Resident Evil 2 – Recensione

Sviluppatore: Capcom Publisher: Capcom Piattaforma: PS4 Genere: Horror Giocatori: 1 PEGI: 18 Prezzo: 59,99 €

Resident Evil. Due parole che bastano da sole ad accendere nei videogiocatori di vecchia data (ma non solo) ricordi precisi, il più delle volte associati a un brivido di terrore che scende lungo la schiena. La saga survival horror per eccellenza, nata più di venti anni fa e diventata pietra miliare e termine di paragone per la produzione videoludica del genere, nonostante gli alti e bassi della sua storia non ha mai abbandonato la memoria dei ragazzi che trascorrevano le loro serate dell’orrore tra i non-morti di Raccoon City. Non solo: con Resident Evil 7 Capcom ha saputo darle nuova vita, a dispetto dei tanti dubbi che la nuova impostazione aveva fatto nascere preventivamente, spianando la strada per l’arrivo di una vera e propria bomba.

Il remake di Resident Evil 2, successo annunciato sin dal primo giorno in cui se n’è parlato, ha effettivamente conquistato pubblico e critica, rendendo questo inizio 2019 un momento speciale per i videogiocatori di tutto il mondo e giocandosela, in quanto ad accoglienza, con un altro pezzo da novanta del calibro di Kingdom Hearts III. Avrete già letto tutto e di più sull’ultima fatica di casa Capcom e vi sarete sicuramente fatti anche la vostra opinione personale mettendo mano al titolo, ma non poteva mancare la nostra dettagliata recensione… magari con un occhio di riguardo per chi non conosce il gioco originale e si approccia a Resident Evil 2 come a un’esperienza inedita. Vediamo se anche in questo senso si può restare soddisfatti.

Welcome (back) to Raccoon City

“In una giornata si possono vivere i terrori dell’inferno;
di tempo ce n’è più che abbastanza”.
Ludwig Wittgenstein

La giornata, o meglio la notte, della recluta Leon Kennedy inizia nel peggiore dei modi, a meno che si possa immaginare un destino più funesto di un primo giorno di lavoro nel quale vedersela con un’epidemia che ha trasformato la quasi totalità della popolazione in zombi aggressivi. Una normale sosta in un’area di servizio, deserta ma apparentemente tranquilla se si decide di ignorare l’auto della polizia semidistrutta accanto a una delle pompe di benzina, nasconde la terrificante scoperta dei primi non-morti famelici che infestano un negozio. Non è che l’inizio del personale viaggio all’inferno di Leon e della giovane studentessa Claire Redfield, che si unisce a lui già nelle prime battute per poi trovarsene continuamente separata dall’evolversi degli eventi.

Ma essere circondati da zombi e salvare la pelle per il rotto della cuffia non è un rischio sufficiente a fermare un tenace poliziotto, che insieme alla nuova amica si dirige alla vicina Raccoon City nella speranza di trovare aiuto presso la stazione di polizia. La città, tuttavia, è devastata da caos e distruzione, vittima dell’esercito di mostri in cui l’epidemia ha trasformato la popolazione e che ha cancellato qualunque traccia di civiltà. Tra cutscene dal taglio cinematografico e sequenze in cui controlliamo direttamente il protagonista, con un’opprimente sensazione di inferiorità e inadeguatezza di fronte alle orde disumane che ci circondano e all’assordante silenzio di una città fantasma, raggiungiamo l’agognata stazione di polizia solo per constatare che l’incubo non solo non è finito, ma è appena entrato nel vivo.

L’equilibrio è il segreto

“Non c’è terrore in uno sparo, ma solo nell’attesa di esso”.
Alfred Hitchcock

Televisione, videogiochi, ma anche tristi vicende reali ci hanno proposto, negli ultimi anni, una spettacolarizzazione dell’orrore che ha portato una certa assuefazione. Ciò che poteva terrorizzare la gente cinquant’anni fa, oggi farebbe sorridere un bambino dell’asilo. In una situazione simile, riuscire a trasmettere sensazioni di angoscia e paura come quelle che resero famosa la serie Resident Evil nelle sue prime iterazioni non è compito facile, considerando anche la necessità di coniugare l’innovazione grafica e tecnologica con un’aderenza al modello originale, senza la quale i fan di più lunga data avrebbero storto il naso.

Nel suo remake, Capcom riesce alla perfezione a risolvere il problema e ad accontentare tutti. I giocatori di mezza età che hanno messo mano alla versione PlayStation troveranno una riedizione del loro amato gioco aggiornata ai più alti standard videoludici contemporanei, una messa a fuoco dell’incubo degli anni ’90 che ci afferra e ci trascina ancor più a fondo nei suoi orrori, mettendoci nei panni dei protagonisti con una telecamera dietro le spalle (così vicina e così ben realizzata che, a onor del vero, in quanto a coinvolgimento non si differenzia molto da una visuale in prima persona). I giocatori più giovani, anagraficamente o solo per esperienza con i videogiochi, si vedranno catapultati in un survival horror intenso, profondo, mai generoso e accondiscendente, che combina azione e fuga, esplorazione e risoluzione di enigmi; un gioco che non si piega mai alle nostre esigenze, ma ci obbliga a seguire le sue leggi, ad adattare il nostro stile di gioco, senza offrirci la proverbiale pappa pronta.

