Hidden Agenda – Recensione

Sviluppatore: Supermassive Games Publisher: Sony Computer Entertainment Europe Piattaforma: PS4 Genere: Film Interattivo Giocatori: 1-6 PEGI: 18 Prezzo: 19,99 €

“Ogni uomo è un criminale senza saperlo”.
Albert Camus

Se siete appassionati di titoli horror, probabilmente non vi sarete lasciati sfuggire l’interessante Until Dawn, horror di Supermassive Games proposto in esclusiva su PlayStation 4 che ha portato una ventata di novità nel genere. Ebbene, sempre in nome dell’innovazione, il team ha deciso di abbandonare la sicurezza del controller per passare, con Hidden Agenda, a PlayLink.

Mani nel fango

Se la fuga da Blackwood Pines non ha riscontrato il vostro gradimento, sarete felici di sapere che Hidden Agenda cambia tema e sposa una storia poliziesca in stile CSI, abbandonando quindi la paura per passare all’azione e all’investigazione.

La trama è semplice solo sulla carta, dato che all’atto pratico si rivelerà essere un complicato intreccio di misteri. In una città americana non identificata (non viene infatti mai fornito un nome) un misterioso assassino sta compiendo una serie di omicidi che sembrano colpire sia innocenti che i membri della polizia locale.

L’agente Becky Marnie, che pensava erroneamente di aver catturato l’assassino e fermato la spirale di morte, e la procuratrice distrettuale Felicity Grames, invischiata per sua sfortuna nel caso, dovranno quindi indagare per trovare il vero colpevole e assicurarlo alla giustizia.

L’indagine, che si dipanerà in qualche ora di narrazione e di scelte multiple, potrà essere completata sia in singolo che in gruppo, usando il proprio smartphone come controller.

Fidatevi di me

Il concetto alla base di Hidden Agenda è molto semplice. La narrazione su binari infatti proporrà di tanto in tanto scelte tra più opzioni sulle quali i giocatori dovranno meditare per poi prendere una decisione. La maggioranza deciderà quale azione dovrà compiere il personaggio di cui avremo il controllo, cosa che potrebbe essere positiva o dannosa a seconda della situazione. Ecco quindi che esplorare un giardino potrebbe essere meglio che irrompere in un’abitazione, con il rischio però che il bersaglio che stiamo seguendo si dia alla fuga a causa di una nostra esitazione.

Le decisioni, comunque, andranno a influenzare solo parzialmente la storia che proseguirà senza troppi intoppi e ci permetterà di apprezzare la recitazione e lo stile grafico che molto prende dal già citato Until Dawn, anche a livello di espressioni facciali dei personaggi e di stile narrativo. La distinzione tra protagonisti e comprimari è però in questo senso molto netta; alcuni modelli poligonali infatti saranno decisamente più dettagliati di altri che sembreranno quasi grezzi e buttati lì per caso.

Farò in modo che vi fidiate per forza

Come detto, Hidden Agenda è un gioco che basa le scelte sulla maggioranza. Questo discorso è applicabile alla maggior parte dei casi ma non a tutti, dato che in determinate circostanze i giocatori potranno sfruttare delle speciali Carte Decisione per influenzare la scelta e decidere inappellabilmente l’esito di una votazione.

Oltre a questa possibilità, che sarà una sorta di jolly da sfruttare al meglio, il titolo ci chiederà all’inizio dei vari capitoli chi sia nel gruppo il giocatore più dotato in una certa caratteristica, come onestà, freddezza, compassione e molto altro. Al giocatore scelto (e solo a lui) verrà chiesto di prendere una decisione drastica che influenzerà il capitolo e a volte l’intera storia.

Queste due meccaniche contribuiscono a dare pepe a una storia che, sfortunatamente, in certi momenti sembra essere fin troppo caotica e poco chiara, con rimandi a personaggi visti di sfuggita e magari già dimenticati. Utile in questo senso la funzione di archivio dati, che funge da database del caso e riporta gli eventi chiave, le storie dei personaggi e molto altro, che sarà però consultabile con il cellulare connesso al gioco.

Diari nascosti

Trattandosi di un film interattivo, la rigiocabilità di Hidden Agenda è sicuramente molto limitata. Le scelte multiple e i diversi approcci possibili stimoleranno infatti solo parzialmente i giocatori a rivivere una storia di cui sono a conoscenza del finale.

L’espediente di Supermassive Games per aumentare la non eccelsa longevità del titolo è stata quella di proporre una sorta di versione competitiva in cui i giocatori sono comunque chiamati a fare scelte in gruppo, ma ricevendo tramite app suggerimenti sulla scelta da selezionare che, se intrapresa, garantirà punti bonus. Il grosso problema di questa formula è la snaturalizzazione delle scelte, vero motore di un gioco basato interamente sulla mentalità dei giocatori e dunque sicuramente meno interessante e divertente della proposta collaborativa.

Breve accenno, come sempre, per quanto riguarda il comparto audio e quello video. Le colonne sonore sono coinvolgenti e azzeccate così come il doppiaggio, dotato di una recitazione molto spesso più che soddisfacente. Buona anche la qualità grafica in generale, meno se come già accennato ci si sofferma ad analizzare i modelli poligonali dei personaggi; protagonisti decisamente ben fatti, comprimari invece poco più che abbozzati e trascurati (un po’ come nella trama).

Trofeisticamente parlando: top secret

La maggior parte dei 42 trofei presenti nell’elenco di Hidden Agenda sono nascosti al fine di non rivelare nulla della trama di gioco. Ottenere il Platino, comunque, richiederà qualche ripetizione della storia per effettuare tutte le scelte possibili, e un giro anche in modalità competitiva; nulla che non si possa completare con successo in qualche ora senza troppi patemi.

VERDETTO

Dopo averci deliziato con Until Dawn, eravamo certi che Supermassive Games avrebbe provato a stupire ancora con Hidden Agenda. Successo quasi totale per questo thriller poliziesco in cui alcuni piccoli dettagli ci hanno fatto storcere il naso, come ad esempio una trama bella ma in certi momenti troppo confusionaria, modelli poligonali a volte troppo abbozzati e una modalità competitiva che snatura eccessivamente lo stile del titolo.

Guida ai Voti

Stefano Bongiorno
Nato e cresciuto in cattività, il giovane Stefano è stato svezzato a latte in polvere e Nintendo, cosa che lo ha portato con gli anni a dover frequentare svariati osteopati a causa delle deformazioni alle mani causati dall'uso di pad rettangolari. Oggi ha una certa età e scrive per il Bit, non perché abbia una scelta, ma perché altrimenti il boss Dario lo fustiga con le copie invendute di Digimon All-Star Rumble. Nel tempo libero si dedica occasionalmente al suo lavoro di commesso di telefonia e soprattutto alla caccia al Platino, con scarsi risultati.