Sviluppatore: Nine Dots Studio Publisher: Deep Silver Piattaforma: PS4 Genere: Action RPG Giocatori: 1-2 (Online: 1-2) PEGI: 12 Prezzo: 39,99 €

Per gli amanti degli action RPG questa generazione di console è stata un sogno; titoli come Dragon Age Inquisition o The Witcher 3 hanno incantato milioni di giocatori per un’infinità di ore. CD Projekt RED ha sviluppato un videogioco quasi perfetto che ha settato nuovi standard, ma per i giochi di ruolo a stampo occidentale non è stato tutto rose e fiori. Tante sono le software house che hanno sviluppato giochi caduti nella mediocrità o nel trash più assoluto e che hanno fallito nel compito di inseguire quella montagna insormontabile rappresentata da Geralt di Rivia. Un esempio perfetto è Immortal: Unchained che, citando il buon Giovanni, “è il peggior gioco del 2018, se non addirittura della generazione”.

In città è arrivato un nuovo sfidante, Outward. Il titolo sviluppato da Nine Dots Studio è pronto a conquistare gli appassionati portando in dote una meccanica piuttosto rara per il genere: la cooperativa. Basterà per evitare il limbo e finire nel regno dei mostri sacri?

Un viaggio di sola andata

Outward è un RPG open world che può essere giocato in compagnia di un amico online o in split screen locale. Nine Dots Studio, con lo sviluppo di questo gioco, ha puntato molto in alto e non si è limitata a creare un semplice gioco di ruolo ma un vero e proprio simulatore di vita fantasy. In Outward il giocatore deve procurarsi in totale autonomia cibo, acqua, curare le proprie ferite e cercare un luogo sicuro in cui poter passare la notte, oltre che, ovviamente, doversi difendere dai pericoli della natura e dei suoi abitanti. Tutte queste caratteristiche sono state ideate dalla piccola software house canadese per consentire al giocatore di immergersi in un gigantesco universo magico pur mantenendo una certa sensazione di realtà. Le premesse sono eccezionali, vero? Beh, cari lettori, noi dello staff di PlayStationBit non vogliamo prendervi in giro né tanto meno amiamo illudervi, per cui arriviamo subito al punto: paragonare Outward con i giochi citati in precedenza è pura blasfemia e adesso vi spieghiamo il perché.

Outward è un costante susseguirsi di idee geniali realizzate, però, in malo (malissimo) modo, a partire dalla trama. In questo titolo il giocatore non prenderà il controllo di un prescelto di un’antichissima profezia, di un dio decaduto o di un demone in cerca di redenzione, bensì di un uomo qualunque, una sfortunata persona comune. La famiglia del nostro “eroe”, infatti, generazioni or sono, ha contratto un enorme debito pecuniario con l’intero villaggio natale e, per poterlo ripagare, il povero personaggio viene costretto a imbarcarsi per andare alla ricerca di un antico tesoro perduto. Una volta trovato, però, è vittima di un naufragio. Miracolosamente l’uomo riesce a salvarsi e tornare al villaggio dove viene accusato di aver causato di proposito l’incidente. Al ragazzo viene dato un ultimatum: ripagare l’intera somma dovuta in soli cinque giorni, pena l’allontanamento dal proprio villaggio natale e il sequestro di tutti i suoi (pochi) beni. La trama di Outward risulta essere abbastanza inconsistente e, più che altro, è un racconto di sfortune varie. Il fatto più grave è che quanto vi abbiamo appena raccontato in gioco, viene spiegato con delle semplici frasi buttate su schermo, senza alcun tipo di voce narrante o di filmato che accompagni l’accaduto.

Scusi, ma per tornare in città?

Una volta iniziata la partita il giocatore può creare il proprio personaggio a piacimento in un editor che offre davvero pochissime possibilità (aspetto del viso e capelli) e, conclusa questa brevissima fase, ci ritroveremo praticamente con un piede fuori dalla città. Prima di poter uscire, però, la guardia che si trova a difesa del cancello d’uscita si offre di insegnarci alcune tecniche di difesa personale… al prezzo di cinquanta monete d’argento. Scusate il termine, ma ci sta sicuramente perculando. A questo punto, come ogni altro videogioco appartenente al genere, ci aspetteremmo di aprire la mappa per controllare il luogo in cui ci troviamo e per poter capire dove andare… ma così non è. La mappa di Outward, infatti, è pressoché inutile; non segna la posizione del personaggio e non consente di fissare un punto come posizione da raggiungere. Il senso di dispersione in un open world è apprezzabile, purché questa meccanica sia sviluppata a dovere, cosa che in Outward, purtroppo, non avviene. Senza alcuna idea di dove doversi dirigere o in quale maniera poter accumulare il denaro richiesto, inizia il nostro vagabondaggio con solo uno zaino sulle spalle, una borraccia d’acqua e un bastone con cui difendersi.