Sviluppatore: Lightwood Games Publisher: Lightwood Games Piattaforma: PS4 (disponibile anche per PS Vita) Genere: Puzzle Giocatori: 1 PEGI: 3 Prezzo: 7,99 €

Più facile a farsi che a dirsi

Le griglie, di dimensioni variabili (comunque tutte molto estese, al punto da costringerci a scorrere tra diverse schermate e a orientarci con una miniatura che mostra l’avanzamento complessivo), rappresentano le fotografie di Phil e sono suddivise in un elenco di diverse location toccate dal suo viaggio, dal Giappone alla Francia, dall’Italia all’Africa e a Las Vegas. Completarne una rende l’immagine pixel art in bianco e nero di un monumento o un luogo famoso, il tutto con una fattura davvero apprezzabile e tanto più accurata quanto maggiori sono le dimensioni della griglia.

Il movimento di casella in casella si esegue con due tipi di cursore. Il primo occupa una singola casella e serve per le operazioni “fini”, mentre il secondo occupa un 3×3 ed è utile per accelerare l’annerimento nel caso non esistano dubbi. Per esempio, posizionandosi in modo da avere uno 9 al centro e premendo il tasto X anneriremo tutte le caselle contemporaneamente; posizionandosi con un 5 al centro e avendo già annerito cinque caselle, le restanti quattro verranno marcate come bianche tutte contemporaneamente; e così via. Si tratta di meccanismi molto più semplici a farsi che a dirsi.

Non per tutti, anzi per pochi (pochissimi)

Il vero problema nasce dal fatto che, dopo aver compilato per lungo tempo una griglia – alcune possono richiedere anche un’ora o più – potremmo trovarci con diversi errori. Questi, seppur segnalati dalla colorazione rossa assunta dal numero coinvolto, ci costringeranno a rivedere tutto il nostro lavoro e potrebbero scoraggiare gli animi meno pazienti. Una comoda funzione di autocorrezione aiuta in questo senso, togliendo gusto al gioco ma rappresentando un utile appiglio per chi non ce la fa più e magari punta solo ai trofei.

Lo ammettiamo, questa recensione è piuttosto fredda e didattica, ma non potrebbe essere altrimenti, pur con tutta la nostra buona volontà. FAP non riesce mai a catturare il nostro interesse; impuntarsi fino alla soluzione onesta di una foto può funzionare per uno schema, massimo due, ma cimentarsi con una pazienza certosina nelle decine che il gioco propone richiede una passione non indifferente. Il problema è che un appassionato andrà ad acquistare una rivista piuttosto che un videogioco, mentre i gamer si troveranno tra le mani un prodotto senza mordente e senza un crescendo graduale di difficoltà.

Graficamente il gioco ha poco da prendere in esame. La schermata di introduzione è un disegno di Phil che chiunque potrebbe realizzare e il resto del tempo è trascorso in griglie bianche degne di Excel. Apprezziamo, questo sì, la resa in pixel art dei luoghi famosi sparsi per il mondo, alcuni davvero completi. La musichetta che accompagna il nostro lavoro di annerimento non aiuta, anzi alla lunga stanca e innervosisce, diventando quasi irridente nelle fasi in cui, presi dalla frustrazione, abbiamo la forte sensazione di sprecare inutilmente tempo prezioso.

Trofeisticamente parlando: ti faccio nero

I trenta trofei Fill-a-Pix: Phil’s Epic Adventure rappresentano, senza dubbio, un Platino facile, ma non per questo breve. Sarà infatti necessario completare tutti gli schemi, il che avverrà quasi sempre sfruttando l’autocorrezione dopo aver annerito a caso l’intera griglia. Qualche coppa di miscellanea, come quella che chiede di seguire il tutorial in quattro lingue o completare uno schema sotto un certo tempo, saranno facilmente recuperabili in qualunque momento.