Trinity Fusion – Recensione

Sviluppatore: Angry Mob Games Publisher: Angry Mob Games Piattaforma: PS4, PS5 Genere: Roguelike Giocatori: 1 PEGI: 12 Prezzo: 19,99 € Italiano: No

In questi ultimi anni, il genere dei roguelite ha man mano scalato posizioni nelle preferenze dei vari videogiocatori. Un genere duttile per ogni evenienza ma che vanta delle caratteristiche ben definite. Dopo numerosi titoli per telefono, il team rumeno Angry Mob Games ha cercato il grande salto su console con Brawlout, fighter intrigante nelle premesse ma lacunoso sotto molti aspetti. Ecco quindi il tentativo di cavalcare un’onda mediatica con Trinity Fusion, action roguelite in 2D con ben altre ambizioni. Sarà riuscita Angry Mob Games a fare centro? Scopritelo nella nostra recensione!

Gli universi al collasso

Le premesse narrative di Trinity Fusion sono di notevole impatto e molto intriganti. Interpreteremo Altare, Kera e Naira, tre eroine dei rispettivi universi che non sono altro che una l’alter ego delle altre. I loro universi stanno collassando fra di loro, intrecciandosi e generando incongruenze inter-dimensionali che danno vita a creature ostili del tutto ignote. Nella Cittadella (l’hub centrale del gioco), degli investigatori scientifici radunano le tre donzelle per scoprire la causa di tutto ciò e cercare una soluzione. Ogni eroina salperà quindi nel proprio universo per trovare i colpevoli del collasso, salvo poi intrecciare le altre due realtà parallele e combinare le forze con le sue controparti.

Sebbene le basi narrative siano decisamente interessanti, l’impressione è che la trama del gioco funga da mero espediente a quello che poi è il protagonista dell’opera: il gameplay. La maggior parte dei dialoghi avverranno nella Cittadella a seguito di un game over, vincente o meno che sia. Complice anche una struttura del gioco non particolarmente favorevole alla fluidità narrativa, il risultato è una trama che avanza a singhiozzi, senza dunque coinvolgere come avrebbe potuto il videogiocatore. Sono presenti dei forti colpi di scena che, tuttavia, non adempiono adeguatamente al loro compito, dimostrandosi all’effettivo “scarichi”.

Non ci sentiamo comunque di considerarlo un vero e proprio difetto, essendo la componente narrativa nella maggior parte dei titoli di stampo roguelite la nobile sacrificata per scelta fisiologica.

Tradizione, nel bene e nel male

Il gameplay di Trinity Fusion è di stampo tradizionale, abbracciando gli stilemi dell’action 2D che strizza l’occhiolino ai metroidvania. Ogni sezione è generata proceduralmente e ci catapulta in una sequenza di “stanze” legate ottimamente fra loro. Il level design, considerando la proceduralità dell’algoritmo, è di grande livello, generando ambienti sempre coerenti fra loro e piacevoli da esplorare. Non mancheranno le inevitabili ripetizioni di alcuni elementi dello scenario, ma nulla di compromettente per l’esperienza.

Le fasi di esplorazione sono tutto sommato semplici ma sicuramente appaganti, poiché la frequenza con cui otterremo oggetti o potenziamenti effettivamente utili è molto elevata. A queste si alterneranno le principali fasi di combattimento. La nostra eroina avrà molte armi e abilità a disposizione per liberarsi di ogni minaccia che gli si pone dinanzi. Oltre agli attacchi di base e speciali, la meccanica prioritaria è, come ampiamente prevedibile, la schivata. Non è presente nessun tipo di parata o parry, pertanto il timing di schivata diventa fondamentale, poiché attiva degli effetti sugli avversari e apre una finestra temporale d’azione che vi permetterà di ribaltare le sorti di qualsiasi battaglia.

Le animazioni sono molto fluide e il gameplay, pur non essendo particolarmente dinamico, è decisamente godibile. Il fatto che tutto sia incentrato sul timing di schivata è caratterizzante del titolo e lo rende inevitabilmente un aut-aut per il videogiocatore. Se non siete bravi in questo genere di meccaniche, difficilmente riuscirete a completare il gioco anche a difficoltà “facile” (sono tre i livelli difficoltà previsti).

