Publisher: Ubisoft Developer: Ubisoft Montreal
Piattaforma: PlayStation 4 Genere: FPS Tattico Giocatori: 1-2 (Online 2-10) PEGI: 18 Prezzo: 59,99 euro

Era l’ormai lontano 1998 quando, sui monitor dei PC dell’epoca, fece capolinea per la prima volta un brand che da allora prese piede anche su console fino ad arrivare ai giorni nostri, quel Rainbow Six ispirato ai romanzi di fantapolitica scritti da Tom Clancy, che faceva della strategia e del gioco di squadra il punto focale per conseguire gli obiettivi assegnatici. Da quel giorno sono passati quasi vent’anni, la serie ha continuato ad attrarre utenti in ogni parte del globo e si è mantenuta piuttosto bene, quantomeno fino all’ultima iterazione Vegas 2, uscita però otto anni fa, un arco di tempo videoludicamente molto lungo, che solitamente porta sempre con sé qualche problema. Le aspettative per il titolo erano altissime, Ubisoft non ha mai nascosto di avere grandi progetti per questo reboot, ma l’esperienza ci ha insegnato a prendere sempre con le molle molte dichiarazioni; ad ogni modo, finalmente, la data di uscita è giunta, permettendoci di testare con mano la bontà del prodotto una volta conclusi i lavori. Scoprite dunque assieme a noi se è valsa la pena o meno aspettare così ardentemente questo titolo!

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Alpha, Bravo, Charlie, Delta, Echo, Foxtrot mi ricevete?

Vari sviluppatori, sia a fin di bene – concentrare le proprie risorse sul multiplayer – che di male – non esistono campagne singleplayer -, stanno lasciando da parte la modalità storia in favore del gioco online: Titanfall, Evolve, Star Wars Battlefront e ora anche Rainbow Six Siege, sono solo alcuni esempi delle super produzioni che hanno scelto questa via. Una scommessa rischiosa perché la longevità di un videogioco dipende da molti fattori: numero di utenti, quantità di contenuti periodici che lo mantengano sempre attuale o assenza di problemi con server e matching.

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Rainbow Six Siege, considerato il successore del cancellato “Patriots” – che aveva una modalità storia – ci offre svariate modalità online e un tutorial che conviene giocare al più presto. Proprio il tutorial ci consente di provare le diverse situazioni che ci troveremo ad affrontare durante il multiplayer, provando le abilità e l’equipaggiamento per ogni tipo di agente disponibile, in situazioni come il salvataggio degli ostaggi, l’infiltrazione, la disattivazione di ordigni esplosivi o l’utilizzo del nostro arsenale di appoggio, che include flashbangs ed esplosivi. Una serie di obiettivi secondari – superare le missioni con una percentuale concreta di salute o piazzare colpi in testa – ci permetterà di guadagnare più esperienza, il che è un bene per poter entrare nel migliore dei modi nella competizione online e dà un po’ più di peso a questa modalità.

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La prima cosa da chiarire è che Rainbow Six Siege non è un Call of Duty e nemmeno un Battlefront. Tende maggiormente al realismo – capiamoci, non è nemmeno come Arma – e il coordinamento tattico, per questo motivo i fan dei titoli con una giocabilità maggiormente arcade, lo troveranno più lento nei movimenti e nella mobilità del personaggio; qui non puoi saltare per metri in aria e se vuoi scalare una parete devi fare uso dei giusti strumenti, non con un esoscheletro o un jetpack. La sua proposta in squadre cinque contro cinque aumenta la tensione e la preparazione dei team di forze speciali che affrontano gruppi di terroristi, un argomento tristemente d’attualità.
Ogni round del multiplayer alterna i ruoli di attaccanti e difensori, gli ultimi preparano le proprie difese mentre la squadra d’attacco utilizza droni per dei sopralluoghi. Questa fase di Rainbow Six Siege, che dura appena qualche decina di secondi, è abbastanza interessante dai due punti di vista, i difensori di un ostaggio o un ordigno esplosivo dovranno fare uso di rinforzi per le pareti, filo spinato o esplosivi nei molteplici percorsi circostanti. Ci sono varie vie per raggiungere un luogo e il trucco sta nel cercare di destinare le risorse a nostra disposizione, nel punto in cui probabilmente ci sarà l’irruzione.

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D’altra parte, gli attaccanti potranno fare affidamento su piccoli veicoli telecomandati che possono entrare sotto le porte; il 50% dell’esito dipenderà dall’individuare l’obiettivo per evitare di perdere tempo in giri inutili, quindi localizzare il punto d’interesse, le posizioni del nemico e/o scoprire le trappole prima dell’assalto, ovviamente per facilitarsi il lavoro. In questo campo spicca Rainbow Six Siege, è meglio l’ingegno della forza brutta, e, anche se l’abilità è sempre un fattore decisivo per la vittoria, uno sparo silenzioso e preciso vale quanto, se non più, della mera potenza di fuoco.
La valutazione di generale del prodotto è molto influenzata dalle condizioni di gioco – compagni di squadra che conosciamo o meno – e dalla coordinazione. Il suo sistema di progressione ci permette di sbloccare diverse unità delle forze speciali: la Spetsnaz russa, i GIGN francesi, lo SAS britannico, il GSG 9 della Germania o gli SWAT degli Stati Uniti. Tutti loro – ognuno include quattro personaggi – sono equipaggiati con armamentari letali e svariati gadget che apportano sottili differenze: ci sono per esempio le granate flash che accecano gli avversari per qualche prezioso istante, le cariche esplosive per distruggere le pareti, le granate fumogene, i gas tossici e una moltitudine di congegni che rendono la squadra abbastanza variegata; è inoltre vietato che due utenti selezionino lo stesso tipo di agente nello stesso team.

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2
RASSEGNA PANORAMICA
Voto
7/10
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Pietro Cardaci
Appassionato di videogiochi e tecnologia da tanti anni, si dedica, da autodidatta, a studio, analisi e utilizzo di software e hardware. Scevro da pregiudizi, si accosta a ogni genere di titolo. Non disdegna, circostanze favorevoli permettendo, una piacevole lettura o la visione di un buon film, specie quelli che riescono a saziare il suo famelico spirito d'osservazione. Conosce un paio di barzellette niente male che sfodera nei momenti migliori...