Un colpo in testa? Ma in quale film?

“L’azione cura la paura, l’inerzia crea il terrore”.
Douglas Horton

Per tutti, invece, indipendentemente dalle esperienze passate, Resident Evil 2 sarà motivo di stupore per la capacità di rendere reale e palpabile l’atmosfera di luoghi infestati da zombi con una forza con cui pochi altri titoli analoghi possono e potranno competere. Capcom avrebbe potuto proporre orde infinite di non-morti, come quelli che ci circondano nella scena introduttiva, e trasformarci in eroi invincibili; avrebbe potuto infarcire l’esperienza di jumpscare e cliché di genere, conformandosi alla moda degli horror più recenti; avrebbe potuto infilarci in ambienti bui riempiendoli di scricchiolii e versi orribili e impedendoci di avere una visione chiara dell’orrore se non all’ultimo istante.

Invece nelle stanze della stazione di polizia e dei suoi sotterranei troveremo spesso pochi zombi, a volte addirittura nessuno, oppure li vedremo inizialmente disinteressati a noi e incapaci di raggiungerci. Ci imbatteremo sì in luoghi dominati dall’oscurità, ma passeremo dall’atrio luminoso e da altre stanze ben illuminate e sicure. Saremo spaventati dalla comparsa improvvisa di uno zombi o dalla rottura di una finestra, ma avremo altresì modo di riconoscere in anticipo un licker e di muoverci a rilento con il pollice appena premuto sulla levetta sinistra per non farci sentire. Scopriremo, insomma, un gioco vario, ben equilibrato, che cerca l’orrore non nella sovraesposizione dell’elemento mostruoso, bensì nel suo bilanciato inserimento all’interno di una situazione verosimile.

Leon non è un eroe che fa esplodere cervelli per sport, ma non è neanche un tipo arrendevole e codardo. Armato inizialmente della sua fidata pistola, può contare solo su un numero limitato di munizioni da recuperare esplorando a dovere ogni angolo, e molto più scarse se decidiamo di giocare a difficoltà Estrema. Fuggire dagli zombi o attaccarli sono due opzioni altrettanto valide tra cui, quasi sempre, spetterà a noi scegliere. Quando non siamo obbligati a sparare per liberare l’unica via d’uscita, possiamo decidere di aggirare i non-morti, tenendoci alla larga dalle loro braccia pronte ad acchiapparci; se ci va male potremo comunque allontanarli o contrattaccare con il pugnale o facendo loro ingoiare una granata prima di farla esplodere.

Se invece non abbiamo alternativa, o anche solo se vogliamo spargere un po’ di materia cerebrale sulle pareti della stazione di polizia, possiamo esplodere qualche colpo dritto nella testa degli zombi. E’ qui che scopriamo uno degli aspetti più soddisfacenti, per quanto a volte frustranti, di Resident Evil 2: non basta un colpo in testa. Dovrete sparare più volte, a seconda di quanto bravi siete nella mira e di quale punto colpite, prima di vedere il non-morto accasciarsi; anche in questo caso, non fidatevi, perché potreste vederlo rialzarsi o ritrovarlo in un secondo momento che vaga come se nulla fosse accaduto. Senza tralasciare il fatto che colpire uno zombi che avanza, vuoi per il sistema di mira studiato ad hoc per aumentare il senso di angoscia, vuoi per l’andatura imprevedibile del mostro stesso, sarà tutt’altro che scontato. La conseguenza è che sprecherete munizioni e sprecherete erbe e medicamenti dopo essere stati raggiunti e morsi, con l’impossibilità di reperirne facilmente in giro per la stazione e la conseguente, crescente paura di essere vulnerabili.

Devo proprio tornare là?

“Terrore e suspense si addicono alla brevità del racconto”.
Edgar Allan Poe

Un altro dei punti di forza dei primi Resident Evil era la presenza di enigmi ambientali necessari per procedere con la storia. Quelli ripensati e introdotti nel remake non appesantiscono l’esperienza, né contribuiscono in maniera artificiosa a prolungarla con rompicapo fini a sé stessi, bensì si inseriscono nella narrazione con coerenza e verosimiglianza. Tutta la prima sezione del gioco, per esempio, ruota intorno al reperimento di tre oggetti utili per accedere a una nuova area, e di fatto tutto quel che faremo sarà votato a risolvere questo problema ottenendo quanto ci serve con l’esplorazione e/o la soluzione di altri sotto-enigmi.

L’effetto più diretto di questa impostazione è un frequente ritorno in aree già esplorate, tuttavia mai completamente sicure, per aggirare un ostacolo prima insormontabile grazie a nuovi oggetti recuperati altrove. Lo stesso meccanismo si applica sia a sblocchi imprescindibili per l’avanzare della trama che ad altri legati a oggetti facoltativi, ma che possono arricchire l’esperienza. Starà a noi decidere come e quanto investire il nostro tempo e quanto a fondo scendere nell’incubo architettato da Capcom.

