Dead Man’s Diary – Recensione Speedrun

Sviluppatore: TML Studios Publisher: TML Edition Piattaforma: PS5 Genere: Avventura Giocatori: 1 PEGI: 16 Prezzo: 29,99 € Italiano: No

“Siamo alla fine del XX Secolo, il mondo intero è sconvolto dalle esplosioni atomiche. Sulla faccia della Terra, gli oceani erano scomparsi e le pianure avevano l’aspetto di desolati deserti; tuttavia, la razza umana era sopravvissuta.”

I meno giovani, ricorderanno sicuramente l’intro da pelle d’oca di Ken il Guerriero che, insieme ad altri prodotti dell’epoca, dava l’inizio alla trafila di opere a tema post-apocalittico con protagoniste le devastanti bombe atomiche. Un po’ Fallout, un po’ Metro, un po’ The Last of Us, Dead Man’s Diary di TML Studios, si aggiunge alla schiera di titoli con ambientazione simili. Ma, utilizzando un po’ di matematica, il consiglio è di sottrarre tutti i titoli citati poche righe fa e pensare a Dead Man’s Diary come ad Abandoned, il progetto mai nato (e mai esistito probabilmente) che ha accompagnato le notti insonni di molti appassionati di videogiochi. Impossibile, ora, non percepire la vostra confusione al riguardo, ma fidatevi e proseguite nella lettura, così che tutti i nodi possano venire al pettine!

Il mondo dopo la guerra atomica

Dead Man’s Story si apre con un piccolo riassunto sulle sorti del mondo e dell’umanità, devastata da una guerra atomica e che ha trovato rifugio nel sottosuolo. Accompagnati dalla voce del protagonista, un reietto esiliato da uno dei bunker in cui abitava, il giocatore si ritroverà lanciato da un elicottero in una foresta e lasciato al suo destino. Qui il giocatore inizierà a muovere i primi passi nel mondo di fuori, in cui la natura ha ripreso il sopravvento.

Tra un fruscio e l’altro, sarà sempre il protagonista il narratore dell’avventura, che in pochissimo tempo inizierà a lasciarsi andare a paure e paranoie legate alla solitudine e al mondo esterno, profondamente mutato rispetto a come egli lo ricordava.

Le fasi iniziali, che serviranno da tutorial, insieme ad ogni cambio d’area e necessità del protagonista, verranno descritte a voce dallo stesso, diventando presto fastidioso anche a causa della poca attitudine alla recitazione del doppiatore. Inoltre, durante la partita, sarà possibile rinvenire note lasciate qui e lì che aggiungeranno un senso di scoperta ad un’avventura veramente molto misera nei contenuti.

Sopravvivenza è la parola chiave

Come si può già evincere dal titolo del paragrafo, l’obiettivo primario di Dead Man’s Diary è quello della sopravvivenza ad ogni costo. Esplorando le porzioni di mappa sarà possibile imbattersi in cibo in scatola, bevande e utensileria varia utile a portare avanti la giornata del povero protagonista. Tramite l’utilizzo del contatore geiger sarà possibile scansionare gli oggetti presenti nell’ambiente di gioco ed evitare quelli contaminati. Oltre alla scansione degli oggetti, l’obiettivo finale, per ogni area, sarà quello di trovare i materiali necessari a costruire un piccolo accampamento di fortuna in cui passare la notte e rimettersi in marcia.

Ogni porzione della mappa vi porterà dunque a cercare in ogni angolo del gioco per trovare oggetti e ogni notte, casualmente, perderete questi oggetti e il giorno dovrete ricominciare ma in una nuova zona. Il fattore sopravvivenza, poi, sarà solamente abbozzato e nulla di particolarmente eclatante. È possibile infatti trovarsi davanti a risorse contaminante da non poter raccogliere e proprio accanto trovare risorse utili ed utilizzabili. Molto complesso sopravvivere, a quanto pare.

A dare maggiore senso di frustazione, inoltre, ci saranno i comandi, che molte volte non faranno quello che voi cercate di fare e quando funzioneranno faranno invece freezare il gioco per qualche secondo. Questa seconda cosa può avvenire anche con la chiusura dell’inventario o del menù di pausa. Ottimizzazione, quella sconosciuta.

Cosa funziona in Dead Man’s Diary?

Sicuramente, nel titolo, c’è da fare un enorme applauso a chi ha deciso di curare il reparto grafico e quello sonoro. Il mondo di gioco è bello, ricco di dettagli ed estremamente pulito, non si notano particolari cali di frame e glitch, oltre quelli tecnici del gioco. Il comparto sonoro aiuta moltissimo l’immersione e il viaggio nel mondo post-nucleare.

Momenti di tensione, ricerca, o anche il normalissimo menù di pausa, presenteranno musiche eccezionali e ben composte, ma il problema fondamentale è e resta una solo: la parte giocata è mal gestita e non diverte assolutamente.

Bellissimi gli scenari, fantastiche le musiche, ma eliminando queste parti, Dead Man’s Diary è tranquillamente paragonabile ad Abandoned del fantomatico Blue Box Studio. Ironia del caso, il titolo di questa recensione resterà probabilmente “Abandoned” già dopo poche ore da chiunque possa avere anche la minima idea di giocarlo.

Un 100% apocalittico

Eccoci alla sezione più amata dai nostri lettori, quella dedicata al Platino! Peccato, però che Dead Man’s Diary presenti un elenco dei trofei senza l’agognata coppa ma non particolarmente complesso da completare e con le tempistiche in linea con la durata del titolo stesso. Circa otto ore ci vorranno per completare il gioco e sbloccare i trofei. Ad adornare la lista troveremo, oltre i trofei storia, quelli relativi all’esplorazione e all’upgrade dell’attrezzatura come la torcia o il contatore geiger. Inoltre sarà richiesto di scansione molti oggetti con il contatore e utilizzare diverse risorse durante l’avventura. Il sistema dei trofei di PlayStation 5 terrà anche traccia dei progressi, sarà dunque impossibile lasciarsi scappare qualcosa e voi potrete sfoggiare un nuovo titolo completato al 100%. DING!

VERDETTO

Dead Man's Diary è un titolo che si presenta male e si gioca anche peggio. Non è, purtroppo un buon survival, non è divertente e i problemi tecnici non sono sicuramente un buon biglietto da visita. La grafica, il fantastico comparto sonoro e il elenco relativamente breve da completare (ma senza Platino), non riescono a salvare un titolo che poteva essere sicuramente fatto meglio.

Guida ai Voti

Raffaele Verde
Anche se i videogiochi sono la sua passione, fin dalla tenera età, continua, ancora oggi a cercare di capirci qualcosa, ovviamente senza riuscirci.