Slayaway Camp: Butcher’s Cut – Recensione

Sviluppatore: Blue Wizard Digital Publisher: Digerati Piattaforma: PS4 (disponibile anche per PS Vita) Genere: Puzzle Giocatori: 1 PEGI: 16 Prezzo: 16,99 € Italiano:

Slayaway Camp è una strana pozione, un intruglio di aspetti sorprendentemente diversi tra loro, miscelati con sapienza e acume da alchimisti dotati di gran talento. Gli ingredienti? Un pizzico di Minecraft, Mortal Kombat quanto basta e, infine, una ricca guarnizione ottenuta dal filone cinematografico (prevalentemente americano) del genere horror/thriller. Jason Kapalka è invece il nome del folle creatore di questa pozione, uno sviluppatore già decisamente noto nel mondo dell’industria del mobile gaming (ha fondato un colosso come PopCap, team sviluppatore di titoli del calibro di Bejeweld e Piante contro Zombi) che, assieme al suo nuovo team di sviluppo, Blue Wizard Digital, ha reso questa stramba idea un risultato tangibile.

Slayaway Camp: Butcher's Cut recensione

Presto, uccidi!

Il gameplay di Slayaway Camp è decisamente semplice. Nei panni di un sociopatico assassino, in uno schema prestabilito, dovremo far piazza pulita delle ingenue e ignare vittime, facendo attenzione a non finire gli spostamenti a nostra disposizione. Una premessa così semplice potrebbe far sorgere, in molti giocatori, diversi dubbi riguardanti la ripetitività del titolo stesso ma, nonostante ciò, questa folle opera riesce quasi costantemente a sorprendere, variando le carte in tavola e risultando sempre “fresco”, evitando quindi il fattore noia. Uccidere i nostri obiettivi sarà molto semplice. Basterà infatti toccarli, oppure arrivare molto vicini a essi e, quindi, costringerli a fuggire e a finire in trappole (falò, fosse, recinzioni elettriche…) disseminate negli ambienti, che li porteranno comunque alla morte.

Ciò che invece sarà sempre più difficile è l’avvicinarsi alle stesse vittime, visto il progressivo aumento della complessità degli schemi. Ogni spostamento diverrà fondamentale, bisognerà ragionare sugli ostacoli, sulle sponde e, in generale, riuscire a trovare la soluzione per entrare in quella via che prima ci appariva preclusa. Il giocatore ha la possibilità di tornare sui propri passi grazie a un sistema di rewind che annulla le mosse fatte e, con l’accumulo di apposite monete (ottenibili completando i livelli e con un particolare meccanica di cui parleremo a breve), sarà addirittura possibile ottenere la soluzione del livello stesso.

Slayaway Camp: Butcher's Cut recensione

Insomma, anche il migliore dei killer ogni tanto ha bisogno di un piccolo aiuto. L’offerta del titolo è sicuramente ampia, visti i quasi duecento livelli disponibili, e presenta numerose e apprezzate variazioni sul tema, che spesso riescono quasi a stravolgere il gameplay del titolo. Ci sarà la comparsa di avversari non più inermi (temibili agenti S.W.A.T.), l’uso di particolari oggetti nello scenario (come le librerie) o, ad esempio, la possibilità di spegnere le luci nell’ambiente, facendoci divenire, ancor di più, temibili killer che agiscono nell’ombra.

L’ultima uccisione compiuta in ogni livello sarà un’esecuzione molto particolare. E’ qui che il pizzico di Mortal Kombat si palesa, in quanto possiamo definire tale ultima esecuzione come un sorta di Fatality. Ci sarà infatti un minigioco, un classico (e forse un po’ troppo banale) quick time event, che porterà a un’uccisione decisamente scenica. Questa meccanica, sicuramente d’impatto, è sottolineata sia da una vasta scelta delle “Fatality” stesse (acquistabili con le monete da un apposito negozio) sia dalla presenza di un capitolo, Faces of Killed 3, che consiste in una sorta di boss rush a difficoltà sempre maggiore, dove dovremo inanellare esecuzioni su esecuzioni fino a sbagliare. Slayaway Camp, nonostante un gameplay solido ma semplicistico, riesce comunque a brillare di una malefica luce propria. Come? Grazie a una caratterizzazione decisamente indovinata e ben sviluppata.

