Anodyne 2: Return To Dust – Recensione

Sviluppatore: Analgesic Productions Publisher: Ratalaika Games Piattaforma: PS4 (disponibile anche per PS5) Genere: Azione/Avventura Giocatori: 1 PEGI: 7 Prezzo: 19,99 €

In seguito al nostro provato su PlayStation 5, eccoci finalmente giunti alla recensione di Anodyne 2: Return to Dust, un indie action adventure che alterna fasi in 3D con grafica pixelata a sezioni bidimensionali a 16 bit. Il titolo è stato realizzato da Analgesic Productions, costituito dal duo di sviluppatori Melos Han-Tani e Marina Kittaka, e distribuito da Ratalaika Games su console. Anodyne 2 si propone di consacrare la formula utilizzata nel prequel, arricchendola di dungeon, puzzle ambientali e nuove meccaniche. Buona lettura con la recensione di Anodyne 2: Return To Dust.

anodyne 2 return to dust

L’inizio del viaggio

Una volta avviata una nuova partita, riceveremo una lettera di ringraziamento da parte dei due sviluppatori, che ci introdurranno brevemente alla trama principale. Conclusasi questa fase prodromica, faremo la conoscenza delle due entità Palisade e C-Psalmist, che ci parleranno della nascita di una Nano Cleaner di nome Nova. Si tratta della nostra protagonista, provvisoriamente intrappolata nel suo uovo, dalla quale cercherà di fuoriuscire mettendosi alla ricerca del tanto ambito Seme Glandilock. Lo scopo primario di Nova sarà infatti quello di ripulire New Theland, il nostro ambiente di gioco, dai cumuli di polvere che infettano gli abitanti, alterandone il ricordo e minandone la salute.

Una storia affatto banale

La trama di Anodyne 2, insieme al gameplay, rappresenta l’elemento fondamentale del titolo. Analgesic Productions proverà infatti  a coinvolgere i videogiocatori con un intreccio carico di significati religiosi, filosofici ed esistenziali, che si estrinsecherà attraverso l’interazione con gli strani individui sparsi per il mondo. Questi si riveleranno pieni di ricordi, che riverseranno su Nova attraverso lunghi e profondi dialoghi testuali.

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Da 3D a 2D… è un attimo!

Il gameplay si presenta stratificato e articolato in due momenti fondamentali. In una prima fase, Nova si troverà in un ambiente tridimensionale aperto al free roaming, nel corso del quale potrà muoversi a piedi, così da interagire con i vari NPC, o trasformarsi in un veicolo, in modo tale da raggiungere agevolmente le varie aree di gioco. Il grado di interazione e distruttibilità ambientale risulta essere piuttosto circoscritto. Si limita infatti alla possibilità di parlare con gli strambi individui che troveremo sul nostro cammino e a raccogliere elementi utili al potenziamento del personaggio. Tali power-up sono rappresentati dalle carte di gioco che dovremo consegnare al Centro, la struttura portante di New Theland, così da potenziare il prisma utilizzato per raccogliere i cumuli di polvere e progredire nella storia.

Una volta incontrato un personaggio infetto, Nova potrà rimpicciolirsi ed entrare in esso attraverso la cavità orale. Questo momento sarà preceduto da un minigioco, piuttosto ripetitivo e approssimativo, durante il quale dovremo muovere a ritmo lo stick analogico nella direzione indicata. Dopo esserci avvicinati a sufficienza al nemico da guarire, il level design si trasformerà catapultandoci in una sezione bidimensionale strutturata su dungeon a difficoltà crescente. A conclusione di una serie di puzzle ambientali, ci troveremo nell’ultima area di gioco, dove dovremo aspirare la nano polvere e guarire il povero abitante. Per quanto semplice, questa fase si rivelerà avvincente ma non frustrante, ben bilanciata e ingegnosa.

Non lasciamoci ingannare dai pixel

Il comparto tecnico di Anodyne 2: Return to Dust ha un gusto retrò peculiare, che farà felici i nostalgici con la sua grafica da PlayStation One. Questo però potrebbe rivelarsi ostico per i videogiocatori più esigenti e abituati agli attuali standard generazionali. In effetti, bisogna riconoscere che alcuni limiti tecnici potrebbero smorzare l’atmosfera del titolo, distogliendo l’utente dall’immersione e facendogli storcere il naso (sì, proprio lui). Pensiamo soprattutto alla quasi totale assenza di animazione dei personaggi, alle frequenti compenetrazioni ambientali e alla scarsa manovrabilità di Nova quando assume le forme di veicolo. E’ proprio questa la discriminante positiva del titolo: riuscire a scorgere dietro alla struttura pixelata e minimalista del videogioco, un mondo artisticamente ispirato ed emozionante, che trascende un level design oggettivamente datato.

Un sonoro buono a metà

Il comparto sonoro del titolo alterna alti e bassi. Per quanto sia innegabile che le musiche di gioco siano varie, suggestive e a tratti emozionanti, bisogna parimenti denotare l’assenza di rumori ambientali e del parlato, aspetti che potrebbero limitare fortemente l’immersività globale.

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Le modalità di gioco

In Anodyne 2: Return To Dust è presente un’unica modalità di gioco in single-player, che intratterrà il videogiocatore per una decina di ore. Non è contemplata invece una modalità Nuovo Gioco+ e non è previsto alcun comparto online.

Trofeisticamente parlando: chiedi alla polvere

Per concludere la recensione di Anodyne 2: Return To Dust, pensiamo all’aspetto trofeistico. Iniziamo con il far rilevare che sono presenti dieci trofei di bronzo, quattro di argento e un Platino. La conquista del massimo trofeo richiederà 10-20 ore, in base alle abilità personali e all’attitudine con il genere. Dovremo conquistare i classici achievement legati ai collezionabili, divisi tra carte di gioco e metacoin. Questi potranno essere scovati senza troppe difficoltà percorrendo il mondo di gioco. Sono previsti due finali, che potranno tuttavia essere scoperti in un’unica run e senza ricorrere a salvataggi di backup. Il resto dei trofei è legato alla storia. La difficoltà del Platino risiede soprattutto nella difficoltà intrinseca del titolo, i cui puzzle non sempre risultano immediati e richiedono comunque una discreta abilità logica.

VERDETTO

Anodyne 2: Return to Dust è un’avventura adatta soprattutto ai nostalgici, agli amanti dei puzzle ambientali e ai videogiocatori pazienti. Soprassedendo sulle sbavature tecniche e grafiche, infatti, sarà possibile cogliere in questo indie low budget una ricchezza unica nel suo genere. Ci sentiamo di dare fiducia ad Analgesic Productions. Le idee e il cuore, infatti, non mancano, e la saga di Anodyne è lì a dimostrarlo.

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