Where the Heart Leads – Recensione

Sviluppatore: Armature Studio Publisher: Armature Studio Piattaforma: PS4 Genere: Avventura Giocatori: 1 PEGI: 16 Prezzo: 24,99 €

Where the Heart Leads ha catturato la nostra attenzione sin da subito con il primo comunicato ufficiale diramato da Armature Studio. Un’opera composta da uno script enorme che, apparentemente, propone qualcosa di già visto. Saranno riusciti gli autori di Resident Evil 4 VR, ReCore, Metal Gear Solid HD Collection e Batman Arkham Origins Blackgate a impressionarci? Le buone premesse trasmesse per questo indie esclusiva PlayStation saranno state mantenute? Non vi resta che leggere la recensione per capirlo.

Vai dove ti porta il cuore

Le già citate opere realizzate da Armature Studio, se ci pensante, non hanno nulla a che vedere con quello che stiamo per raccontarvi. Where the Heart Leads è incentrato tutto sulla vita di Whit Anderson, che non ha nulla a che fare con un supereroe o simili. E’ un uomo che ha vissuto e vive la sua vita come tante altre ma, all’improvviso, riceve una specie di super potere (se vogliamo rimanere in tema super eroi). Non volare, non sparare raggi laser dagli occhi ma, più semplicemente (e neanche tanto!) avere la possibilità di cambiare le decisioni prese durante la sua vita.

Tutto inizia una notte durante un temporale, quando all’improvviso il cane degli Anderson decide di schizzare fuori dalla porta alla ricerca di qualcosa. Ben presto, la famigliola si accorgerà di avere una vera e propria voragine davanti casa in cui la povera bestia è precipitata. Inventandosi un sistema di carrucole collegato a una vecchia vasca da bagno, Whit riuscirà a creare un rudimentale ascensore per poter scendere e salvare Casey. Finirà, purtroppo, per rimanere intrappolato e cadere ancora più a fondo. Incredibilmente, però, si rialzerà sulle sue gambe e, facendo di tutto per risalire in superficie, comincerà a rivivere – e a farci rivivere – quella che è stata la sua vita.

Le tematiche affrontate sono tante e sono quelle che prima o poi hanno riguardato un po’ tutti. Prima di tutto la famiglia di origine, con le gioie e i dolori del caso; un padre severo e molto occupato dal lavoro e un fratello “particolare” che insegue una carriera artistica malgrado le volontà dei genitori. Poi la propria famiglia, quella da costruire con la persona “giusta”, fatta pure delle gioie e delle difficoltà della quotidianità. Insomma, nel giro di una decina di ore di trama, Whit Anderson sarà trait d’union fra Sege – suo fratello e i genitori (con tutte le difficoltà del caso), dovrà scegliere se essere un buon padre e un buon marito, supportando Rene oppure no. Dopo tutto questo, a Whit stesso chi ci penserà?

Una struttura, come dicevamo, già vista tante altre volte – viene da pensare a To The Moon, a momenti – ma con una particolarità: la presenza di scelte davvero importanti. Non è affatto una specie di pubblicità ingannevole per attirare l’attenzione; Where the Heart Leads è davvero fortemente basato sul peso che le scelte di Whit avranno sulla sua vita, fino a garantirci un buon numero di finali differenti. Ciononostante, dubitiamo un pochino sul fattore rigiocabilità e vi spieghiamo perché.

Ci rigiochiamo? Non lo so

Detto sinceramente, non avremmo poi così tanta voglia di rigiocarlo più e più volte. Where the Heart Leads è in grado di emozionare, di sorprendere ora dopo ora instaurando un legame con il giocatore ma ha, come difetti, una struttura ripetitiva e soprattutto una grossa mole di dialoghi non sempre brillanti. Non mancheranno quindi delle parti eccessivamente lente, ma fortunatamente lasciandosi travolgere dalla trama diventerà difficile gettare la spugna. Un vero peccato anche il fatto che uno script di seicentomila parole non sia fruibile in lingua italiana. Per fortuna, gli sviluppatori hanno pensato bene di introdurre un fantastico menù per tenere traccia di tutti i dialoghi e rileggerli all’occorrenza. A facilitare un po’ la situazione è il sistema di salvataggio manuale, che se sfruttato nella maniera giusta permette di vedere buona parte dei finali senza ricominciare il gioco.

