Crown Trick – Recensione

Sviluppatore: NeXT Studios Publisher: Team17 Piattaforma: PS4 Genere: Roguelike Giocatori: 1 PEGI: 12 Prezzo: 19,99 €

La nostra recensione di Crown Trick vi svela i dettagli di un roguelike già noto agli appassionati del genere. A distanza di un anno dal lancio su Nintendo Switch infatti, il team di NeXT Studios ha portato il titolo anche su PlayStation.

Incoronatemi

Videogiochi come il recente e apprezzatissimo Hades ci hanno insegnato che la nuova tendenza dei roguelike è quella di creare anche una ricca lore che possa coinvolgere il giocatore. Non stupisce quindi che la storia di Crown Trick sia semplice ma coinvolgente, in grado di calzare al meglio su un gioco tendenzialmente mordi e fuggi.

Protagonista delle vicende raccontate è una giovane ragazza che si ritrova bloccata all’interno di un mondo onirico, popolato da incubi. Questi, rappresentati da creature più o meno mostruose, sono stati liberati da un non meglio precisato umano che ha invaso il mondo dei sogni e sta tentando di riversare gli incubi nella mente di altri umani. Il compito della fanciulla è dunque quello di sterminare questi abomini, fermare lo scellerato che li sta aiutando e riportare tutti a sonni tranquilli.

Il compito è però così arduo che un essere onnisciente decide di palesarsi alla ragazza sotto forma di corona, offrendo il suo aiuto per combattere i mostri più efficacemente. Inizia così un viaggio irto di pericoli, in cui si dovrà cercare di sopravvivere sconfiggendo tutti gli incubi: in caso di morte, però, non tutto sarà perduto.

Come da tradizione infatti la sconfitta è parte integrante di Crown Trick: imparare i pattern di attacco dei propri avversari permette di proseguire nei vari capitoli in cui è divisa la storia e arrivare così all’epica conclusione.

Casella dopo casella

Rispecchiando appieno la sua natura di roguelike, Crown Trick offre partite di durata medio breve in cui ci si troverà a esplorare dungeon generati proceduralmente. All’interno delle strutture sono ovviamente inseriti un numero variabile di nemici, tanti oggetti e una serie d’insidie che rendono il gioco progressivamente più difficile.

Dal canto suo, la nostra eroina può migliorare le sue abilità sia in modo temporaneo, ottenendo sia bonus validi soltanto per la partita in corso, sia permanenti, affidandosi a una serie di NPC a cui si avrà accesso progressivamente tramite cui migliorare le proprie abilità. La corona inoltre permette di attaccare con una serie di armi e di attingere potere da dei famigli, in grado di scatenare devastanti mosse speciali.

Tutte queste possibilità si concretizzano in un gameplay di stampo classico. Ogni mappa, mostrata con visuale top-down, è frazionata in caselle immaginarie, su cui ci si sposta con la levetta analogica in totale libertà. Durante i combattimenti però queste aree diventano simili a scacchiere, in cui muoversi in turni simultanei assieme ai nemici. Ogni mossa ha un range specifico di azione e un tempo di esecuzione, indicato da apposite grafiche che appaiono sul terreno, così da facilitare la gestione.

Tutto molto semplice da apprendere ma difficile da padroneggiare. Nonostante l’aspetto in stile cartone animato e le strisce di dialogo sempre cariche d’ironia, Crown Trick si rivela presto un roguelike punitivo che non lascia spazio a errori.

Insonnia cronica

La gestione a turni dei combattimenti è l’elemento più interessante di Crown Trick. A dispetto di altri roguelike in commercio, dove spesso riflessi pronti fanno la differenza, il titolo di NeXT Studios fa leva sull’intelligenza tattica dei giocatori. Decidere quando usare il potere di un famiglio oppure magari saltare un turno farà la differenza tra vittoria e sconfitta.

Anche i più abili comunque scopriranno a loro spese che Elle e la sua corona dovranno cadere e rialzarsi parecchie volte prima di ottenere risultati. Inizialmente si rischierà di cadere vittima anche dei mini boss sparsi nei livelli, salvo poi padroneggiare le meccaniche del gioco. Tra queste segnaliamo la “rottura” della difesa, che avviene dopo aver inflitto un dato numero di colpi e che rappresenta spesso la chiave di volta per aver ragione dei nemici più coriacei, come i potenti boss di fine capitolo.

