Airborne Kingdom – Recensione

Sviluppatore: The Wandering Band Publisher: Freedom! Games Piattaforma: PS4 (disponibile anche per PS5) Genere: Simulazione Giocatori: 1 PEGI: 3 Prezzo: 21,99 €

In un mondo devastato dal conflitto, dove la guerra all’accaparrarsi le risorse l’ha fatta da padrona, tutto ciò che resta sono solo cumuli di macerie, dimenticati, inutilizzati e inaccessibili. La vasta, vuota area, arida e deserta, è praticamente impossibile da abitare per chi è rimasto. O almeno lo è fino a quando non spuntano fuori dei progetti per rifondare la civiltà e tentare di nuovo il bizzarro approccio, il Regno Aereo.

Con questa particolarità si presenta Airborne Kingdom, un peculiare strategico misto a city builder che ci mette nei panni del governatore di una città fluttuante intento a vedersela con condizioni avverse, risorse da trovare e gestire e un certo… equilibrio da mantenere.

Airborne Kingdom

Il Regno Celeste

Ad accendere la miccia degli eventi basta il ritrovamento di una misteriosa pergamena, uno schema composto da progetti riguardanti una fantomatica profezia che vorrebbe, al suo centro, una città fluttuante. Per realizzare questa profezia, mattone dopo mattone, costruiremo un vero e proprio impero volante, capace di spostarsi in ogni momento e in ogni luogo e sfruttando le risorse della terra, facendole al tempo stesso ricrescere per ripetere il ciclo.

Non c’è una vera e propria storia dietro le gesta del “sindaco” da noi interpretato, al contrario di altri giochi del suo genere usciti negli ultimi anni. L’unico scopo, che è anche l’obiettivo per completare il gioco, è guadagnarsi i favori di tutti i dodici regni sparsi per la mappa di gioco, facendo con loro scambi, acquistando le loro tecnologie e compiendo le più disparate e disperate imprese per i vari imperatori. Non la più plausibile delle trame né tra le più accattivanti, ma tanto di contesto basta per tenere azioni e storia incollate.

Airborne Kingdom

Pimp my city

Airborne Kingdom, pur presentando qualche similitudine nella gestione della città con titoloni del calibro di Frostpunk, ha però tutt’altro setting e appeal. Il titolo di The Wandering Band, infatti, non si preoccupa dei conflitti tra regni e calcola in maniera molto meno marcata l’umore dei cittadini del nostro regno volante.

Basta procacciare del cibo, dar loro dell’acqua e un tetto sotto cui dormire e saranno sempre sereni. In base alla serenità e alle condizioni generali del regno, andando a caccia di piccoli accampamenti, incontreremo man mano sempre più migranti interessati a salire a bordo e far parte della leggenda. Anche se è un modo intelligente, si tratta comunque dell’unico metodo a disposizione di colonizzare e reclutare nuovi abitanti, condizione un tantino limitante.

Particolarmente inibente, tuttavia, è la longevità del gioco che, mista a una certa monotonia generale, non garantiscono livelli di rigiocabilità poi così… alti. Come se non bastasse, dovremo vedercela con il solito problema delle trasposizioni a console: il puntamento. Impreciso e poco intuitivo; anche se i tentativi di ottimizzarlo per PlayStation 4 sono palesi, la telecamera resta scomoda da controllare.

Volare non è poi così facile

Avere una città volante da gestire non è però così semplice. Oltre ai materiali da doverci procurare, tra legna, argilla, vetro, cibo e acqua, non mancherà di certo il carbone con cui alimentare i propulsori e le eliche della città. Procurare le risorse non è in realtà troppo complicato se si riesce a coordinare a dovere la forza lavoro per numero di operai, tuttavia resterà sempre da considerare l’impossibilità di costruire edifici come fabbriche e strutture inquinanti nelle vicinanze delle abitazioni, cosa che genererà malcontento generale.

A questo è da aggiungere quella che è la meccanica più peculiare del titolo: la gestione dell’equilibrio. Tutte le strutture, che siano strade, fabbriche, o anche semplici case, incideranno sull’equilibrio del regno volante. Gestire la pendenza sarà fondamentale per non perdere operai, che sia per malcontento o addirittura per caduta dalla città, ed è grazie a questo elemento che Airborne Kingdom si è guadagnato l’epiteto di city builder più che di gestionale.

Perché essenzialmente la routine è sempre quella per quanto riguarda la crescita della città e la caccia alle risorse, il gioco ci chiederà giusto il minimo di capacità di adattarci agli ambienti diversi sui quali ci sposteremo per farci alleati gli altri regni. L’impegno maggiore viene precisamente dalla costruzione, dal cercare di soddisfare tutti gli abitanti e costruendo sempre più mantenendo la città in perfetto equilibrio in cielo. Questo spinge i giocatori a “giocare” molto di più con la matematica che con il resto del gioco, e pertanto a rendere la città quanto più simmetrica possibile, badando al contempo a cosa costruire, quanto costruire e dove costruire.

Airborne Kingdom

Uncharted skies

Airborne Kingdom non punta marcatamente al realismo per meccaniche di gioco, e non lo fa nemmeno col suo comparto grafico. Mentre in Frospunk, seppur in maniera deformed, ritroviamo edifici realistici e modelli degli abitanti in qualche modo dettagliati, Airborne Kingdom sceglie di adottare una strada battuta da giochi come Civilization, rendendo la mappa parzialmente in forma esagonale e caricaturale. Ma gli scenari risultano davvero artistici e ispirati da vedere, nonostante per gran parte la mappa sia generata proceduralmente – escluse le tre macro aree divise per biomi e le aree limitrofe ai dodici regni.

Molto elegante la scelta di trasformare la mappa in una sorta di arazzo in larga scala. Abbiamo particolarmente apprezzato anche la possibilità di trovare e applicare nuove tinte all’intera città o ai singoli edifici; cambiare un colore basta e avanza per dare nuova vita all’intero regno. Degna di menzione è la colonna sonora, mai invasiva e fiabesca al punto giusto e con temi “arabici” che ben s’incastrano con il contesto, un buon accompagnamento.

Trofeisticamente parlando: sfondamento dei cieli

Vincere il trofeo di Platino di Airborne Kingdom non è un’impresa difficile, ma nemmeno da sottovalutare. Il set di trofei, che conta oltre al Platino sette ori, otto argenti e dodici bronzi, ci chiederà essenzialmente di costruire le strutture più importanti, di completare tutte le ricerche e di allearci con tutti gli altri regni e di finire il gioco almeno due volte, una a difficoltà massima e l’altra in New Game+. Del resto, una far avverare una profezia non è un incarico da pochi minuti.

VERDETTO

Airborne Kingdom è un titolo interessante, nonostante gli alti e bassi. Al netto di una rigiocabilità non delle migliori e di una longevità limitante, il titolo di The Wandering Band è artisticamente adatto al contesto sa il fatto suo e riesce con meccaniche da gestionale semplici ed elementi di city building a tenere incollati i giocatori per ore in una singola sessione. La storia e il setting si prendono molto meno sul serio del cugino Frostpunk, ma d’altro canto può essere più accessibile grazie alla relativa semplicità delle meccaniche, senza punizioni casuali e troppo severe.

Guida ai Voti

Andrea Letizia
Cresciuto a pane e Crash Bandicoot, deve la sua conoscenza dell'inglese grazie a uno studio intenso dei dialoghi sottotitolati nei videogiochi. Grande amante degli action RPG e dei platform, dei cani e del wrestling.