Il gameplay vero e proprio di Where the Heart Leads consiste, sin dai primi minuti, nel controllare Whit tramite una visuale isometrica sul mondo di gioco. Le ambientazioni, secondo noi fiore all’occhiello del prodotto di Armature Studio, ricordano una grafica in stile acquerello anche se molto più definita (rispetto a un Disco Elysium, per esempio) con colori che variano di tonalità al passo con gli eventi della storia. Insomma, dal punto di vista ludico l’offerta di Armature Studio stenta a soddisfare il videogiocatore, ma è quasi la normalità per questo genere. Preparatevi a leggere tanto e a giocare un po’ meno.

Piccola, grande Carthage

A cambiare insieme a Whit è anche la cittadina di Carthage, uno dei teatri principali di Where the Heart Leads. Si tratta in realtà di un borgo davvero piccolo, ma abbastanza ricco di personaggi caratterizzati in modo diverso. La città cambierà non solo con il passare del tempo, ma anche grazie ai lavori di carpenteria di Whit che saranno una delle poche “variazioni” del gameplay. Ma è giusto così, Where the Heart Leads non vuole essere un gioco divertente ma punta a coinvolgere emotivamente il videogiocatore cercando di trasmettergli un qualche messaggio. Uno dei tanti è che spesso anche una piccola scelta si propaga nel futuro, cambiando inevitabilmente il nostro destino.

Tecnicamente Where the Heart Leads utilizza anche lo stile grafico per trasmettere messaggi, più che per dimostrare qualcosa. I personaggi con cui avremo a che fare nel viaggio nei ricordi di Whit saranno tutti delle sagome. I paesaggi cambieranno in relazione ai periodi della vita del personaggio, dalle verdi praterie della giovinezza ai colori autunnali della vita da adulti, fatta di alti e bassi. Il comparto sonoro è minimalista, con tracce che si ripetono e cambiano a seconda dei luoghi e che possono anche rimanere impresse nonostante la loro semplicità.

Trofeisticamente parlando: dall’inizio alla fine

Da un videogioco fortemente basato sulle scelte, ci si aspetta dei trofei legati a esse. Così è! Il trofeo di Platino di Where the Heart Leads è composto da sedici trofei di bronzo, sei trofei d’argento e sei trofei d’oro. Molti trofei sono legati ai singoli capitoli, perciò salvando manualmente nel momento opportuno riuscirete a tornare indietro e ripulire il livello. Considerati i ritmi lenti del gioco, potrebbe trattarsi di un Platino non particolarmente veloce e piacevole. Vi lasciamo all’elenco trofei.

VERDETTO

Where the Heart Leads è un viaggio emozionante nella vita di Whit Anderson, che ripercorre le scelte del protagonista affrontando diverse tematiche in modo sorprendentemente profondo e tutt'altro che banale. L'opera di Armature Studio propone una scrittura che inevitabilmente soffre di qualche momento un po' più cupo ma che, nel complesso, è davvero soddisfacente. La parte ludica, inevitabilmente ridotta all'osso, e la mancata localizzazione in italiano rendono Where the Heart Leads un prodotto ancora più di nicchia di quanto lo sia già. Riesce, purtroppo, a soddisfare solo una determinata fetta di pubblico.

Guida ai Voti

Salvatore Terlizzi
Scopre i videogiochi con Monkey Island e Indiana Jones, per poi rimanere legato a vita al genere delle avventure grafiche. Grazie a PlayStationBit scopre, quasi per caso, la serie Yakuza e finisce per innamorarsene. Ha ancora l'immenso piacere di farsi sorprendere da un settore in continua evoluzione. Ehi guarda laggiù! Sisi, c'è una scimmia a tre teste...