Purtroppo, la varietà dei nemici è piuttosto limitata e i pattern d’attacco sono pochi, rendendo le battaglie molto simili fra loro ed estremamente meccaniche dopo i primi tentativi. Come di consueto per i titoli roguelite, la maggior parte dei vostri game over saranno dovuti a stanze generate di difficoltà immotivatamente eccessiva. Se facciamo un plauso all’algoritmo procedurale per la generazione del level design, lo stesso purtroppo non possiamo dire per la combinazione dei nemici. Ci saranno run in cui non affronteremo nessuna stanza impegnativa e altre dove verremo travolti da stanze piene di nemici di altissimo livello praticamente imbattibili. Alla lunga, sfortunatamente, questo sbilanciamento stanca e prosciuga la voglia di run successive. Morire nei roguelite fa parte dell’esperienza ed è motivo di crescita e miglioramento, ma ogni game over deve essere stimolante, non avvilente come in Trinity Fusion.

Un arsenale di possibilità

Se il gameplay porta con sé più ombre che luci, c’è però una caratteristica su cui Trinity Fusion risulta inattaccabile, ossia l’immensa varietà di personalizzazione della build. Ogni eroina ha un’arma principale che può usare a piacimento, una secondaria che consuma un’energia ricaricabile attaccando con la primaria, due slot di abilità monouso, tre slot di potenti abilità fisse, un’abilità personale e una sequenza di bonus passivi. Immergiamoci nei dettagli, perché riteniamo che questa varietà sia il vero fiore all’occhiello di Trinity Fusion.

Ognuno dei tre personaggi ha un’abilità personale utile per l’esplorazione. Progredendo con la run, potremo incrociare il personaggio che abbiamo scelto con un nostro alter ego e combinare quindi le nostre abilità, ampliando dunque le possibilità esplorative. L’arma principale e quella secondaria possono essere trovate sconfiggendo nemici potenti, aprendo scrigni o completando delle sfide. Ogni arma ha una sua gittata, degli effetti elementali, dei bonus, una hit-combo differente e una velocità d’attacco. Abbiamo giocato decine di run e non ci siamo quasi mai imbattuti nella stessa arma. Le abilità monouso possono essere raccolte strada facendo e si differenziano in abilità di cura, di potenziamento, difensive o d’attacco. Infine, le potenti abilità fisse possono essere raccolte sconfiggendo i mini-boss, che occasionalmente ci lasciano anche dei bonus alla vita massima.

La grande differenza fra una run e l’altra la farà la combinazione di bonus passivi cumulabili. Ogni volta che salirete di livello sconfiggendo i nemici, potrete selezionare un potenziamento fra tre opzioni. Ogni potenziamento appartiene a una categoria che vi fornirà un potente bonus una volta raggiunti tre elementi della stessa categoria (l’immagine sotto è esplicativa). Alcuni potenziamenti appartengono a due categorie contemporaneamente. Ad aggiungersi a tutto questo, sarà possibile acquistare dei potenziamenti nella Cittadella che saranno validi per tutte le run che giocherete.

Le combinazioni che potete generare sono praticamente infinite e possono stravolgere il vostro gameplay per la run in corso. Abbiamo apprezzato enormemente questa grande varietà di armi e potenziamenti che riteniamo essere senz’ombra di dubbio la componente meglio riuscita dell’opera.

Una terza dimensione fittizia

Abbiamo già parlato del level design procedurale di alto livello, ma non della sua estetica vera e propria. Sotto il punto di vista visivo, Angry Mob Games realizza un pregevole lavoro. Un’ambientazione sci-fi estremamente curata nei dettagli di luce e nelle texture permette a Trinity Force di regalare scorci estetici ammalianti e di creare una illusoria profondità di campo. Come accennato pocanzi, il gameplay è scrupolosamente in due dimensioni, ma durante le nostre scorribande si ha a che fare con una terza dimensione fittizia generata da una qualità nella realizzazione degli sfondi (soprattutto negli spazi chiusi) veramente notevole. Anche il bestiario è ben realizzato e differenziato, sebbene poco ampio quantitativamente. Interessante la scelta del contrasto fra i colori a paletta oscura per tutte le ambientazioni e le luci al neon brillanti che caratterizzano l’opera.

