Sviluppatore: Studio Nanafushi Publisher: Marvelous Europe Piattaforma: PS4 Genere: Metroidvania Giocatori: 1 PEGI: 16 Prezzo: 29,99 €

Dopo il test promosso a pieno voti su Steam, Studio Nanafushi ha preso la decisione di lanciarsi anche sul mercato console, universalmente riconosciuto come più esigente e meno propenso ai titoli indipendenti che mostrano evidenti lacune tecniche ed estetiche. Con il supporto di Marvelous, Dead or School è riuscito a catapultarsi su PlayStation 4 e noi lo abbiamo giocato senza grandi pretese, aspettandoci un prodotto trash e particolarmente indirizzato al sexual content. Ecco la nostra recensione.

Dead or School

Voglio andare a scuola!

Dead or School si apre con un dialogo fra due ragazze da cui intendiamo che l’umanità è stata costretta a rifugiarsi nelle metropolitane a causa di un’epidemia che ha trasformato le persone in mutanti estremamente potenti contro cui, un paio di generazioni fa, il genere umano ha perso la guerra. I ricordi del mondo in superficie sono ancorati ai pochi anziani rimasti in vita, mentre tutti gli altri concetti, quali ad esempio il cielo, corrispondono ad astrattezza e fantasia. Ci verrà dunque presentata Hisako, la protagonista dell’avventura, che, parlando con la nonna, scoprirà come in superficie esistesse un’infrastruttura chiamata scuola, ricordata con affetto dall’anziana. Questo convincerà la donzella dai capelli rossi a voler combattere i mutanti e tornare in superficie per andare a scuola e stringere nuove amicizie, indossando la (sexy) divisa da scolara della nonna. Durante il nostro viaggio verso la superficie ci sposteremo fra le varie stazioni di Tokyo (Shinjuku, Asakusa, Ichigaya…) utilizzando un treno corazzato, facendo amicizia con alcuni personaggi secondari ottimamente caratterizzati e smembrando ogni nemico che si para dinanzi a noi.

Una storia tanto idiota quanto poco credibile si staglia all’orizzonte, ingannandoci nella maniera più brutale possibile. Questo perché, giunti a metà dell’opera, la trama vivrà un plot twist distopico del tutto inaspettato, rendendo Dead or School un manifesto della società odierna e della natura umana che inizia a prendersi terribilmente (ma giustificatamente) sul serio. Stavamo giocando il titolo trascurando la storia e concentrandoci solamente sul gameplay e sugli aspetti tecnici, coscienziosi che questi sarebbero dovuti essere i protagonisti della recensione. Dobbiamo invece rendere onore a Studio Nanafushi per questa trama ambivalente e per una qualità narrativa molto elevata, emersa anche nella geniale raccolta dei collezionabili (souvenir del vecchio mondo che svelano la storia e la cultura della società e dei rifugiati da portare in salvo).

dead or school

I dialoghi sono sempre presenti ma mai ingombranti, mediamente brevi ma ricchi di contenuto e con tanti messaggi fra le linee. Fin dall’inizio si è denotata una spiccata capacità narrativa, in grado di gestire magistralmente i ritmi dell’opera e di inserirli perfettamente all’interno dell’esperienza videoludica, usufruendo anche di intriganti e rapide missioni secondarie.

Un arsenale a compressione

Addentriamoci nel cuore di Dead or School, ossia il suo gameplay. Sulla carta è un metroidvania in 2.5D con mappa interamente visibile fin dalle prime fasi e una moltitudine di scenari in cui dovrete affrontare ondate di nemici. Niente dunque di innovativo, ma tutto estremamente ben realizzato, tanto da rendere Dead or School un must per gli appassionati di questo genere.

Hisako potrà portarsi appresso tre armi: un’arma bianca (spada, mazza, katana, bastone…), un’arma a distanza leggera (fucile da cecchino, pistola, lanciafiamme…) e un’arma a distanza pesante (lanciagranate, bazooka, RPG…), ognuna di queste con i propri pattern e script. L’arsenale è molto vasto e customizzabile a ogni checkpoint e può essere sia potenziato che modificato in ogni momento. A queste si aggiungono delle mod (due per ogni arma) che aggiungono bonus alle statistiche o effetti aggiuntivi all’arma in questione.

dead or school

Le combinazioni sono dunque infinite e ogni giocatore può scovare il proprio stile di combattimento. A questo proposito, la nostra eroina si mostrerà fin da subito un soggetto agile e scattante, in grado di utilizzare la propria rapidità anche in combattimento. Schivate rapide e salti saranno obbligatori contro i nemici che vi assaliranno in massa. Manca invece la parata o comunque un parry istantaneo che in questo genere di giochi fa sempre la sua sporca figura. E’ invece presente l’albero delle abilità per ognuno dei tre rami di armi.

La varietà di mostri da affrontare non è elevata quanto le armi, ma la combinazione fra questi renderà ogni battaglia peculiare. Molto stimolanti gli enigmi ambientali – alcuni davvero ispirati – e le fasi di platforming. Deludenti invece la maggior parte delle boss fight, quasi del tutto anonime (tolte rare eccezioni).

E’ retrocompatibile?

Ciò che risalta fin dal trailer è una qualità grafica mediocre, confrontabile con i titoli che uscivano su PlayStation 3, e non a fine ciclo. Benché si tratti di un titolo indipendente dal valore di 30 euro, siamo costretti ad annoverare la grafica come difetto abbastanza grave. Ciò che condanniamo non è tanto la qualità dei modelli quanto la loro scarsa definizione nei contorni, nelle texture e nei dettagli. Molti sviluppatori indipendenti fanno di necessità virtù e optano per la pixel art, nascondendo sotto il tappeto i vincoli finanziari (e forse anche tecnici).

Studio Nanafushi è stato decisamente più coraggioso e questo gli ha consentito di sviluppare un gioco più fluido anche esteticamente, ma che odora terribilmente di generazione scorsa. Non è però tutto da buttare, perché il design sia dei personaggi che degli ambienti è molto valido, soprattutto nelle loro caricature cartoonesche utilizzate in occasione dei dialoghi in stile visual novel.

dead or school
1
2
RASSEGNA PANORAMICA
Voto
8/10
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Catalizzatore di flame sul web e drogato seriale di fantacalcio, Giovanni vede il videogioco come un'espressione artistica piuttosto che come un mero intrattenimento privo di contenuti significativi. Per questo motivo, ripudia il 90% dei AAA e si tuffa sfacciatamente nel mercato indipendente, rimanendone il più delle volte scottato seppur senza rimorsi. Amante della musica di qualità, delle narrazioni articolate e di design ispirati, si è tuttavia mostrato fin dall'adolescenza ossessivamente attratto dai personaggi femminili antropomorfi, mistici o animati, universalmente conosciuti come waifu. Rappresenta orgogliosamente la vena toscana del Bit.