Sviluppatore: The Domaginarium Publisher: The Domaginarium Piattaforma: PS4 (disponibile anche per PS Vita) Genere: Endless Runner Giocatori: 1 PEGI: 3 Prezzo: 1,99 €

Si trova lì, nelle varie liste dei titoli presenti sullo store, silente e anonimo, se non per un dettaglio: il prezzo. Due euro e un nome che è tutto un programma. A questo punto vai a cercare se il gioco è provvisto di Platino e la percentuale di ottenimento di quest’ultimo. Vedi che è molto alta (sopra il 75%) e ti decidi: premi X e confermi la transazione. Lo hai acquistato per rifocillare la tua bacheca trofei. Il tuo prossimo Platino sarà Color Slayer.

Color Slayer

Che rottura di co… lori

Preso atto che l’unica ragione che possa giustificare l’esistenza di Color Slayer su PlayStation 4 sia la possibilità di ottenere un trofeo di Platino senza troppi sforzi, dobbiamo comunque imporci di offrire un’analisi quantomeno accettabile del prodotto.

Color Slayer è un endless runner a quattro corsie in cui impersonerete un essere femminile armato di due spade colorate (una blu e una rosa) che si deve far largo fra dei manichini, anch’essi cromati. I manichini bianchi sono indistruttibili e toccarli vi procurerà un game over istantaneo, mentre quelli colorati potranno essere distrutti dalla spada del colore corrispondente per guadagnare punti (un concept probabilmente scimmiottato da Beat Saber). Guadagnerete punti sia distruggendo i manichini che, banalmente, percorrendo lunghe distanze. Raggiungendo determinati punteggi, sbloccherete nuove skin (molto abbozzate) per il vostro personaggio.

Questo è Color Slayer. Non ci sono modalità, livelli, personaggi o power-up e, ovviamente, non sussiste alcun accenno di trama. In sostanza un gioco privo di contenuti, se non di un intrattenimento abbozzato come se ne trovano a vagonate sugli store mobile (gratuiti, s’intende).

Color Slayer

Cosa potrebbe mai andare storto?

Se il concept di base di Color Slayer non fa urlare al miracolo, è comunque doveroso ammettere che non sia una delle cose in cui ci siamo imbattuti ultimamente. Quel che ci ha sconvolto è il livello qualitativo con il quale questo banalissimo concept è stato messo in pratica.

Lo spostamento del vostro personaggio sarà, come di consueto per il genere di appartenenza, unicamente in orizzontale. Per effettuare lo spostamento dovrete usare la levetta analogica sinistra. “Vabbè, si potranno usare anche le freccette” sento sibilare. La risposta è tanto netta quanto assurda: “no!”. Gli sviluppatori hanno concepito un endless runner dove le corsie non sono definite e il movimento orizzontale è con levetta analogica. Questo aumenta il livello di sfida dovuto a un controllo non ottimale per una scelta tanto sciagurata quanto inconcepibile che, guarda caso, nessun endless runner di riferimento del mercato ha mai assunto.

Purtroppo i problemi non finiscono qui. Vi capiterà occasionalmente di morire senza aver toccato alcun manichino a causa di hitbox mal calibrate, così come di subire dei cali di frame rate (seriamente, non vi stiamo prendendo in giro) che in un gioco di questo tipo corrispondono a morte quasi certa. Non mancheranno bug sulle collisioni dei manichini, che a volte trapasserete nonostante abbiate utilizzato il fendente corretto. Il bug peggiore lo troverete nella fase special, dove entrambe le spade cambieranno colore assumendone uno fra il rosso, il verde, il giallo e l’azzurro e vi imbatterete in quattro manichini allineati con i medesimi colori. Dovrete essere rapidi di riflessi e orientarvi verso il manichino dello stesso colore assunto dalle vostre spade. Una volta completato questo minigioco, le spade torneranno rosa e blu. Forse. Diciamo non sempre. Alcune volte rimarranno del colore del minigioco e, conseguentemente, non potrete più continuare la partita perché non sarete più in grado di distruggere i manichini rosa e blu. Infine, l’immancabile freeze a fine run che vi farà capire di aver davvero gettato via quei due euro.

Color Slayer
1
2
RASSEGNA PANORAMICA
Voto
3/10
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Catalizzatore di flame sul web e drogato seriale di fantacalcio, Giovanni vede il videogioco come un'espressione artistica piuttosto che come un mero intrattenimento privo di contenuti significativi. Per questo motivo, ripudia il 90% dei AAA e si tuffa sfacciatamente nel mercato indipendente, rimanendone il più delle volte scottato seppur senza rimorsi. Amante della musica di qualità, delle narrazioni articolate e di design ispirati, si è tuttavia mostrato fin dall'adolescenza ossessivamente attratto dai personaggi femminili antropomorfi, mistici o animati, universalmente conosciuti come waifu. Rappresenta orgogliosamente la vena toscana del Bit.