C’è dell’altro

Potremmo aggiungere molto altro, dalla longevità del gioco alla presenza di scenari alternativi e da vivere nei panni di Claire Redfield; dalla gestione restrittiva dell’inventario al sistema di salvataggio; dagli scontri con i boss alle sezioni che ci vedono incontrare e impersonare personaggi secondari, fino alla modalità extra, Il 4° sopravvissuto, ma rischieremmo di ricordare aspetti già noti o di fare inutili spoiler. Quel che conta è che Resident Evil 2 è il remake che un gioco del genere meritava e un vero e proprio dono, sentito e curato, per tutti coloro che non hanno conosciuto la serie ai suoi albori. Un gioco ottimo sia in senso assoluto che in relazione al modello cui si ispira.

Con il remake di Resident Evil 2, Capcom ha saputo portare su schermo gli orrori di Raccoon City con una vividezza disturbante. In questo caso è difficile non fare riferimenti al videogioco originale, se non altro per segnalare quanto l’evoluzione tecnologica abbia consentito di replicare il senso terrore che si provava vent’anni fa e, per molti aspetti, di ampliarlo. Superata l’impostazione a telecamera fissa, infatti, abbiamo sempre una visuale diretta di ciò che ci aspetta in fondo a ogni stanza e corridoio; il problema è che il fotorealismo grafico rende lo zombi di turno così vero e vicino da accendere le paure più nascoste nei recessi del nostro inconscio.

La stessa ricostruzione della stazione di polizia, curata nei minimi dettagli e resa con ottimi effetti luminosi (con una nota di eccellenza per quanto riguarda l’atrio principale), la rende una vera e propria coprotagonista, un elemento fondamentale nell’atmosfera generale che il titolo vuole creare e che lo rende indimenticabile. Se proprio vogliamo essere pignoli, possiamo segnalare qualche elemento copia-incollato qua e là negli uffici, qualche texture meno definita di altre, una realizzazione meno memorabile delle aree delle fogne e dell’Umbrella e un livello di realismo grafico sì alto, ma forse non al pari di un Red Dead Redemption 2. Ciò non toglie che l’immedesimazione sia totale e che, lasciandoci trasportare, possiamo tranquillamente sentirci dentro alla storia, anziché suoi semplici spettatori.

Passando al comparto sonoro, mai come in questo caso possiamo tralasciare la musica per concentrarci invece sugli effetti audio. Così come la stazione di polizia, i suoni che la disturbano (anche se spesso si tratta di inquietanti silenzi, il che è anche peggio) diventano parte integrante della storia. L’assenza di brani di sottofondo, il rumore dei nostri passi, delle serrature che apriamo e di una porta che si chiude alle nostre spalle, o il verso di uno zombi o di un licker che lì per lì non riusciamo a individuare con la debole luce della nostra torcia, ci fanno stringere lo stomaco e ci annunciano che il nostro prossimo passo potrebbe portarci vicini all’orrore. Se avrete il coraggio di giocare con un buon paio di cuffie, nulla riuscirà a convincervi che non siete davvero voi dentro a quella maledetta stazione di polizia e nei meandri dei tunnel sotterranei, a lottare per la sopravvivenza.

Trofeisticamente parlando: la fine non è la fine

I quarantadue trofei di Resident Evil 2 comprendono ventotto coppe di bronzo, nove d’argento e quattro d’oro, prima dell’immancabile Platino. Sebbene alcuni trofei rientrino in una fascia di difficoltà più che abbordabile, perché legati alla trama o ad attività di facile esecuzione, arrivare al 100% non sarà una passeggiata. Sarà infatti necessario completare il gioco anche alla difficoltà Estrema con entrambi i protagonisti, nonché eseguire speedrun e partite con requisiti particolari, ripetendo quindi l’esperienza almeno sei/otto volte. Non mancano trofei per i collezionabili e per l’ardua modalità Il 4° sopravvissuto, ma la nostra guida e tanto coraggio vi aiuteranno nel vostro percorso.

VERDETTO

Con il remake di Resident Evil 2, Capcom non si abbandona a una mera mossa commerciale per sfruttare la nostalgia degli appassionati della serie e sforna un titolo survival horror che accontenterà tutti. Equilibrio, questa è la parola che meglio giustifica la sua valutazione. Il gioco dosa con moderazione tutti gli elementi che lo costituiscono e crea una commistione perfetta di situazioni e sensazioni che ci riempiono di esaltazione durante ogni singolo istante trascorso davanti allo schermo. Nuovo o usato, subito o tra qualche mese, acquistatelo. Non farlo sarebbe davvero un peccato.

Guida ai Voti

Jury Livorati
Classe ’85, divido il tempo tra la moglie e i tre figli e le più svariate passioni. Amo la lettura, la scrittura e i videogiochi e recito dal 2004 con l'Associazione Culturale VecchioBorgo. Eterno bambino, amo la vita e guardo sempre allo step successivo, soprattutto se è più in alto del precedente. Sono grato a PlayStationBit per avermi fatto scoprire la (sana) caccia ai trofei e i Metroidvania.

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