Una marea di critiche da parte di molti videogiocatori è piovuta addosso a La Stampa, uno dei quotidiani nazionali più importanti, per via di alcune dichiarazioni presenti nella rubrica La risposta del cuore.

Come facile intuire, si tratta di un appuntamento in cui una redattrice risponde a problematiche di carattere amoroso poste dai lettori e dalle lettrici. Una di queste, lamentandosi del fatto che il proprio spasimante “non lavorava (e non si impegnava per lavorare), passava le giornate tra fumetti e playstation”, ha ottenuto per tutta risposta quanto segue: “[…] E quindi cerchi un riparo, due braccia forti, non quelle impegnate con il joystick di una playstation. […] E direi che hai ragione, un ragazzo che passa tutto il suo tempo alla playstation o davanti ad altre realtà virtuali va evitato e inserito nella categoria ‘c…’ (componi tu la parola come credi)”.

Ma non è tutto, perché qualche revisione prima Maria Corbi aveva pure sostenuto che la PlayStation “andrebbe abolita per legge”, delirio poi rimosso. Certamente avere come unico interesse nella vita videogiochi e fumetti è un atteggiamento che non porta da nessuna parte e da condannare, ma evidentemente con più intelligenza di quella che presuppone il dare dei coglioni (componiamo noi) a destra e a manca. E magari pure mettendo PlayStation con “P” e “S” in maiuscolo, visto che si tratta di un marchio registrato meritevole di quel pizzico di cura filologica che distingue il gruppo dei giornalisti (in cui inserire la Corbi, ci mancherebbe) da quello dei giornalai. Crediamo. Digressioni da coglioni, però, per carità.

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