The Witcher 3: Wild Hunt – Complete Edition – Recensione

Sviluppatore: CD Projekt RED Publisher: CD Projekt RED Piattaforma: PS5 Genere: Action RPG Giocatori: 1 PEGI: 18 Prezzo: 29,99€ (aggiornamento gratuito da versione PS4) Italiano: Sottotitoli

Spesso, quando si ritorna in un mondo già visitato, si corre il rischio di rimanere delusi. Capita di aver idealizzato troppo i ricordi di quel videogioco o di quell’altro, così come capita, nel corso di sette anni, che le altre esperienze vissute possano farci rivalutare in positivo o in negativo quella che consideravamo la massima vetta raggiunta fino ad allora.

Tutto dipende, ovvio, ma non quando si tratta di un capolavoro. Un capolavoro si definisce tale non perché privo di difetti, ma perché riesce a persistere nel tempo e a resistere anche dopo anni alla marea di titoli pubblicati nel mentre. Mica parliamo di un genere qualsiasi poi! Gli open world pubblicati negli ultimi dieci anni non si contano. Ovvio, è “solo” del genere più popolare dei nostri tempi. Piccola digressione a parte, niente paura. Siete ancora nella recensione di The Witcher 3: Wild Hunt per PlayStation 5.

Lillà e uva spina

Riprendere in mano The Witcher 3 è stato come rileggere la lettera di Yennefer nei panni di Geralt a inizio avventura. Proprio come il profumo di lillà e uva spina riporta dolci ricordi allo strigo, rivedere Kaer Mohren e i Regni settentrionali significa per i videogiocatori ripercorrere ricordi di un’esperienza epica.

Un’esperienza che non avrebbe la stessa caratura senza la trama cucita intorno ai libri di Andrzej Sapkowski. Quella che, di per sé, sarebbe lunga circa sessanta ore ma che, di fatto, ve ne ruba più del doppio. Geralt, dopo aver ritrovato la memoria, vaga da circa sei mesi alla ricerca dell’amata Yennefer di Vengerberg. Le ultime tracce della maga portano a Bianco Frutteto, in Temeria, dove l’impero di Nilfgard ha ormai completato la sua offensiva spazzando via i gigli temeriani e lasciando sul territorio frotte di cadaveri pronte ad attirare necrofagi a volontà.

Yennefer non c’è, ma qualcuno l’ha vista. Si trova al sicuro all’interno delle mura di Vizima e non gradisce più di tanto abbandonarle, perché là fuori c’è qualcosa di molto più pericoloso della sete di potere di Emhyr var Emreis. La caccia selvaggia, sempre ricorrente nelle avventure dello strigo, è pronta a prendersi finalmente il ruolo di grande antagonista in The Witcher 3. Ciri è in pericolo: vaga nel mondo scomparendo e riapparendo da una regione all’altra per non essere rintracciata dall’esercito di non morti, pronto a tutto pur di mettere le mani sul suo dono.

Era solo una secondaria quella?

Gran parte dell’avventura, quindi, consisterà nella ricerca della ragazza, ma il tutto non è riducibile solo questo. Significherebbe banalizzare. La ricerca di Ciri farà incrociare la strada di Geralt con quella di personaggi epici e luoghi caratterizzati come solo CD Projekt RED sa fare. Ci vuole poco per ritrovarsi fuori dai binari della quest principale e ancora meno per accorgersi che le quest secondarie, tra un contratto, un’armatura speciale e un mercante in difficoltà puntano a una qualità mai vista prima. C’è un prima e un dopo The Witcher 3? Forse. Sicuramente quest’opera ha dato quella spinta finale che serviva agli open world (e open world action RPG) per diventare il genere più popolare e più inflazionato. Dopo The Witcher 3, tanti franchise importanti hanno cercato di imitare quella formula magica. Basta pensare all’ultima trilogia di Assassin’s Creed o a molti first party Sony.

Ah, ovviamente non ce ne siamo dimenticati. Dopo un gioco così pensavate che i DLC potessero essere dei riempitivi senza anima e corpo? Neanche per sogno. Anche in questo caso CD Projekt RED ha stabilito un nuovo standard per la dicitura di contenuto aggiuntivo post lancio. Hearts of Stone e Blood and Wine possono essere considerati delle mini-avventure a parte, che espandono ulteriormente la storia di Geralt. Il secondo, soprattutto, porta con sé una novantina di missioni aggiuntive (praticamente un gioco intero) e parecchie novità collegate a doppio filo con l’avventura principale. Probabilmente, dopo sette anni, non abbiamo ancora visto dei DLC così in nessun altro videogioco.

