Sviluppatore: Cornfox & Bros. Publisher: FDG Entertainment Piattaforma: PS4 (disponibile anche per PS Vita, Mobile) Genere: Avventura Giocatori: 1 PEGI: 7 Prezzo: 14,99 €

Nel corso degli anni sono state molte le software house che hanno cercato di portare il grande successo di The Legend of Zelda su altre piattaforme, alcune riuscendoci e altre decisamente meno. Nel 2013 è il turno dello studio finlandese Cornfox & Bros, che ha tentato quest’operazione pubblicando su dispositivi mobile Apple Oceanhorn: Monster of Uncharted Seas. Visto il grande successo riscosso dal titolo, la software house ha continuato il suo ambizioso progetto pubblicando Oceanhorn sui dispositivi Android e successivamente, in collaborazione con FDG Entertainment, anche sulle principali console. In attesa del già annunciato secondo capitolo, scopriamo insieme tutti i dettagli di Oceanhorn: Monster of Uncharted Seas, per capire se è in grado di distinguersi o meno dal titolo Nintendo.

La leggenda dell’Oceanhorn

Partiamo subito con il chiarire che bastano pochi minuti per capire che Oceanhorn è un omaggio a The Legend of Zelda, risultandone quasi un vero e proprio clone, in particolare di Wind Waker, capitolo pubblicato in origine su Nintendo GameCube e poi rimasterizzato su Wii U nel 2013. Ogni cosa durante il corso dell’avventura ricorderà il titolo Nintendo e la casa finlandese non ha cercato minimamente di nascondere la cosa provando a fare qualcosa di diverso, anzi, ne ha fatto quasi un suo punto di forza.

Un breve filmato farà da introduzione alla banale storia del gioco. Il protagonista si risveglierà dal sonno trovando una lettera del padre, il quale ci comunicherà che è partito per una missione senza ritorno: affrontare il terrificante Oceanhorn, un mostro che minaccia la pace nel mondo. Con l’obiettivo di cercare nostro padre e aiutarlo nella ricerca di tre antichi emblemi, che hanno il potere di distruggere l’oscurità, ha così inizio l’avventura del ragazzino senza nome che controlleremo, in una trama fantasy e bambinesca che sembra di aver già visto e affrontato tante altre volte. Preso il controllo del gioco ci ritroveremo in una sperduta isola, trovata grazie a un taccuino lasciatoci da nostro padre, e saremo armati semplicemente di un bastone di legno con cui dovremo attraversare l’isola in cerca di un’arma vera e propria, facendo pratica con i comandi di gioco in una sorta di tutorial che ci insegnerà a spostare casse, a distruggere anfore e tagliare ciuffi d’erba per cercare monete da spendere in seguito per comprare pozioni o oggetti vari.

Entrati in possesso del nostro equipaggiamento e di tutte le informazioni necessarie daremo il via al nostro viaggio, che affronteremo con una piccola barchetta, di isola in isola facendo partire il gioco vero e proprio. E’ proprio l’esplorazione in mare una delle fasi più noiose, dato che non potremo saltare i lunghi viaggi e nemmeno controllare direttamente l’imbarcazione in cui saremo solamente degli ospiti. A bordo della barca il giocatore potrà al massimo distruggere le casse trovate in acqua, in un minigioco di tiro al bersaglio, dando quasi l’idea che tali sezioni siano una scusa per caricare l’isola successiva.

Il posizionamento delle città e le informazioni più rilevanti non saranno fornite dal gioco ma le dovremo trovare parlando con tutti gli NPC incontrati sul nostro cammino; tale meccanica risulta però molto confusionaria e i giocatori poco attenti alle conversazioni si perderanno e non sapranno più dove andare. Ogni città visitata metterà a disposizione una serie di sfide da completare (trovare un oggetto o compiere una determinata azione) per ricevere dei punti esperienza. Questi, ottenibili anche uccidendo mostri, andranno ad aumentare il nostro livello di avventuriero per migliorare l’equipaggiamento del personaggio e il numero di oggetti trasportabili.