Sviluppatore: The Bitfather Publisher: Headup Games Piattaforma: PS4 (disponibile anche per Mobile) Genere: Gioco di Ruolo Giocatori: 1 PEGI: 16 Prezzo: 14,99 €

Quante cose!

Pixel Heroes non ha solo difetti, ma anche un paio di assi nella manica. Il primo riguarda la varietà impressionante di equipaggiamento, di nemici, di classi e di possibilità in combattimento. Ogni classe avrò due abilità speciali, più le proprie statistiche in stile D&D, che influiranno su danni, difese e cure fornite dagli oggetti che potremo equipaggiare. Stessa cosa vale per gli elementi offensivi (cinque) e per gli status alterati che si possono infliggere e da cui è possibile curarsi. Solo far crescere di livello i personaggi ed equipaggiarli ci porterà via del tempo, in modo tale da creare la build perfetta per la battaglia che ci aspetta.

Questa varietà la si trova raramente anche nei GdR blasonati, quindi giù il cappello di fronte a The Bitfather, nonostante l’inventario sia fin troppo ristretto e vada a distruggere parzialmente questa abbondanza (generando una crisi nel videogiocatore che dovrà decidere cosa gettare e cosa trattenere). Altro pregio è l’autoironia. Il titolo infatti prende spudoratamente in giro i cliché tipici dei GdR occidentali, quali la strutturazione dei dungeon, la caratterizzazione dei personaggi, la modalità con cui si equipaggiano gli eroi, gli NPC e così via. Chiariamoci, non è una novità, titoli come Cthulhu Saves The World o Breath of Death VIII ne facevano un cavallo di battaglia e riuscivano a fornire al pubblico anche un prodotto assai meno lacunoso del qui presente Pixel Heroes, ma bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare.

Torno nel presente!

In sostanza, l’idea di The Bitfather di produrre un gioco intriso di elementi nostalgici (non solamente grafici e sonori, i quali sono prevalentemente dettati anche dal risparmio economico) si rivela essere un mezzo fallimento, ma con una enorme dose di rammarico. Alcuni elementi sono davvero riusciti, la varietà è notevole ma non contribuisce a rendere variegata l’esperienza complessiva. Nonostante ogni run sia completamente diversa dalla precedente, la viviamo allo stesso modo, la noia incombe, si miscela alla frustrazione e alla mancanza di stimoli, e ci porterà ad abbandonare il videogioco dopo una dozzina di ore al massimo.

Quando un videogioco non riesce a divertire, intrattenere o far provare emozioni (positive), il suo fallimento è innegabile, anche se, in questo caso, non a 360 gradi. Inoltre, questo titolo riesce nell’ardua impresa di far dubitare dei titoli del presente, quei titoli che non hanno praticamente nulla da trasmettere, che puntano quasi tutto sull’estetica e che si rivelano essere totalmente fini a sé stessi, non apportando mai innovazioni o idee prepotenti. Ci dispiace dover dire questo, perché uno sviluppatore che si fa chiamare The Bitfather sarebbe potuto essere il nostro Dio, e invece potrebbe diventare il nostro incubo, se dovesse continuare su questa via.

Trofeisticamente parlando: richiede – intervento divino – 0%

Ebbene sì, siamo davanti a un trofeo di Platino con la percentuale di ottenimento dello 0%.
Il motivo è presto detto; vi sarà infatti richiesto di completare l’intera campagna senza che nessun vostro eroe vada KO, oppure di completare l’avventura con un party predefinito con una combinazione di classi estremamente carente. Insomma, una mission impossible vera e propria.

1
2
RASSEGNA PANORAMICA
Voto
5/10
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Cresciuto a pane, cipolle e Nintendo 64, Giovanni è rimasto legato allo stile retrò. Ricerca in ogni videogioco un'esperienza unica, un'idea, un'innovazione. Ripudia di contro ogni cliché già visto e i giochi tutta estetica e nessuna sostanza. Soprannominato dai compagni del Bit "il moralizzatore", gestisce da agosto 2017 la rubrica #SecondoGiovanni. Ossessivamente attratto dai personaggi femminili antropomorfi - avete presente Carmelita Fox, Fidget, Coco, Gardevoir, Lola Bunny e Blaze? Ecco, ci siamo capiti...