Calico – Recensione Speedrun

Sviluppatore: Peachy Keen Games Publisher: Whitethorn Games Piattaforma: PS5 (disponibile anche per PS4) Genere: Simulazione Giocatori: 1 PEGI: 3 Prezzo: 9,99 € Italiano: N/A

A distanza di quasi tre anni dalla sua uscita su PC e Nintendo Switch, il curioso Calico arriva su PlayStation e diventa protagonista della nostra recensione Speedrun. Il titolo di Peachy Keen Games e Whitethorn Games si propone come un life simulator decisamente amichevole, in cui socializzare con gli animali e gestire un bar saranno le chiavi per essere felici. Scoprite on noi se il nostro è stato un business di successo, o se abbiamo dovuto dichiarare bancarotta.

Fare tanto per non fare niente

Dopo l’ascesa di Animal Crossing, sul mercato sono apparsi sempre più prodotti che propongono un gameplay rilassato e senza pensieri, creando interazioni sociali. Molti, come la serie Story of Seasons, spostano l’attenzione sulla gestione di fattorie e simili, per offrire ai giocatori una varietà di missioni da affrontare. Altri, come il nostro Calico, puntano tutto sulla libertà, lasciando la possibilità di scegliere come gestire la propria vita.

La trama del gioco, manco a dirlo, è pressoché inesistente: una volta creato il nostro personaggio da un variegato editor, scopriremo di aver ereditato un cat café. Il locale però è spoglio e poco curato, dunque starà a noi risollevarne la situazione e soprattutto ripopolarlo di animali, vera e propria attrazione per i clienti. O questo, almeno, è ciò che ci verrà richiesto sulla carta. Di fatto, però, Calico non vincola il giocatore a seguire una storia o delle missioni, ma lo lascia libero di esplorare il magico e colorato mondo di gioco.

All’interno dello stesso troveremo tanti NPC pronti a darci varie fetch quest e ricompensarci con decorazioni e denaro, mentre alcune richieste permetteranno, una volta evase, di accedere a nuove aree. Niente che non si sia già visto in altre opere, se non appunto per quanto concerne la possibilità di farsi amici tantissimi animali. Corvi, gatti e chi più ne ha più ne metta: potremo accarezzarli, portarli con noi, giocarci e a volte persino cavalcarli.

Anche qui però, complice anche una realizzazione tecnica lacunosa, non ci saranno vere emozioni, ma solo un susseguirsi di sfide tutte uguali tra loro e un’esplorazione sterile e poco appagante. Allo stesso modo, il nostro bar non attirerà clienti e non sarà in alcun modo interattivo, rivelandosi solo un’area che potrà essere decorata a nostro gusto ma che, di fatto, sarà solo un magazzino in cui archiviare gli animali e accedere alla cucina.

Il gameplay di Calico

A livello di meccaniche, Calico è incredibilmente basilare. Le levette gestiscono movimento e telecamera, mentre i tasti frontali sono dedicati alle interazioni e all’utilizzo di oggetti. Nel mondo, inoltre, ci sarà davvero poco da fare, se non come detto socializzare con persone e animali. Più dinamica la realizzazione delle ricette: il personaggio verrà magicamente miniaturizzato e dovrà lavorare gli impasti e recuperare gli ingredienti.

Niente che faccia gridare al miracolo, soprattutto considerato che in poche ore si avvertirà un’estrema ripetitività di fondo. Anche accedendo a nuove aree, non si otterranno particolari abilità o poteri. L’assenza di elementi casuali (come accade in Animal Crossing) rende inoltre il mondo sterile ed eccessivamente vuoto. La sensazione è quella di un clone “a metà”, più interessato a lasciare il giocatore libero che offrirgli dei contenuti in grado d’intrattenerlo.

Scordatevi anche la possibile gestione di un bar di successo. Le richieste saranno legate alle missioni e poco altro, senza reale possibilità di far evolvere il nostro cat café. Anche qui, ben abituati ai tanti life simulator in commercio, siamo rimasti delusi dalla scarsa verve del titolo di Peachy Keen Games, che vanta sì tantissime personalizzazioni e decorazioni, ma tutte fini a loro stesse. Questo ovviamente danneggia anche la longevità. Sulla carta sarà possibile proseguire all’infinito: di fatto si vorrà smettere dopo qualche ora.

Calico non brilla nemmeno sotto l’aspetto tecnico. La grafica è colorata ma anche molto compassata, al pari della colonna sonora. I movimenti dei personaggi e degli animali sono poco realistici, costellati anche da effetti rag-doll oltremodo fastidiosi. Durante la nostra prova abbiamo anche incontrato vari problemi come piccoli bug e compenetrazioni: nulla che impedisca di giocare, ma non certo all’altezza di PlayStation 5.

Il Platino di Calico

Nonostante la presenza di soli 14 trofei, l’elenco di Calico include anche un “gattastico” Platino. Ottenerlo sarà semplice, data l’assenza di sfida nel gioco, ma tutt’altro che breve. Bisognerà infatti sbloccare ed esplorare ogni area, completare tutte le missioni e trovare ogni tipologia di animale. Una volta postate a termine queste richieste, basterà cavalcare un animale gigante e arrivare anche in cielo per sbloccare un nuovo Platino.

VERDETTO

Il successo di Animal Crossing ha portato alla nascita di tantissimi life simulator, più o meno ispirati. Tra questi, purtroppo, Calico non è uno dei migliori: l'opera di Peachy Keen Games ha sulla carta tutte le potenzialità per fare colpo sugli appassionati di animali, ma fallisce sotto l'aspetto del divertimento. L'assenza di un percorso di progressione ben definito penalizza l'esperienza, rendendola presto troppo ripetitiva e poco coinvolgente. La grande quantità di decorazioni rimane fine a sé stessa, così come tanti altri elementi del gioco. Un'occasione sprecata, per un cat café che attirerà ben pochi clienti.

Guida ai Voti

Stefano Bongiorno
Nato e cresciuto in cattività, il giovane Stefano è stato svezzato a latte in polvere e Nintendo, cosa che lo ha portato con gli anni a dover frequentare svariati osteopati a causa delle deformazioni alle mani causati dall'uso di pad rettangolari. Oggi ha una certa età e scrive per il Bit, non perché abbia una scelta, ma perché altrimenti il boss Dario lo fustiga con le copie invendute di Digimon All-Star Rumble. Nel tempo libero si dedica occasionalmente al suo lavoro di commesso di telefonia e soprattutto alla caccia al Platino, con scarsi risultati.