Banishers: Ghosts of New Eden – Recensione

Sviluppatore: DON'T NOD Publisher: Focus Entertainment Piattaforma: PS5 Genere: Avventura Giocatori: 1 PEGI: 16 Prezzo: 59,99€ Italiano: Sottotitoli

Incontri o meno i propri gusti, bisogna dare merito a DON’T NOD di avere provato e di provare a sperimentare nel corso della sua storia, specie di quella più recente nell’ambito delle avventure dinamiche. Rispetto a quanto detto tra i 10 giochi da tenere d’occhio nel 2024 infatti, Banishers: Ghosts of New Eden si avvicina più dalle parti dell’ultimo God of War (volendo trovare un appiglio familiare per gli aspiranti epuratori) che di Vampyr, quantomeno nel respiro restituito dalle dinamiche di gioco.

Salutate Max e Chloe da anni, gli autori francesi in coppia con Focus Entertainment hanno creato la loro visione dell’action adventure pescando da vari esponenti: nel farlo, hanno rischiato di perdersi nell’etere di un’esperienza priva di mordente per potere durare nel lungo periodo, riuscendo a risollevarsi (anche) per ciò che quel Life is Strange li portò alla ribalta, ovvero la costruzione di micro trame e di un rapporto di coppia realistici, sinceri.

Banishers: Ghosts of New Eden

I vivi ai vivi, i morti ai morti

1695, New Eden. Una barca approda sulla costa, non tanto nella speranza di trovare fortuna nel Nuovo Mondo, quanto piuttosto perché i suoi passeggeri sono stati chiamati da un’emergenza riguardante un uomo di fede, ma soprattutto un loro amico di lunga data. Antea Duarte e Red Mac Raith sono stati reclamati dalla moglie di questo loro conoscente per indagare su una maledizione che imperversa nella zona, collegata a delle presenze spiritiche e al fantasma dello stesso coniuge.

I Nostri sono infatti una coppia – in amore quanto in ambito professionale – di epuratori, ovvero cacciatori di fantasmi che si sono votati alla sicurezza dei vivi dai morti, quanto alla concessione di una pace perpetua o di una punizione eterna per i defunti. Il loro arrivo al villaggio (così sudicio e triste a rappresentazione della vita dei primi coloni) non si risolverà in una giornata lavorativa ordinaria, fornendo piuttosto il teatro lugubre per la morte inaspettata di Antea e lo scenario di un viaggio tra paludi, campagne e altri ambienti sì infestati, ma prima dai peccati di chi è in vita e poi dai morti e in particolare da uno spiritico antagonista, l’omicida della nostra amata.

Banishers: Ghosts of New Eden

Un banisher è per sempre

Prima del passaggio effettivo all’aldilà, nel mondo di Banishers si deve transitare per una sorta di purgatorio, un frangente intermedio dal quale ascendere tra gli innocenti o cadere tra i criminali: questo è il terreno di giurisdizione degli epuratori, i quali agiscono grazie a strumenti, abilità speciali e in virtù di un manuale non meglio approfondito, oltre a una gamma di leggi morali evidentemente abbastanza libera da consentire al singolo acchiappa fantasmi di agire secondo il proprio metro di giudizio.

A ben vedere infatti, il world building e il passato di Anthea e Red non vengono spiattellati in faccia al giocatore tramite sequenze animate o descrizioni pedisseque, bensì soltanto con le parole della coppia stessa, con qualche aneddoto raccontato vicino a un fuoco o con una battuta, o ancora con degli accenni nel corso di una discussione. DON’T NOD ha insomma voluto raccontare un frangente specifico della coppia, il loro ultimo viaggio insieme (o forse no, in base alla propria partita), lasciando che le parole e la sceneggiatura vadano a braccetto per immergerci nel suo mondo.