La spada del destino

Dopo aver introdotto una prima parte di informazioni risapute per chiunque abbia giocato The Witcher 3 almeno una volta, finalmente ci addentriamo sempre più nei cambiamenti introdotti con la versione next-gen.

Il gameplay di The Witcher 3: Wild Hunt rimane sostanzialmente lo stesso. I Regni settentrionali si girano perlopiù a cavallo, senza vietare al giocatore di perdersi in lunghe corse a piedi, di nuotare, di navigare con una piccola barca e di immergersi per scoprire cosa nasconde il mondo subacqueo. Ad aiutarci con gli spostamenti ci penseranno i classici punti di viaggio rapido presenti sulla mappa, ai quali ne sono stati aggiunti altri prima non presenti, come quello più interno a Nido del Corvo. Se un open world funziona bene lo si vede anche dall’utilizzo di questa meccanica; più il giocatore tende ad abusarne, più significa che il mondo di gioco non riesce a catturare come dovrebbe.

Fortunatamente questa feature torna utile ma si lascia usare con parsimonia. Già al primo impatto con il mondo di The Witcher 3 si capisce che dietro ogni angolo della mappa potrebbe nascondersi qualcosa di interessante: un contratto da witcher, le tracce di un’armatura leggendaria o una grotta sommersa piena di sorprese.

Sottotitoli troppo piccoli? Nessun problema

Le novità next-gen da questo punto di vista riguardano soprattutto migliorie relative alla cosiddetta quality-of-life del gioco e all’accessibilità. The Witcher 3, in verità, è stato sempre un cantiere aperto. Dal giorno del rilascio fino agli ultimi aggiornamenti, il gioco è stato migliorato patch dopo patch grazie al continuo feedback della community.

Questa versione, quindi, si appresta a essere quella veramente definitiva. Oltre ai miglioramenti al combat system, dei quali parleremo nel prossimo paragrafo, abbiamo finalmente la possibilità di regolare la grandezza dei sottotitoli e di scegliere configurazioni dei comandi alternative, oltre a poter raccogliere le numerose erbe senza aprire il menù del bottino come per i forzieri. Seguono anche filtri mappa aggiuntivi e la regolazione dei danni da caduta, in precedenza troppo punitivi.

In generale, poi, sono state apportate decine e decine di correzioni su tantissime missioni primarie e secondarie e aggiunta una missione che offre come ricompensa oggetti ispirata alla serie Netflix.

Combat system: quante se ne sono dette…

La patch next-gen ci regala anche una nuova impostazione per la telecamera, attivata di default. La nuova visuale ravvicinata, selezionabile separatamente sia per esplorazione, combattimento e viaggi a cavallo, permette di tenere la telecamera più vicina alle spalle di Geralt, che ora non è più al centro dello schermo ma rimane un pelo decentrato. In esplorazione ma soprattutto in combattimento, questo dovrebbe garantire più fluidità.

Parlando del combat system, la novità assoluta è il nuovo sistema di lancio dei segni. Di default questi andrebbero selezionati aprendo la classica “ruota” con uno dei dorsali e selezionando il tipo di incantesimo con l’analogico destro. Con il sistema di lancio rapido, basterà premere il tasto per il lancio e poi scegliere il segno da lanciare con uno dei tasti rapidi che compaiono sulla destra. Una modifica apprezzata, forse non troppo essenziale, che contribuisce a rendere i combattimenti sicuramente più veloci e immediati.

Sul combattimento vero e proprio di The Witcher 3, invece, se ne sono dette tante. Se sulla trama, sulla caratterizzazione dei personaggi e sul mondo non sono bastati sette anni per trovare un rivale ad armi pari (forse l’unico davvero degno di sfidare The Witcher 3 è Red Dead Redemption 2), il combat system è una delle componenti non proprio adorate dell’opera.

…ma andrebbe approfondito!

Diciamo pure che, in questo caso, nel corso dei sette anni passati si è senza dubbio visto nettamente di meglio. Tuttavia, criticare troppo il sistema di combattimento di The Witcher 3 vuol dire non averlo mai capito fino in fondo. Più si alza la difficoltà, più il game design viene prepotentemente fuori e si lascia apprezzare nelle sue piccole sfaccettature. A difficoltà Marcia della morte, per esempio, il combat system raggiunge il suo massimo splendore e il videogiocatore è costretto ad approfondire ogni singola meccanica messa a disposizione pur di sopravvivere alle battaglie.

