Publisher: Rockstar Games Developer: Rockstar North
Piattaforma: PS4 (disponibile anche per PS3) Genere: Free Roaming Giocatori: 1 (Online: 2-30) PEGI: 18

“Non sono in pericolo, Skyler: io sono il pericolo. Apro la porta e mi becco un proiettile, è così che mi vedi? No. Sono io quello che bussa.”

Walter White

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Tre nomi ed una storia: Michael. Franklin. Trevor.

Michael. Più o meno quarantanni, bianco, americano. Un sacco di soldi e una situazione familiare disastrata, incrinata in ogni senso. I rapporti con il figlio, Jimmy, sono logorati, forse mai esistiti, anche perché quest’ultimo al di là di fumare erba, passare tempo davanti ai videogiochi o su LifeInvader e finire nei casini, non è che faccia molto altro, nella vita. Il legame con la figlia Tracey non è migliore, ma anche in questo caso il nostro Michael non è del tutto colpevole: provateci voi ad avere a che fare con una ragazza per la quale l’unica cosa importante è apparire, apparire, apparire. Soltanto apparire, anche a costo di vendere la propria dignità, in una spirale di demenza che i nostri tempi conoscono fin troppo bene. Lasciamo stare, poi, come vanno le cose con la moglie, Amanda. Un sacco di corna, palesi, sia da una parte, che dall’altra. Ma, per Michael, la vita è sempre stata questa, quella del classico borghese frustrato e annoiato? No. E per un motivo o per l’altro sarà costretto a tornare alle proprie cruente origini. Un po’ come la celebre storia del professore di chimica che tutti conoscete, il quale, nel giro di pochissimo, si trova a dovere affrontare la morte in tutte le sue forme, e a passare da vittima a carnefice. Questo è il senso della citazione iniziale, al di là di tutte le citazioni di Breaking Bad sparse per il mondo di gioco. A voi il piacere di decidere se la cosa possa dispiacere veramente al nostro. Franklin. L’opposto di Michael, con il quale, non a caso, si “incontrerà” proprio a metà strada. Più giovane, nero, senza una lira, ma afro-americano. Franklin vive ancora con la zia, che sembra stata plasmata con una dose massiccia di umorismo pirandelliano, dunque una figura sempre a metà tra il comico e il tragico. E’ un bravo ragazzo, per quanto non si direbbe, ed è stato costretto dal proprio destino a finire impantanato nella microcriminalità, anche se sta provando ad uscirne. Ad ogni costo, pure a quello di rischiare il tutto per tutto organizzando il colpo della vita. In un certo, se Michael non ne può più della quotidianità e sotto sotto prova quasi nostalgia per la carriera da ladro, al contrario Franklin non aspira altro che ad una vita monotona, per uscire dal ghetto di sangue e droga in cui vive.

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Trevor. La pallottola impazzita, l’imprevedibilità, lo psicopatico assassino, il losco trafficante di armi e droga, il pazzo fantasma che arriva dal nebuloso passato di Michael per distruggere il nitido presente di tutti. Legato a doppio filo con il benestante abitante di Vinewood, Trevor veste i panni della goccia che fa traboccare il vaso, dando un’accelerata alla trama e smuovendo diversi equilibri che avrete il piacere di scoprire o che avete già scoperto qualora abbiate giocato a Grand Theft Auto V. Ormai condannato a finire la propria vita come un triste bifolco, o, per essere “politically correct”, un americano rurale, le cose si faranno di punto in bianco nuovamente interessanti per Trevor, estremamente deciso a mettere a ferro e fuoco anche un’intera nazione per attuare la propria vendetta, contro ogni essere che respiri, in virtù degli infiniti torti subiti nel suo terribile passato. Questi, cari lettori, sono i tre ritratti, velocemente tratteggiati, dei tre protagonisti dell’incredibile Grand Theft Auto V, da poco sbarcato anche su current-gen, ossia PlayStation 4 e Xbox One. Michael è, a detta di un po’ tutti, il più interessante dei tre, ma a parere del sottoscritto anche Fraklin e Trevor risultano essenziali nella costruzione degli equilibri o nella loro distruzione, che rendono tanto avvincente la trama di gioco. Recensire l’ultima fatica di Rockstar è molto, molto difficile: un po’ perché la mole di contenuti di cui dovremmo scrivere è semplicemente folle e la cura nei dettagli riposta nello sviluppo del gioco è veramente qualcosa da mal di testa, anche solo a pensarla; un po’ perché il nostro Gennaro Favatà tentò di farlo non troppo tempo fa, tutto sommato, e il gioco presenta “solo” alcune aggiunte. La cosa migliore da fare, per quanto riguarda questa nuova edizione del capolavoro Rockstar, è dunque descriverne le principali novità apportate, lasciando poi a voi la degustazione dell’imponente “contorno”.

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Prospettiva da protagonista

La principale novità offerta da Rockstar rispetto alla versione PlayStation 3 di Grand Theft Auto V è certamente, per la prima volta nella serie, la modalità in prima persona. Quella che sembra solo una visuale in più, in realtà, vi aprirà un mondo, tanto è vero che rimarrete impressionati da come il tutto sia stato ben implementato. Grand Theft Auto V, infatti, sembra essere stato pensato (anche) per essere giocato in questo modo, nativamente. Parte del merito va certamente agli sviluppatori, che forniscono al giocatore, tramite l’apposito menù per modificare le impostazioni, una vasta gamma di opzioni per perfezionare e personalizzare tutto della propria esperienza videoludica, lasciando assoluta carta bianca all’acquirente. Potrete, ad esempio, impostare il cambio automatico di visuale dalla prima alla terza persona quando siete in fase di copertura durante una sparatoria, oppure quando vi ritrovate a bordo di un veicolo, qualsiasi esso sia. Se siete dei puristi potrete benissimo anche fare finta che questa opzione, attivabile tramite la pressione del Touch Pad del DualShock 4, neppure esista, ci mancherebbe.

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Qualsiasi sia la vostra decisione, quel che è certo è che Rockstar ha svolto un lavoro certosino, se non assurdo, nell’implementazione della visuale da tipico FPS moderno: ogni veicolo che guiderete, visto dall’interno, risulta essere stato realizzato in maniera totalmente differente dagli altri sotto diversi aspetti quali il tachimetro, le manopole del gas, la radio e l’illuminazione del cruscotto. Oltre a questo seguono altre raffinatezze: qualora tiriate fuori il cellulare, questo non comparirà più nell’interfaccia bidimensionale del gioco, ma sarà estratto e utilizzato direttamente dal vostro personaggio “nel mondo di gioco”. E tutto questo va aggiunto al fatto che già solo l’introduzione di una visuale in prima persona avrebbe reso la vita difficilissima a qualsiasi altro studio di sviluppo, ma evidentemente non a Rockstar, che è riuscita nell’obiettivo di convertire un mastodontico titolo free-roaming, ricolmo di attività e passatempi, in un titolo appartenente a tutt’altro genere. Guidare, sparare, volare, scazzottare e navigare: complice anche la natura decisamente “arcade” del titolo, che semplifica il passaggio da un’azione all’altra al videogiocatore senza che questo debba avere chissà quali capacità in ogni singola “disciplina”, è possibile rivivere Grand Theft Auto V in una prospettiva totalmente nuova, che stupirà anche chi gli sparatutto in prima persona proprio non li può tollerare.

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