Back 4 Blood – Recensione

Sviluppatore: Turtle Rock Studios Publisher: Warner Bros. Games Piattaforma: PS5 (disponibile anche per PS4) Genere: FPS Giocatori: 1 (Online: 1-8) PEGI: 18 Prezzo: 69,99 €

Dopo l’esperimento tentato con Evolve, i ragazzi di Turtle Rock Studios tornano sui loro passi con quello che sanno fare meglio. Gli autori di Left 4 Dead, supportati da Warner Bros. Games, puntano su una formula rodata ma condita da qualche preziosa novità, che risponde al nome di Back 4 Blood! Dopo decine e decine di ore di gioco, vi raccontiamo come è andata la nostra apocalisse zombi.

Here we go again

Con delle premesse da B-movie americano degli anni Ottanta e Novanta, Back 4 Blood ci fa capire subito che il piatto forte non è la trama. Siamo un mondo completamente infestato dal Verme del diavolo, un parassita che ha trasformato le persone in zombi maleodoranti di diverso tipo. Impersoneremo otto Sterminatori che, non si sa per quale motivo, hanno scoperto di essere immuni alla catastrofe abbattutasi sul mondo.

La storia, divisa in quattro atti per un totale di trentatré missioni, verrà portata avanti da svariate cutscene, distribuite spesso all’inizio e alla fine di un livello, e dai dialoghi fra i protagonisti fra una sparatoria e l’altra. A fare il resto ci penserà la nostra immaginazione poiché la narrazione, come abbiamo fatto intendere, lascia per strada molti altri dettagli. Tutto sembra molto generico e i personaggi spesso risultano caricaturali ma, sinceramente, non ci aspettavamo che Back 4 Blood si discostasse molto da questi standard.

Ci aspettavamo, invece, un gameplay degno di nota. Divertente, frenetico e bello da vivere in compagnia. Lo abbiamo trovato? Decisamente sì! Back 4 Blood, al quale spesso il pubblico ha appiccicato il nomignolo di Left 4 Dead 3, mutua tantissime caratteristiche dai due capitoli targati Valve, cercando di arricchire l’offerta e migliorare l’esperienza di gioco, nonché la rigiocabilità. Dopo il tutorial iniziale, verremo catapultati subito a Fort Hope; la nostra zona sicura che dovremo difendere con le unghie e con i denti in cui potremo organizzare le nostre risorse, provare armi e iniziare a giocare. Ma andiamo per gradi.

I personaggi a disposizione sono in totale otto, di cui quattro utilizzabili subito e quattro sbloccabili nel corso dell’avventura. Ogni personaggio possiede un’abilità, un’arma secondaria e un effetto sulla squadra unici, che introducono già un livello in più di organizzazione tattica. Chiamatele pure “classi”, anche se non hanno quella profondità riconducibile a quelle dei classici GdR. In qualunque caso, il gameplay rimane tutto sommato sempre lo stesso, ovvero sopravvivere a orde di zombi scaricando tutto il piombo possibile e immaginabile fino ad arrivare al rifugio. Di tanto in tanto il gioco ci proporrà qualche piccola variazione della formula, con massacri a suon di rock, spaventosi ed enormi boss o finestre da barricare mentre dovremo tenere a bada orde di Infestati.

Roba da farsi il mazzo

Per aggiungere un po’ di pepe al massacro di zombi, gli sviluppatori hanno introdotto un sistema di carte non troppo invadente, ma comunque funzionale. Sostanzialmente questa meccanica contribuisce, almeno nelle intenzioni, a rendere ogni partita diversa da un’altra. Inizialmente creeremo un mazzo iniziale con le poche carte a disposizione per poi, partita dopo partita, conquistare punti rifornimento per sbloccarne di nuove. Gli effetti delle carte, che si dividono nelle categorie Riflessi, Disciplina, Forza e Fortuna, includono dai semplici incrementi della salute a veri e propri vantaggi come velocità di rianimazione del 100%, incremento della velocità di ricarica, one-shot con un coltello da combattimento e tanto altro.

All’inizio della partita il game director pescherà delle carte corruzione, spesso riconducibili a dei malus come la presenza di una fitta nebbia, lo spawn casuale di un boss e molto altro. Successivamente, oltre ai vantaggi condivisi con tutta la squadra, pescheremo una carta dal mazzo precostruito o da quello personalizzato scelto prima di iniziare. Da non sottovalutare l’ordine delle carte, poiché la prima carta nel mazzo verrà applicata automaticamente, mentre le altre verranno giocate in sequenza permettendoci di pescarne una all’inizio di ogni capitolo. Il gioco ci offre anche la possibilità di attivarne altre, gratis o a pagamento, tramite dei cofanetti da trovare durante la partita.

Pagamento? Quale pagamento? Tranquilli, non parliamo di microtransazioni ma di moneta in-game. In ogni livello, fra budella che saltano in aria e bestie immonde, troveremo anche bellissime monete d’oro luccicanti da raccogliere. Queste saranno il nostro capitale da spendere al primo baule disponibile per sbloccare vantaggi per tutta la squadra, curarci, acquistare armi più potenti, bombe, molotov o parti potenziate per i nostri ferri. Ci siamo accorti che, più delle carte, armi sempre più rare e potenziate riescono a fare davvero la differenza negli scontri.

Da soli? Mai!