Banishers: Ghosts of New Eden

Il pacing (ovvero, semplificando, il flusso riguardante il ritmo di un gioco dall’inizio alla fine) non ne trae però giovamento, con un andamento altalenante che seppure funzionale al racconto, rischia di perdersi il giocatore per strada su alcuni frangenti. Nonostante ciò e proprio per il discorso di qui sopra, a emozionare di Banishers: Ghosts of New Eden sono quegli elementi per cui lo studio francese ha già dimostrato il suo talento in passato, Life is Strange su tutti: la scrittura, vanto e fiore all’occhiello dell’esperienza in generale, le sue trame secondarie e il rapporto tragico tra i due protagonisti, amanti.

Tra Anthea e Red esiste una complicità costruita in anni di peripezie e dolori, eppure, riposando a un falò, trovano spesso modo di scoprire qualcosa dell’altro che non sapevano; un semplice metodo a favore del giocatore, certo, ma che contribuisce ad approfondire il loro legame, mentre le scelte da compiere si fanno difficili sin dalle prime battute. Anche in questo caso DON’T NOD è infatti ricorso a un sistema ramificato di decisioni: quella principale potrebbe segnare il loro addio definitivo e in base all’una o all’altra preferenza, il duo può agire in coerenza con la stessa e optare per l’ascesa o la punizione per i vari fantasmi che costellano il loro Nuovo Mondo.

Ecco che i casi di infestazione (opportunamente segnalati sulla mappa) si collegano alla trama principale nel loro momento finale, quando cioè gli epuratori sono chiamati a dare la loro sentenza sul malcapitato di turno. Si trattano di storie di abusi, di schiavismo, di vendetta, tutte questioni tanto umane quanto coinvolgenti – almeno nella maggioranza dei casi – e in linea con le logiche degli ultimi anni del XVII secolo. I singoli personaggi sono scritti con cura, anche se non vengono supportati da una recitazione né da una regia altrettanto degne, la quale usa l’espediente dei campi e dei controcampi sulle persone e non gode di espressioni facciali troppo dettagliate, con la sola eccezione di Red.

Banishers: Ghosts of New Eden

Acchiappare i fantasmi

In virtù del limbo esistente tra piano terreno e spiritico, Anthea è la fedele compagna di Red anche in combattimento quanto nell’esplorazione libera di New Eden e oltre, con il gameplay costruito attorno alle abilità dell’uno e dell’altro e alle relative sinergie. Andando in avanscoperta per la mappa, sarà infatti possibile scovare dei passaggi secondari terminanti in un forziere o dei materiali da potenziamento, spesso celati da un breve puzzle o tutorial legato a una nuova capacità acquisita; sarà possibile raggiungere delle sponde altrimenti inaccessibili; sarà possibile creare delle combinazioni di mosse contro i nemici di turno.

Prima di entrare nel merito degli scontri in sé, un plauso va fatto a DON’T NOD per avere saputo defluire il suo messaggio riguardante il rapporto amoroso e di fiducia dalla narrazione al gameplay tutto: persino gli alberi delle abilità sono distinti in base ai poteri cardine di Anthea, con i singoli talenti di Red che devono essere attivati in rapporto a quelli della sua amata (per esempio, scegliendo un attacco potenziato con il fucile, saranno resi disponibili determinati poteri spiritici, bloccandone altri umani).

Due protagonisti, un solo equipaggiamento che divide i pezzi, tra la fiaschetta, l’arma da sparo, il completo, la torcia e la spada affidati a lui, anelli e sigilli alla controparte femminile. A differenza di altri titoli che utilizzano tali spunti di game design, nel caso di Banishers gli strumenti sono davvero miseri in termini numerici, sicché potrebbe capitare di preferirne uno per tipologia, evolverlo e mantenerlo fino alla fine, disinnescando quasi del tutto l’anima da GDR con più build a propria disposizione.

Intercambiabili a piacimento in qualsiasi momento (a meno di non trovare dei blocchi particolari), Red e Anthea si apprestano a combattere, ognuno caratterizzato da uno stile personale: se il primo gioca di affondi, fendenti, colpi di fucile e di una mossa finale epuratrice che si ricarica a suon di colpi messi a segno, la seconda interpreta quasi una boxer dell’aldilà, con pugni semplici da assestare assieme a quelli speciali. Mentre solo dall’umano può arrivare il game over, la seconda si disattiva, passando la patata bollente al suo compagno in attesa che i suoi attacchi ricarichino il suo ingresso; a proposito della difficoltà, se siete navigati con il genere vi consigliamo di oltrepassare quella Normale e puntare più in alto, per via ora di pattern nemici prevedibili e miseri in senso numerico, ora di una quantità di fiaschette curative e di punti vita sbilanciati a nostro favore.