Voxel Horror

Il titolo sviluppato da Blue Wizard Digital è un enorme tributo a una certa cinematografia (in particolare anni Ottanta e Novanta), un genere filmico che permea completamente l’opera, donandole caratterizzazione e carisma da vendere. A partire dal titolo, che è un forte richiamo a una produzione, Sleepaway Camp (del 1983) di Hiltzik, considerata tra le più geniali della storia. I duecento livelli, infatti, sono suddivisi in capitoli che, a loro volta, richiamano produzioni storiche di quei generi, come Lo squalo, Final Destination, Nightmare o Venerdì 13. Tali, numerosi film vengono esplicitati anche grazie ad avatar per il nostro assassino, avatar spesso davvero ben realizzati e disponibili in gran numero (acquistabili grazie alle monete). Le stesse “Fatality” di fine livello citano, in maniera più velata, diverse scene storiche e celeberrime che ogni fan del cinema d’orrore saprà riconoscere immediatamente.

Slayaway Camp: Butcher's Cut recensione

Ci sono inoltre numerose piccole chicche, piccole citazioni, che trasudano amore non solo per quel genere cinematografico, ma anche per quel periodo storico. Il rewind avrà il classico suono del… rewind disponibile, anni fa, su VHS, con tanto di filtro estetico a schermo. Manca quindi solo l’ultimo ingrediente per questa folle pozione, la componente Minecraft, che, nonostante sembri quantomeno fuori luogo, si miscela alla perfezione con questo titolo dalle tinte gore. L’intero comparto grafico, infatti, è basato sullo stile voxel, ovvero quella corrente artistica che si basa su modelli rappresentati grazie ai famosissimi cubi. Nonostante questa, apparente, insensata dicotomia, il risultato è quello di una violenza sicuramente mitigata e, allo stesso tempo, la creazione di un alone di assurdità che ben si sposa con le folli esecuzioni disponibili. Una scelta rischiosa ma che, a mio avviso, risulta incredibilmente acuta.

Trofeisticamente parlando: è facile la vita da serial killer

Per raggiungere il Platino di Slayaway Camp non dovremo faticare chissà quanto. E’ richiesto infatti completare tutti e dieci i capitoli disponibili, effettuare particolari azioni (come l’uso di oggetti per uccidere le nostre, sfortunate vittime) e ottenere tutte le esecuzioni e gli avatar disponibili (azione resa particolarmente semplice grazie all’inserimento di cheat code, anch’essi citazionistici). Inoltre, bisognerà uccidere determinati obiettivi (poliziotti, membri S.W.A.T.) per svariate volte e raggiungere un numero specifico di uccisioni totali. Quante? Ovviamente 666! Infine il trofeo che probabilmente risulterà più ostico consiste nell’ottenere almeno trenta uccisioni in Faces of Killed 3, il sopracitato capitolo dedicato alle esecuzioni speciali. Insomma, tra un’uccisione e l’altra, il Platino di Slayaway Camp sarà ben presto nella vostra bacheca.

VERDETTO

Slayaway Camp è sicuramente una piccola sorpresa. Nonostante un'offerta videoludica sicuramente limitata (non a caso è un gioco anche per mobile), il talento di Kapalka e del suo nuovo team è stato in grado di sfornare un prodotto semplice, efficace e con una personalità ben definita. Semplicemente imperdibile per gli amanti del horror/thriller, ma anche una buona scelta per chi cerca un titolo a suo modo leggero e senza pensieri.

Guida ai Voti

Vittorio Iannotti
Classe '94, studente di Scienze Biologiche. Cresce a pane e videogiochi da quando ha memoria. Vive nel paradosso dell'amore per la natura e per tutto ciò che è intrattenimento, dal cinema, alla letteratura, fino al gaming (che lo costringe a chiudersi in camera). Insaziabile viaggiatore, specie verso Est. In segreto, di notte, prega dinnanzi ad una statua di Kefka Palazzo.