Sviluppatore: Red Entertainment Publisher: PQube Games Piattaforma: PS4 Genere: Visual Novel Giocatori: 1 PEGI: 16 Prezzo: 49,99 €

Sebbene la produzione su PlayStation Vita sia ai minimi storici e le visual novel siano da sempre un genere che viene identificato come circoscritto alla console portatile, PQube Games non ha sventolato bandiera bianca e si è proposta di iniettare questo peculiare genere di origine nipponica su PlayStation 4. Così, Our World Is Ended (OWIE) è arrivato a noi del Bit. Vi confessiamo che nutrivamo molteplici dubbi sulla qualità del titolo che avevamo, inizialmente, identificato come “un misto fra lo sci-fi e il trash”. Ci avevamo visto lungo, ma ci siamo ricreduti sul livello qualitativo.

Our World Is Ended

Il metagame dello sviluppo

OWIE è ambientato ad Asakusa, un celebre quartiere di Tokyo molto vivace e colorato dove ha sede la Judgement 7, azienda di sviluppo di videogiochi composta da sette elementi. Reiji Gozen, il protagonista di cui vestiremo i panni, è uno studente universitario che lavora da pochi mesi part-time. Altra tuttofare è Yuno, studentessa sedicenne molto prosperosa e spensierata che fin da subito sarà oggetto del desiderio del protagonista. I membri più importanti del team sono Owari Sekai, programmatore brillante che guida l’intero gruppo e che vive nella sede con una spiccata perversione per i corpi femminili, e Natsumi Yuki, ragazza goth apparentemente cinica e inavvicinabile che svolge il ruolo di disegnatrice e modellista.

Completano il team la sorella maggiore di Yuno, di nome Asano, Iruka No. 2 e Tatiana Alexandrovna Popochkova. Contrariamente alla sorella, Asano, che provvede alla composizione della colonna sonora, è una ragazza molto rissosa e violenta, nonché dipendente dall’alcool. Iruka No. 2 è il migliore amico di Owari e ricopre nel team il ruolo di scrittore e autore. Immerso nelle sue creazioni narrative, si tratta di un obeso asociale che spesso si lascia andare a frasi del tutto senza senso e grida inquietanti. Ultimo membro che vi verrà presentato è la co-programmatrice Tatiana, piccolo prodigio russo di tredici anni che ha già conquistato un dottorato scientifico ma che non ha abbandonato la sua vena infantile, manifestata con fierezza.

Non sappiamo se questi personaggi, in parte piuttosto stereotipati, siano una caricatura dei veri sviluppatori del gioco o se il loro modo di vivere lo sviluppo di videogiochi sia condiviso dai creatori stessi, ma noi vogliamo credere che sia così. Il messaggio che trasmette OWIE relativo allo sviluppo dei videogiochi è molto sincero e privo di impurità e, vedendo come si è diramata la storia, ci intravediamo una forte correlazione.

Our World Is Ended

CHANGE THE WORLD!

La trama di OWIE è piuttosto semplice. Judegment 7 sta vivendo un brutto periodo a livello mediatico e finanziario vista la scarsa qualità dei titoli immessi sul mercato. Disperato, Owari Sekai ha deciso di sviluppare un videogioco che faccia leva su una nuova tecnologia di realtà virtuale da egli stesso ideata che presupporrà l’utilizzo di un casco speciale. Tuttavia, durante il primo test di questo casco cui Reiji sarà sottoposto, quest’ultimo vivrà un’esperienza paranormale incontrando una strana entità. Nessuno crederà alle parole di Reiji fin quando, al secondo test, che stavolta sarà collettivo, gli eventi diverranno ancora più assurdi ed estremi.

Man mano che i ragazzi si inoltreranno in queste esperienze fra il reale e il fittizio, il gioco verrà sempre più avvolto da una nebbia che porterà il videogiocatore a porsi innumerevoli quesiti relativi a dove la trama voglia andare a parare e, soprattutto, quale intensità tematica e contenutistica vorrà abbracciare. Ci imbatteremo in pochi personaggi secondari che saranno però ottimamente caratterizzati (così come i personaggi principali) e che avranno, chi più chi meno, un ruolo molto importante ai fini narrativi.

Our World Is Ended

Una montagna russa narrativa

Durante il viaggio avremo occasione di conoscere meglio i membri di Judgement 7, scoprendo aspetti delle loro personalità del tutto sorprendenti. Durante queste fasi il gioco assume lineamenti più maturi e adulti, abbandonando la leggerezza colma di fan service che invece accompagna la narrazione caratterizzante il resto dell’opera. Il gioco è suddiviso in diciassette capitoli e si avrà una forte impennata a partire dal capitolo 8. La nebbia si dissiperà quasi interamente in prossimità del finale che, a nostro avviso, risulta eccessivamente “serio”. Cerchiamo di spiegarci senza imbatterci in spiacevoli spoiler. La trama, a partire dal capitolo 8, introdurrà tematiche piuttosto forti e sensibili, ma questo non pregiudicherà lo stile narrativo che OWIE manifesta fin dalle prime fasi.

La narrazione è, infatti, molto improntata sull’ironia e sul nonsense con il chiaro intento di intrattenere e divertire. I dialoghi sono a tal proposito molto leggeri, mentre il doppiaggio estremamente espressivo, tanto da essere il più delle volte esasperato, sfiorando la comicità. Ci siamo divertiti un sacco e ci siamo affezionati a tutti i personaggi e avremmo preferito che quest’atmosfera rimanesse invariata per l’intera opera. Sia chiaro, non è vietato alternare fasi leggere e fasi dense, ma è necessario riuscire a bilanciare le due cose senza che una contamini l’altra. In OWIE, le situazioni drammatiche sono mal proposte e i dialoghi più densi sono gestiti male a livello di ritmo e di contestualizzazione nell’economia generale, tanto da risultare passi falsi.

Fortunatamente, i dialoghi di questo tipo sono numericamente pochi e sono intervallati da una massiccia dose di scene “light” che ci catapultano nuovamente nel mood che più si addice a OWIE. Ecco perché il finale ci ha lasciato un po’ l’amaro in bocca: un’opera quasi interamente leggera si sarebbe dovuta concludere in maniera adeguata e coerente, senza precludersi la possibilità di trasmettere messaggi importanti.

1
2
RASSEGNA PANORAMICA
Voto
8/10
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Catalizzatore di flame sul web e drogato seriale di fantacalcio, Giovanni vede il videogioco come un'espressione artistica piuttosto che come un mero intrattenimento privo di contenuti significativi. Per questo motivo, ripudia il 90% dei AAA e si tuffa sfacciatamente nel mercato indipendente, rimanendone il più delle volte scottato seppur senza rimorsi. Amante della musica di qualità, delle narrazioni articolate e di design ispirati, si è tuttavia mostrato fin dall'adolescenza ossessivamente attratto dai personaggi femminili antropomorfi, mistici o animati, universalmente conosciuti come waifu. Rappresenta orgogliosamente la vena toscana del Bit.