Sherlock Holmes Chapter One – Recensione

Sviluppatore: Frogwares Publisher: Frogwares Piattaforma: PS5 Genere: Azione/Avventura Giocatori: 1 PEGI: 16 Prezzo: 44,99 €

È ormai tradizione legare la controparte videoludica di Sherlock Holmes al team ucraino di Frogwares. Questa volta però, dopo aver affrontato Arsenio Lupin, Jack lo Squartatore e risolto tanti altri misteri, il personaggio venuto fuori dalla penna di Arthur Conan Doyle dovrà fari i conti soprattutto con sé stesso. Sherlock Holmes Chapter One è senza dubbio l’opera più ambiziosa di Frogwares e cerca di dimostrarlo mettendo in pratica tutti gli esperimenti fatti finora dallo studio.

Scheletri nell’armadio

In questo “Chapter One” avremo a che fare con un giovane Sherlock Holmes, ancora poco conosciuto, in cerca di risposte. In compagnia del fidato e davvero particolare amico Jon – che non è il Watson che conosciamo tutti – il giovane Sherry tornerà nell’isola immaginaria di Cordona per far luce sulla morte di sua madre, Violet Holmes. Riscoprirà Stonewood Manor, la casa in cui viveva da bambino in compagnia di Mycroft, nella quale pian piano recupererà i suoi ricordi fino a ricostruire il quadro completo di una perdita mai superata.

Il filone narrativo principale, diviso in cinque missioni, verrà accerchiato da numerosissime missioni secondarie che compariranno man mano, visitando luoghi specifici di Cordona o incontrando determinati NPC. Niente paura, Sherlock Holmes non si smentisce mai! Tant’è che la quest principale non fatica a passare in secondo piano davanti a furti, omicidi e sparizioni. Gli abitanti dell’isola hanno più di qualche scheletro nell’armadio e noi vogliamo sapere davvero tutto quanto.

Chapter One non è solo un inedito percorso verso la scoperta della giovinezza dell’immortale detective di Arthur Conan Doyle, ma un vero e proprio punto di partenza per la stessa Frogwares. Le novità più interessanti di questo capitolo, infatti, sono da attribuire al modo in cui il team ucraino ha voluto stravolgere l’esperienza di gioco che tutti conosciamo. Ve ne parliamo nel prossimo paragrafo!

Bussola in stile Skyrim e si parte

Con il passare del tempo, capitolo dopo capitolo, Frogwares ha sempre dimostrato di sapersi migliorare e di saper provare nuove strade per i propri cavalli di battaglia, inserendo elementi innovativi in una struttura classica. L’impalcatura ludica di Sherlock Holmes Chapter One, come detto già in apertura, prende grande ispirazione da un’altra esperienza dello stesso team di sviluppo: The Sinking City. Chi ha giocato l’avventura horror lovecraftiana riuscirà sin da subito a intuire che la base di partenza è davvero simile a quella dell’avventura di Charles Reed.

La grande novità di questo capitolo è senza dubbio la componente open world; l’isola di Cordona è completamente esplorabile in lungo e in largo senza soluzione di continuità. Il lavoro di Frogwares, considerando il budget a disposizione, non può passare inosservato agli occhi del videogiocatore. Almeno dal punto di vista strettamente artistico Cordona risulta curata il giusto, con i diversi quartieri caratterizzati in base alla realtà sociale che li popola, fra edifici e abbigliamento degli abitanti, e architetture di una tipica isola situata nel Mediterraneo, attraversata da influenze britanniche e orientali. Non mancano svariati punti di interesse in ogni quartiere, dai mercanti ai venditori di antiquariato dai quali potremo comprare oggetti per abbellire Stonewoord Manor.

Esplorare? No, grazie

Nonostante gli sforzi, però, il gioco riesce a integrare anche un bel po’ di difetti tipici di questo genere: primo fra tutti, la scarsa interazione con il mondo di gioco. Ci riferiamo a tutti quei micro eventi che dovrebbero stuzzicare il videogiocatore a esplorare ogni vicolo della città o, più semplicemente, a non abusare troppo dei viaggi rapidi da un punto all’altro. In Sherlock Holmes Chapter One, dopo una manciata di ore, si tende proprio ad aprire la mappa di gioco e a scappare verso la tappa successiva senza pensarci due volte.

Di conseguenza, le interazioni con i PNG vengono meno anche perché, pur volendo, questi rispondono unicamente con frasi preimpostate. Ritorna anche la problematica dell’eccessiva ripetitività dei volti e dell’abbigliamento dei passanti. Comunque, sapevamo bene (e lo ripetiamo se non fosse ancora chiaro) di non poterci aspettare un mondo di gioco ai livelli di una produzione tripla A. Gli sforzi di Frogwares sono stati senza alcun dubbio enormi, ed è per questo che condannare un titolo di questo tipo per questi difetti è assolutamente fuori luogo.

L’abito fa il monaco

Dopo esserci soffermati tanto sull’open world analizziamo la componente investigativa, quella a cui certamente daremo molto più peso durante le considerazioni finali. Le indagini sono la portata principale del menù (e ci mancherebbe altro). Ben presto ci troveremo a squadrare dalla testa ai piedi i nostri interlocutori, in cerca di indizi per poi stabilire chi sono veramente e cosa fanno.