Al combattimento puro e alle pozioni, tipici della tradizione dei witcher, si aggiungono meccaniche di parry e schivata tanto soddisfacenti quanto essenziali, poi segni, bombe e dardi di balestra. Consultando il bestiario, inoltre, si possono scoprire i punti deboli di ogni mostro e gli oggetti da utilizzare per massimizzare i danni. Più di qualche critica possiamo muoverla sulla poca varietà di mosse e sull’IA dei nemici fin troppo basilare, vero tallone d’Achille del team polacco. Con la patch next-gen, oltre alla visuale e al lancio rapido dei segni, è stata implementata e raffinata una mod che bilancia il combattimento e apporta alcune piccole modifiche al gameplay.

Completo, definitivo e ottimizzato per PlayStation 5

Come prevedibile The Witcher 3: Wild Hunt – Complete Edition, grazie a numerose mod grafiche implementate, texture in alta risoluzione, ombre e altri miglioramenti tangibili, è la versione definitiva per rigiocare o giocare per la prima volta l’avventura su sistemi PlayStation.

Quanto alle modalità grafiche, su PlayStation 5 viene offerta una modalità Ray tracing e una modalità Prestazioni. La prima, come anticipato dal nome, fornisce illuminazione globale con ray tracing e occlusione ambientale da “barattare” con risoluzione dinamica e 30 fps. La seconda non ha le stesse finezze grafiche della modalità ray tracing, ma offre un gameplay più fluido grazie ai 60 fps. Per quanto un videogiocatore possa apprezzare il ray tracing (peraltro molto più leggero rispetto alla versione PC), la fluidità garantita dai sessanta frame-per-secondo si dimostra ancora una volta un vero game changer per questa generazione di console. A 60 fps esplorazione e combattimento acquistano ancora più fluidità e l’opera si distacca ancora più nettamente dalla versione old-gen.

Le caratteristiche della next-gen di casa Sony, poi, fanno dimenticare i caricamenti lunghissimi della versione PlayStation 4. Particolarmente curata anche l’implementazione del DualSense, con i grilletti che si irrigidiscono ogni volta che c’è la possibilità lanciare un segno. Infine, apprezzabile l’idea di implementare un sistema cross-save che permetta al videogiocatore di recuperare i salvataggi precedenti su qualsiasi piattaforma e di caricarli sul cloud di GOG. Questo consente di avere dei salvataggi intercambiabili tra le varie versioni e ovviamente anche da PlayStation 4 a PlayStation 5 e viceversa.

Ultima ma non ultima la modalità Foto, attivabile premendo in contemporanea i due analogici in ogni sezione del gameplay, sia in esplorazione che in combattimento. La possibilità di trasformarsi nei fotografi personali di Geralt e compagni farà felici molti appassionati, offrendo anche qualche possibilità di personalizzazione fra filtri e impostazioni. La modalità Foto risulta comunque abbastanza povera rispetto a quella di altre produzioni recenti.

Trofeisticamente parlando: due spade e un mazzo di Gwent

Il trofeo di Platino di The Witcher 3: Wild Hunt – Complete Edition non cambia in nessun modo da quello ottenuto su old-gen. Non è possibile, al momento, sfruttare l’autopop dei trofei con i salvataggi precedenti. Dovrete fare tutto da capo, quindi. Ricapitolando, dovrete stare attenti ai vari mancabili, incluse le carte di Gwent sparse nel mondo di gioco. Inoltre, sarà necessario finire almeno una volta il gioco a difficoltà Marcia della morte, cosa che vi consigliamo per assaporare tutte le sfumature del game design. Per tutti i dettagli vi rimandiamo alla nostra guida ai trofei.

VERDETTO

The Witcher 3: Wild Hunt, dopo sette anni, rimane quel gioco che ha influenzato e influenzerà gli action RPG open world ancora per molto. Il suo punto di forza è quello di riuscire a creare un’alchimia impareggiabile fra tutte le componenti messe sul piatto, pur non essendo queste prive di difetti. Questa versione next-gen, gratuita per chi possiede già il gioco su PlayStation 4, si è concretizzata in un lavoro di ringiovanimento ed esaltazione di un’opera eccellente e ancora inarrivabile sotto molti punti di vista. I 60 fps della modalità Prestazioni portano l’esperienza a un livello sublime e, insieme agli aggiornamenti rivolti alla quality-of-life, rendono The Witcher 3: Wild Hunt – Complete Edition la versione definitiva per rigiocare o giocare per la prima volta l’opera, completa dei fantastici DLC Hearts of Stone e Blood and Wine.

Guida ai Voti

Salvatore Terlizzi
Scopre i videogiochi con Monkey Island e Indiana Jones, per poi rimanere legato a vita al genere delle avventure grafiche. Grazie a PlayStationBit scopre, quasi per caso, la serie Yakuza e finisce per innamorarsene. Ha ancora l'immenso piacere di farsi sorprendere da un settore in continua evoluzione. Ehi guarda laggiù! Sisi, c'è una scimmia a tre teste...