attuali standard e in generale non riescono quasi mai a rendersi distintivi o ad affascinare l’utente occidentale così lontano da un immaginario mitologico come quello cinese.

Trofeisticamente parlando: un’epica sfacchinata orientale

Sword and Fairy 6 consta di quarantasei trofei totali, suddivisi tra trentacinque di bronzo, sette d’argento, tre d’oro e l’immancabile Platino. Per ottenerli tutti sarà necessario trascorrere parecchie ore sul gioco, tra combattimenti, materiali da scovare e molto altro. Se volete lanciarvi in questa avventura all’ultima coppa, vi consigliamo di seguire la nostra lista dei trofei di gioco.

VERDETTO

Sword and Fairy 6 è un viaggio nella lontana Cina mitologica dai toni epici e teatrali. Un'avventura fantasy che merita di essere scoperta dagli amanti dei giochi di ruolo classici di stampo orientale per la sua storia ventennale. Avvicinarsi al sesto capitolo numerato della saga, tuttavia, significa anche passare attraverso una Via della seta irta di problemi tecnici e grafici che minano la sua godibilità. Per questo, il giudizio numerico non può andare oltre il 6 e mezzo.

Guida ai Voti

Maria Enrica
Grata dal 1994 ai videogiochi per sopperire a pigrizia e mancanza di fantasia, è stata svezzata da mamma Nintendo, allevata da Sony fin dalla prima PlayStation, cresciuta con un pad in mano e il Game Boy Advance nell'altra. Laureanda in Lettere classiche, avversa ai videogiochi in digitale, sogna per questo una casa dove custodire una collezione degna di tale nome.