E’ palese che Back 4 Blood è nato per essere uno sparatutto da giocare in compagnia, al punto che in modalità offline non vi permetterà di ottenere carte e trofei. Tesi avvalorata anche dall’intelligenza artificiale dei bot che, in linea di massima, lascia molto, molto a desiderare. I personaggi controllati dal computer spesso si incastrano, rimangono indietro o ignorano le nostre richieste di aiuto, per poi curarci a caso quando non ne abbiamo bisogno.

Avere dei compagni è fondamentale anche perché, più si sale con il livello di difficoltà, più il gioco diventa davvero ostico. A difficoltà Recluta potrete permettervi assoluta leggerezza nella maggior parte dei casi (ma anche qui ci siamo trovati davanti a picchi difficoltà davvero sbilanciati) e giocare senza dare troppa importanza ai tatticismi di cui vi abbiamo parlato in precedenza. A difficoltà Sterminatore, ma soprattutto a difficoltà Incubo, la questione diventa più seria; è fondamentale avere padronanza dei mazzi e sincronizzarli, se possibile, con quelli della squadra.

Una settimana da zombi

Un’altra modalità compresa nell’offerta complessiva di Back 4 Blood è la modalità Sciame. Dal PvE della campagna si passa a un PvP quattro contro quattro molto particolare in cui le due squadre in gioco si alternano il ruolo nel corso dei round. Impersonando gli Sterminatori, i giocatori dovranno sopravvivere alle diverse ondate di mostri entro un certo tempo, facendo incetta delle numerose risorse presenti sul campo di battaglia. Le armi aumenteranno di rarità round dopo round e i mazzi avranno, anche qui, un ruolo abbastanza importante. Tant’è che per la modalità Sciame gli sviluppatori hanno messo a disposizione diversi mazzi precostruiti a seconda dello stile di gioco.

Nel ruolo degli Infestati, invece, dovremo stritolare la squadra di Sterminatori impedendo loro di resistere entro il tempo limite. Impersonando i mostri (sono disponibili tutte le bestie disponibili nella campagna) potremo rientrare in partita più volte e potenziare ciascuna tipologia di infestato con i punti mutazione guadagnati. Ci è sembrata, più in generale, una modalità abbastanza valida e divertente nel breve periodo ma rimane un dubbio: per quanto tempo potrà continuare a intrattenere i videogiocatori? Ma volendo estremamente critici è una domanda che può essere estesa all’intera opera, a dirla tutta.

A sessanta fotogrammi al secondo il mondo è più bello

Seppur ottimizzato nel migliore dei modi sia su PlayStation 4 che su PlayStation 5, la fluidità sulla console next-gen di Sony spazza via la versione old-gen. Da buon FPS, Back 4 Blood rende alla grande grazie al frame rate di sessanta fotogrammi al secondo e all’implementazione dei grilletti adattivi del DualSense, che è curata per ogni arma presente nel gioco. Certo, a volte si ha la sensazione di poter spaccare qualche parte meccanica del controller, ma ci auguriamo che sia, appunto, soltanto una sensazione. In sé per sé la versione PlayStation 5 gode di una pulizia grafica maggiore, anche se le texture e i modelli utilizzati appartengono più alla generazione passata che a quella corrente. Sulla varietà delle ambientazioni, i ragazzi di Turtle Rock Studios potevano impegnarsi un po’ di più, visto che qualche livello è stato riutilizzato cambiando semplicemente l’ora del giorno.

Davvero niente male il comparto audio con un doppiaggio in italiano soddisfacente e una serie di musiche adatte al contesto. La parte in cui il jukebox spara fuori pezzi di rock ‘n’ roll del calibro di Tick Tick Boom, Aces of Spades e Miserlou è stata davvero memorabile!

Trofeisticamente parlando: lindo e pulito

Il trofeo di Platino di Back 4 Blood non è affatto un gioco da ragazzi e, a nostro avviso, non è neanche da provare se non si ha qualche amico con cui giocare. Dopo i trofei legati alla storia, quelli relativi ai segreti presenti in ogni atto e qualche altra coppa abbastanza abbordabile, dovrete affrontare e finire ogni atto a difficoltà Incubo. Questa, a meno di trucchetti e sotterfugi vari, è un’impresa veramente tosta che richiede un’organizzazione della squadra e dei mazzi veramente ai massimi livelli. A Incubo si pagano in monete anche le cure, i colpi degli zombi arrecano danni incredibili e morire è solo una questione di tempo. Inoltre, l’impostazione roguelite rende tutto ancora più difficile con un azzeramento dei progressi una volta esauriti i tentativi a disposizione. Sul forum di PlayStationBit il nostro elenco trofei.

VERDETTO

Back 4 Blood è indubbiamente un prodotto che sa intrattenere chi cerca un videogioco da consumare (letteralmente) in modalità cooperativa. Avrete a che fare con un gameplay solidissimo proveniente dalla grande esperienza sul campo da parte di Turtle Rock Studios, avvalorato dalle novità aggiunte con le abilità dei personaggi e dalla strategia dietro ai mazzi di carte. A difficoltà massima Back 4 Blood diventa un vero e proprio inferno che richiede un lavoro di squadra minuzioso. Non adatto per chi è alla ricerca di una grande narrazione.

Guida ai Voti

Salvatore Terlizzi
Scopre i videogiochi con Monkey Island e Indiana Jones, per poi rimanere legato a vita al genere delle avventure grafiche. Grazie a PlayStationBit scopre, quasi per caso, la serie Yakuza e finisce per innamorarsene. Ha ancora l'immenso piacere di farsi sorprendere da un settore in continua evoluzione. Ehi guarda laggiù! Sisi, c'è una scimmia a tre teste...