Per cominciare bene un’indagine è di fondamentale importanza selezionare l’indizio giusto dal taccuino e capire, tramite delle iconcine specifiche, cosa è necessario fare per scoprire nuovi dettagli. Le possibilità sono molteplici, a partire dal cercare un luogo specifico sulla mappa tramite delle indicazioni, chiedere alle persone del luogo o addirittura consultare documenti rilevanti negli archivi del municipio, alla polizia di Cordona o alla sede del Cordona Chronicles.

Ma tranquilli, non è tutto così semplice e scontato. Avere a che fare con gli abitanti del luogo, talvolta, può risultare complicato poiché fiuteranno le origini nobili di Sherlock da un miglio lontano e rifiuteranno di collaborare. A quel punto, entrerà in gioco un’altra delle passioni più grandi del nostro detective: il travestimento! A seconda del pubblico al quale dobbiamo rivolgerci, dovremo recarci alla prima bottega e fittare o comprare i capi di abbigliamento giusti per immedesimarci nella parte. Assolutamente memorabile l’uso della concentrazione per scovare nuovi indizi, altrimenti invisibili, e per ricostruire passo dopo passo quanto accaduto sulla scena del crimine. Meno incisivo, invece, il peso dato alle scelte prese durante le indagini che, nella maggior parte dei casi, finiranno per essere soltanto una delle conclusioni possibili da leggere sul giornale di Cordona.

True crime: Cordona

L’inedito Sherlock Holmes, molto più arzillo della variante con cappellino e pipa, scorrazzerà a piedi per tutta l’isola dividendo il tempo fra fasi investigative e covi di banditi da arrestare per conto della polizia. Armati di pistola, intraprenderemo dei veri e propri combattimenti sia durante il normale corso degli eventi, sia come attività secondaria da svolgere a Cordona. Anche qui, chiaramente, il gioco si rifà a quanto visto in The Sinking City cercando di proporre una versione migliorata dei conflitti a fuoco, in cui possiamo disarmare i nemici e arrestarli piuttosto che ucciderli. Peccato che, spesso, l’unica differenza fra le due azioni sia una nota in più nel diario di Jon. Lasciatecelo dire, non sono affatto memorabili ma si lasciano giocare e, inoltre, possiamo scegliere allegramente di eliminarli del tutto dalla nostra esperienza.

In fin dei conti la componente investigativa di Sherlock Holmes Chapter One non è affatto male, con un filone principale di casi intrecciati e svariati casi secondari scritti davvero bene. Manca forse quel forte alone di mistero che, accompagnato dall’eccessivo spezzettamento dovuto alla natura open world, rende il tutto a volte meno stimolante. Poche volte è possibile bloccarsi senza sapere cosa fare precisamente, poiché nella maggior parte dei casi basterà leggere attentamente la descrizione di ogni indizio. Non è mica un difetto eh!

Tra pregi e difetti

Ecco, lo avrete capito. Sherlock Holmes Chapter One non è perfetto, anzi, nel suo migliorarsi casca con tutti e due i piedi in alcune trappole propriamente appartenenti al genere open world. Cordona, lo ribadiamo, è ben realizzata e offre degli scorci a volte anche evocativi. Quanto riuscirete a resistere prima di abusare oltremodo dei viaggi rapidi spetta a voi. Allo stesso tempo però, è impossibile fare finta di niente davanti al salto di qualità raggiunto da Frogwares. Al netto di un frame rate fin troppo traballante su PlayStation 5, la resa grafica è indubbiamente superiore a quella di tutte le altre opere precedenti dello studio. Meglio la parte investigativa di tutto il resto, nella quale è anche possibile per la prima volta scegliere la difficoltà delle indagini, ricevendo più o meno suggerimenti e una difficoltà variabile nei minigiochi.

Trofeisticamente parlando: il vero Sherlock Holmes

Il trofeo di Platino di Sherlock Holmes verrà fuori quasi facilmente se avrete intenzione di spolparvi il gioco da cima a fondo. Non ci sono trofei troppo complicati e molti di questi richiedono azioni da eseguire in gioco. Alcuni, invece, verranno fuori soltanto prendendo una decisione specifica nei casi con cui avremo a che fare, per cui occhio ai mancabili! Vi verrà chiesto anche di combattere in tutti i covi dei banditi! L’elenco trofei completo lo trovate sul nostro forum.

VERDETTO

Sherlock Holmes Chapter One si conferma come l'opera più ambiziosa di Frogwares e senz'altro sarà la base di partenza per tutti i futuri videogiochi della serie. In questo capitolo, però, la componente open world è ancora un po' acerba e rischia spesso di far calare i ritmi e l'attenzione del videogiocatore. Al netto di qualche problema tecnico di troppo, però, il prodotto risulta godibile e dà il meglio di sé con una componente investigativa e una scrittura ben realizzate, anche nei casi secondari.

Guida ai Voti

Salvatore Terlizzi
Scopre i videogiochi con Monkey Island e Indiana Jones, per poi rimanere legato a vita al genere delle avventure grafiche. Grazie a PlayStationBit scopre, quasi per caso, la serie Yakuza e finisce per innamorarsene. Ha ancora l'immenso piacere di farsi sorprendere da un settore in continua evoluzione. Ehi guarda laggiù! Sisi, c'è una scimmia a tre teste...