Peccato che anche salendo con la difficoltà, a cambiare siano solo i danni inferti e quelli subiti, portando a un generale sistema da action con velleità da GDR non calibrato al meglio. Si tratta di un problema simile a quello che affligge il loro Vampyr e che, pur avendo fatto dei passi positivi, si ripresenta in Banishers: Ghosts of New Eden.

Banishers: Ghosts of New Eden

Il Nuovo Mondo in salsa DON’T NOD

New Eden e dintorni si compone di percorsi lineari e guidati, arricchiti da qualche diramazione secondaria e aree con un maggiore respiro; non ci discostiamo troppo dallo schema di Vampyr, trasposto all’ultima generazione di console, o al già citato God of War (2018), tra sporgenze e scorciatoie da sbloccare, per un level design a ogni modo funzionale al tipo di gioco. A corredo di ciò, le orde più o meno numerose di avversari sono collocate in punti specifici o imprigionate in una formazione pietrosa da richiamare con un apposito rituale.

E se i nemici semplici non avrebbero potuto andare oltre la forma di uno spirito (che può però ottenere una sorta di seconda barra della vita prendendo le sembianze di un lupo o di uno scheletro minatore per esempio) per essere coerenti al gioco tutto, maggiore impatto ci saremmo aspettati dai boss finali delle varie regioni, ora in termini stilistici, ora in termini coreografici, con un obiettivo da centrare e due o tre mosse da schivare a dovere. Certo, il più delle volte sono fantasmi che chiedono solo di essere liberati, ma se a livello di gameplay si presenta uno scontro da action adventure, tale dovrebbe essere, con tutti i crismi del caso.

Banishers si presenta su PlayStation 5 in ottima forma a livello tecnico, nei termini di pulizia da eventuali bug, mostrando invece il fianco a un comparto grafico non oltre il discreto, più curato nei personaggi – Red su tutti – rispetto ai paesaggi. Nulla da eccepire sulle musiche, nella misura in cui accompagneranno il vostro viaggio da epuratori, senza emozionarvi con note particolari.

Trofeisticamente parlando: epuratore di trofei

Se siete dei cacciatori di trofei navigati, vi sarete già fatti un’idea su quelli di Banishers: Ghosts of New Eden, che anche in questo senso non si discosta troppo da altri titoli dello stesso genere. I 30 trofei di bronzo, i 9 d’argento e i 3 d’oro per arrivare all’agognato Platino parlano di nemici in catena da uccidere, di oggetti da collezione da raccogliere, di falò da sbloccare, oltre a quelli legati alla trama. Solo così i 43 trofei potranno essere messi nella vostra bacheca di epuratori di trofei.

VERDETTO

Abbandonato il liceo dell'Oregon e la Londra vampiresca, DON'T NOD rimane nel territorio dell'action adventure, ma in una veste diversa, con Banishers: Ghosts of New Eden. La scrittura e il rapporto tra Anthea e il suo amato Red, soprattutto nei modi in cui si esplica tra storia e gameplay, sono il fiore all'occhiello della produzione, anche se non supportati abbastanza da un sistema di combattimento ibrido ai GDR d'azione invero poco fluido. Un'esperienza spiritica consigliata agli amanti del genere: la scelta sta a voi, promessi epuratori.

Guida ai Voti

Maria Enrica
Grata dal 1994 ai videogiochi per sopperire a pigrizia e mancanza di fantasia, è stata svezzata da mamma Nintendo, allevata da Sony fin dalla prima PlayStation, cresciuta con un pad in mano e il Game Boy Advance nell'altra. Laureanda in Lettere classiche, avversa ai videogiochi in digitale, sogna per questo una casa dove custodire una collezione degna di tale nome.