Tutto questo però non fa assolutamente di Crown Trick un gioco frustrante oppure impossibile, complice anche la possibilità di far progredire le proprie abilità in maniera permanente dopo la morte. La grande varietà di armi e di famigli aiuta inoltre a diversificare ogni partita e renderla a suo modo unica. Gli amanti dei roguelike passeranno ore a provare le armi e le diverse tipologie di attacco, per trovare il proprio stile e diventare dei guerrieri imbattibili. I giocatori mordi e fuggi invece troveranno invece una sfida ardua ma non impossibile, in grado di regalare grandi soddisfazioni.

Ambienti onirici

A livello tecnico, Crown Trick è stato realizzato con grande cura. La grafica strizza l’occhio allo stile giapponese, senza però mai tentare d’imitare gli anime. Elle, Crown e tutti i personaggi secondari sono stati disegnati con dovizia di particolari e i dialoghi li caratterizzano in modo unico. La spocchiosa corona è uno dei personaggi meglio scritturati, ma i più sentimentali si affezioneranno rapidamente anche alla giovane protagonista. Peccato solo per l’assenza di localizzazione in italiano.

La qualità grafica si mantiene invariata anche per il design dei nemici, molti dei quali incredibilmente azzeccati, ma vacilla al momento di analizzare le ambientazioni. L’hub principale è realizzato con grande cura, mentre nei dungeon si avvertirà rapidamente una certa ripetitività. Trattandosi di un roguelike, comunque, non si tratta necessariamente di un elemento negativo. Giochi come The Binding of Isaac e simili ci insegnano che, anche proponendo ogni volta lo stesso ambiente, cambiando le stanze si può comunque creare un titolo solido.

A supporto degli elementi visivi troviamo poi una colonna sonora degna di nota, con tracce soavi che rispecchiano lo stile onirico del gioco, effetti di attacchi e nemici perfettamente integrati con l’opera e soprattutto l’assenza di melodie invasive o disturbanti che rovinerebbero la concentrazione tattica di Crown Trick. La longevità del gioco è molto buona: se preso a piccole dosi, il titolo di NeXT Studio potrebbe durarvi per mesi, altrimenti mettete in conto almeno una ventina di ore per la storia principale, senza contare gli extra.

Trofeisticamente parlando: coppe da incubo?

La lunga lista trofei di Crown Trick nasconde numerose insidie. Oltre alle immancabili coppe legate al completamento della storia sarà necessario completare azioni di miscellanea, raccogliere vari famigli e superare stanze specifiche. Data la natura del gioco, molte sfide si completeranno in automatico puntando a finire il gioco. I trofei della Darkness Invasion vi chiederanno di terminare due volte l’avventura, quindi tenetene conto qualora puntiate al Platino.

VERDETTO

Il 2021 è probabilmente l'anno dei roguelike. Come altri illustri predecessori, anche Crown Trick si è rivelato un gioco con tantissime qualità e un approccio unico e coinvolgente ai combattimenti. Doversi muovere su una scacchiera pianificando al meglio le proprie mosse aggiunge un elemento di sfida inedito, che gli appassionati di strategia adoreranno. Una lore semplice ma ricca e ben studiata unita a un comparto tecnico di prim'ordine rendono il titolo di NeXT Studio un acquisto obbligato sia per gli amanti del genere che per i giocatori da "paralisi da analisi" che voglio scervellarsi e pianificare dettagliatamente ogni mossa per arrivare alla vittoria.

Guida ai Voti

Stefano Bongiorno
Nato e cresciuto in cattività, il giovane Stefano è stato svezzato a latte in polvere e Nintendo, cosa che lo ha portato con gli anni a dover frequentare svariati osteopati a causa delle deformazioni alle mani causati dall'uso di pad rettangolari. Oggi ha una certa età e scrive per il Bit, non perché abbia una scelta, ma perché altrimenti il boss Dario lo fustiga con le copie invendute di Digimon All-Star Rumble. Nel tempo libero si dedica occasionalmente al suo lavoro di commesso di telefonia e soprattutto alla caccia al Platino, con scarsi risultati.