Sorprende che il motore grafico utilizzato sia Unity, dimostrando come delle mani competenti nel design possano valorizzare anche uno strumento che usualmente viene etichettato come di basso livello. Inoltre, è bene sottolineare come non ci siamo imbattuti in nessun calo di frame rate o bug tecnico. Eccessivamente lunghi, invece, i tempi di caricamento per un titolo su PlayStation 5.

Rivedibile invece il comparto sonoro, con tracce talmente anonime e piatte da “nascondersi” durante la nostra esperienza. Doppiaggio poco profondo ed effetti sonori piuttosto essenziali che non implementano alcuna verve acustica ai combattimenti.

Varietà noiosa

In sostanza, Trinity Fusion è un prodotto che si ben predispone a livello estetico e tecnico che punta tutto sulla varietà della build, cercando di creare esperienze di gioco costantemente in evoluzione e differenti fra loro. Tuttavia, il risultato che ne scaturisce è un’esperienza trascinata il più delle volte dalla casualità delle stanze generate dall’algoritmo procedurale con dei picchi di difficoltà talmente esagerati da diventare frustranti. A questo si aggiungono delle boss fight difficili da raggiungere che, se affrontate con una build non adeguata (anche questa semi-casuale), diventano ostici oltre ogni modo.

Tutto ciò rende Trinity Fusion una scelta di qualità media per i navigati del genere che, però, non troverebbero nell’offerta di Angry Mob Games un prodotto innovativo, mentre risulta improponibile per i novizi, per i quali anche il completamento della storia a difficoltà minima risulterà impresa titanica. Questo ritaglia un limbo di giocabilità, e conseguente apprezzabilità, piuttosto ristretto che ci spinge a sconsigliarvi l’acquisto se non siete appassionati morbosi de genere.

Trofeisticamente parlando: il collasso definitivo

La lista trofei di Trinity Fusion comprende ben 47 coppe, di cui 38 di bronzo, 4 d’argento, 4 d’oro e l’ambito Platino. Mettere le mani sulla scintillante coppa blu sarà impresa per pochi, poiché vi sarà richiesto di completare una run a difficoltà massima. Gli altri trofei sono legati all’esplorazione, ai boss di fine livello e a particolari azioni in game non particolarmente complesse.

VERDETTO

Trinity Fusion è un action roguelite in 2D estremamente curato dal punto di vista estetico e tecnico, con un'enorme varietà di equipaggiamento e potenziamenti che vanno a condizionare il vostro approccio in ciascuna run. Sebbene si apprezzino questi pregi per un prodotto a basso budget, l'esperienza di gioco risente fin troppo di un fisiologico sbilanciamento della difficoltà dovuto a componenti del tutto casuali dettate dalla proceduralità insita nel genere. Si tratta di un difetto strutturale che accomuna molti titoli appartenenti a questo filone e che gli esperti del genere sapranno sopportare. Solo a questi ultimi consigliamo Trinity Fusion, che difficilmente potrà proporre loro qualcosa di nuovo e indimenticabile ma che merita attenzione per l'indubbia qualità assoluta. Alzate di un punto e mezzo la valutazione se vi riconoscete in questa categoria di videogiocatori.

Guida ai Voti

Giovanni Paolini
Catalizzatore di flame sul web e drogato seriale di fantacalcio, Giovanni vede il videogioco come un'espressione artistica piuttosto che come un mero intrattenimento privo di contenuti significativi. Per questo motivo, ripudia il 90% dei AAA e si tuffa sfacciatamente nel mercato indipendente, rimanendone il più delle volte scottato seppur senza rimorsi. Amante della musica di qualità, delle narrazioni articolate e di design ispirati, si è tuttavia mostrato fin dall'adolescenza ossessivamente attratto dai personaggi femminili antropomorfi, mistici o animati, universalmente conosciuti come waifu. Rappresenta orgogliosamente la vena toscana del Bit.