Sviluppatore: White Rabbit Publisher: Adult Swim Piattaforma: PS4 Genere: Azione Giocatori: 1 PEGI: 16 Prezzo: 19,99 €

Il grande boom della serie di Dark Souls portò alla nascita dei cosiddetti souls-like (è di pochi giorni fa la recensione di Sinner), che si contraddistinsero soprattutto per l’essere punitivi nei confronti del giocatore. Tantissimi titoli seguirono questo stile, come il Nioh di Koei Tecmo o il Lords of the Fallen di Deck 13, alcuni fallendo miseramente.

Questa è la mia storia

Death’s Gambit racconta la storia di Sorun, un ragazzo morto in una tragica battaglia, che stringe un patto con la Morte per tornare in vita. In cambio, il ragazzo deve raggiungere la cittadella di Caer Siorai, dove è custodita una reliquia capace di donare l’immortalità. Inizia così il lungo viaggio di Sorun, fatto di angosce, sentimenti e ricordi del proprio passato.

All’inizio il giocatore dovrà scegliere, come in ogni RPG che si rispetti, la propria classe, ognuna con i propri pregi e difetti. Possiamo trovare tutte quelle più conosciute, come l’assassino (che si basa più sull’agilità piuttosto che sulla forza) o lo stregone (che si basa più che altro sulle magie). Già attraverso questa scelta scoviamo i primi veri problemi di bilanciamento, con l’Accolito della Morte; l’abilità principale di questa classe sta nella possibilità di ricostruire i punti di salvataggio persi. Un potere da non prendere sottogamba dato gli scarsi checkpoint presenti nel gioco, e che oltre a cambiare totalmente il concept del titolo sarà sicuramente la scelta della maggior parte dei giocatori, specie di quelli meno portati in questo genere videoludico.

Buttato sul campo di battaglia, il giocatore potrà fin da subito notare tutti quei pregi e difetti che si diversificano da qualsiasi altro souls-like prodotto finora. Ma partiamo con ordine:
il sistema d’attacco di Sorun è quasi tutto incentrato su un solo tasto, che se premuto fa calare vertiginosamente la barra della resistenza. Capita spesso di svuotarla completamente dopo soli tre colpi, anche meno se all’offensiva ci uniamo delle schivate. Livellare la barra della resistenza nei santuari diventa un obbligo.

Altro neo che rende la resistenza una barzelletta è sicuramente l’utilizzo dello scudo: riuscire a proteggere il nostro Sorun con questo oggetto è un’occasione più unica che rara. Il più delle volte capita di vedere svuotata la propria resistenza con un solo colpo, diventando così lo scudo stesso praticamente inutile nelle boss fight. In certi casi, addirittura, un solo colpo può stordire il giocatore, che sarà facilmente scoperto e indifeso rispetto agli attacchi dei nemici. Andare d’attacco piuttosto che difendersi dai pericoli è l’unica vera soluzione per superare le insidie sparse lungo il cammino, e per un titolo di questo genere è un difetto gravissimo, che va a ostacolare tutte le azioni di gioco che non saranno più ragionate, ma abbracceranno fino alla morte il concetto di trial and error.

1
2
RASSEGNA PANORAMICA
Voto
7/10
CONDIVIDI
Articolo precedenteRed Dead Redemption 2: pubblicato il trailer di lancio
Prossimo articoloThe Witcher 3: compare una nave fantasma mai scoperta prima
Avatar
Videogiocatore da quando aveva 3 anni, la sua prima console fu la prima Playstation. Sonaro convinto con un occhio di riguardo verso il mondo Nintendo, si appassionerà al genere Platform con la serie di Spyro The Dragon e al genere Picchiaduro con Tekken 4. Durante la settima generazione di console scoprirà il mondo dei trofei PlayStation: vera droga nonché fine della sua vita sociale (mai avuta).